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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

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Bla, bla, bla: Il piacere di essermi perso

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 26/10/2021 11:41:29

Bla, bla, bla: Il piacere di essermi perso...
(e di perdermi ancora nelle chiacchiere degli altri).

Ciao, stamattina che hai, sembri uno spaventapasseri! Non dirmi, forse a causa della nottataccia appena passata. Cioè. Stavo leggendo quando preso finalmente dal sonno ho spento la luce, e mi sono addormentato. Che cosa stavi leggendo? “Il teatro e altre passioni”. Di chi? Mie! Tue? Perché non possono essere le mie? Semplice, non sapevo tu scrivessi, da quando? Da sempre. Con l’ausilio di che? Della mano. La stessa? Non quella che pensi tu. Non fai uso della macchina per scrivere? No, utilizzo il computer. E di che cosa tratta la tua scrittura? Non tratta, sono io che la conduco dove voglio. Dove? Di qua e di là secondo come mi va. E come ti va? Alla grande! In che senso? Nel senso che ho raggiunto i 115 kili, più grande di così non c’è che la mongolfiera. Lo si denota dal modo in cui ti vesti. Perché come mi vesto? Taglie abbondanti, direi! Forse più da come mangi. Non mangio, mi nutro, centoquindicichilidicarnepregiata, non che sia tutto filetto, però... Diciamo che sei in forma, va bene così? Va già meglio, diciamo si varca la soglia. Di che? Dell’azienda che ho pensato di mettere su. Tu? Sì, io, perché? E di che tipo di azienda si tratta? Una succursale della Pork House. La Pork House? Ma che c’è, oggi non ti va bene niente! No, sai... riflettevo sul genere. Quale genere? Dei maiali, intendo. Vedi, maiali si nasce, salami si diventa! È una questione di scelta, tu stai dalla parte dei salami, mentr’io continuo a ingrassare il maiale, va bene così? A favore di chi? Di quei “rampanti” come te che guardano solo alla scalata sociale, al denaro, alla bella auto e quant’altro. Che caspita vuol dire? Semplice, che mentre tu guardi ad ampliare il tuo parco macchine, io tendo a rimpinzarmi di altrettante cose buone. Ah, vedi che alla fine lo ammetti anche tu? Che cosa? Che anche le auto sono buone. Si quando sono di cioccolata! Come investimento intendevo. Oh, se è per quello, se ne fanno a centinaia, anzi a migliaia, a milioni. Di quali milioni parli? Dei milioni che spendi per le auto, quando poi ne puoi guidare sempre una alla volta. Giuro di non averci mai pensato su. Su dove, all’al di là? Macché, guarda a cosa vai a pensare. Su sta per a quanto stavi dicendo. Perché stavo dicendo qualcosa? Non che avesse un senso, un po’ come dire scendere giù o salire su. Del resto, quando scendo salgo al mio livello, mentre quando salgo talvolta ho le vertigini e mi sento cadere giù al tuo livello. E quale sarebbe il mio livello? Ma quello del salame, ovviamente. Un salame che ti arriverà di sicuro su per il culo se non la smetti con questi giochi di parole. Come dire, avendo un certo tempo a disposizione, e tanta buona volontà potresti sempre provarci. Fatto è che la notte tu anziché dormire, scrivi. No, leggo. Già, hai detto che stavi leggendo, quando è subentrato, di fatto, qualcuno… Qualcuno che subentra a rompere i coglioni. Ma vedi, c’è chi certe cose non le fa da tempo e intasa l’ingresso con la consueta frase: “la prego entri prima lei”, o “no, guardi, esca prima lei”, che si ferma sull’entrata a frugarsi nelle tasche in cerca di qualcosa che potrebbe aver dimenticato, per poi concludere che si è dimenticato le palle. Che intendi dire? Che un salame senza le palle è un salame e basta, nient’altro. C’è anche chi, come te, dorme o sonnecchia fino a tarda ora, e che entrando, non sempre imbocca la porta giusta, sbattendo regolarmente contro la vetrata… Perché, c’è una vetrata? C’è che non tutto quello che sembra un buco è detto poi che lo sia, magari è solo un anfratto, un vicolo cieco. E c’è invece chi, entrando si guarda intorno, per vedere se non ha sbagliato pertugio, porta a vetri, palazzo, città, e che grida spaventato: Oh che ci faccio io qui! E insofferente cerca di risalire in senso contrario alla corrente, scusandosi, all’ultimo istante di aver dimenticato di prendere il giornale. Certo, altrimenti che ci faccio io in ufficio!, dico, dimentico di doversi impegnare nel proprio lavoro.

E le donne?

Capisco, non è aria di dormire questa. Ma perché dobbiamo parlare anche delle donne? Per uno scapolo è doveroso, a meno che... Scusa non bastava che mi fossi perso, prima? Adesso mi consta di dovermi perdere ancora, e con le donne per giunta. Prendi ad esempio le colleghe. Che dire di loro, sostano a piccoli gruppi, spesso non più di due alla volta, fuori dell’entrata, come dire, gironzolano nei paraggi, si incontrano nei caffè prima di varcare l’entrata in azienda, quindi sostano davanti l’ufficio, davanti alla stanza, ovviamente senza spingersi per la fretta, con la solita smania di un dovere che non compete loro. Ma solo le più giovani, le cosiddette “pompanti” che hanno voglia di apprendere, di curiosare, di misurare, di fare ogni cosa con ordine, sempre in “pool-position” davanti alla porta del grande capo, il quale ‘arriverà’, prima o poi, se non è troppo vecchio, con un certo tempo a disposizione. Ma loro si sa, più frivole e più vezzose, nascondono spesso dietro foulard e occhiali scuri, volti senza trucco e occhiaie da ciclo perturbato, labbra insipide senza rossetto e pellicce a volte maculate a volte tese. Altre invece, si ostinano a indossare pantaloni che mettono in mostra culi perennemente azzimati, o magliettine e decolté a terrazza da cui la visuale è assicurata. E c’è sempre la possibilità, o il rischio che, prima che una di loro appaia nel corridoio, di rimanere infilzati nelle protuberanze appuntite delle loro tette. Lo scopo in qualunque caso, è quello di apparire sul vano della porta del direttore capo dicendo: “eccomi sono qui!” con un tono di celluloide che fa rizzare i cazzi ai poveretti che da sempre desiderano farsi le rispettive segretarie, non di meno attivissime, attente a non farsi scappare un “cazzo” di parola di bocca. Del resto dire ‘cazzo’ per loro è come indossare qualcosa di nero, sta bene su tutto, sfina ed è comunque elegante. Come fanno? – mi chiedo. Davvero in quello che fanno, sanno essere eccezionali.

E gli uomini?

Di quali uomini parli? Gli altri, quelli. Già, quelli! Poveretti, fanno del loro meglio per cercare in qualche modo di distinguersi, anche se non gli riesce molto bene. Talvolta sembrano, e molti lo sono davvero, manichini senza sesso e senza volontà. Presi dal lavoro e dagli affari, che si dimenticano di essere preda di ossessioni claustrofobiche, o di avere le necessità fisiologiche che hanno tutti gli altri. Tanto c’è chi ci pensa al posto loro e li manda a cagare almeno quattro volte al giorno. Buon per loro che qualcuno li odia. Chi per esempio? Non saprei. E cos’è che fanno per farsi odiare? Prendi ad esempio quella testa di cazzo del tuo capo. In che senso? Non in quel senso, in quell’altro. Lo vedi gironzolare da una stanza all’altra, con le scuse più diverse per lo più inventate per l’occasione, in cerca di gossip o di farsi gli affari degli altri. Te la sei scopata quella? Beh … - stai per dire no. Tanto quella lì è una puttana. Scusa, semmai lo è perché l’ha data a me, o perché non l’ha data a te? Non c’è confronto. Si gonfia dentro il suo doppio petto, un petto unico, senza petto, cioè sportivamente parlando, si atteggia a pollo “sciolto” o “impegnato” secondo il caso, quasi sempre stirato, impomatato, lustro, mezzo tinto, senz’altro depilato e alquanto accigliato, segnato dalle fatiche, consunto, emaciato, che si dice spompato, alludendo a chissà quali servizi che certamente non lo riguardano. Oppure teso, per aver dato fondo alla coca o alla scorta di viagra. Allora lo trovi che si nasconde dietro la scrivania, nella penombra della sua stanza/ufficio, nel buio profondo dei suoi desideri frustrati, dopo essersi raccontato le solite menzogne della notte.

Fatto è che oggi non è ‘venuto’ in ufficio e temo che non verrà più in futuro. In che senso, scusa? Nel senso che qualcuno deve aver pensato bene di farlo fuori. Stai scherzando? No! E chi avrebbe fatto questo? Non saprei, uno di quelli che lo odiavano. Era da un po’ che se ne sentiva l’aria in giro, e qualcuno infine deve averci messo mano. Del resto se l’è cercata, dare della puttana a una donna che non gliel’ha neppure fatta vedere è uno sgarbo non da poco. Pensi a una vendetta? No, semmai a una regolare di conti, e per fortuna che qualcuno ci ha pensato, altrimenti l’avrei fatto io... Che dici, scherzi? No, ma quando uno la notte non riesce a dormire, cosa pensi che fa, scrive noir, libri gialli, oppure rosa fumetto. Ma se hai appena detto che stavi leggendo? Sì, certo, ero lì che stavo leggendo qualcosa, ma cosa? Un libro sul “Il teatro e altre passioni” mi hai detto. Già, quando a un certo punto mi sono letteralmente perso, fammi pensare... non riuscendo a prendere sonno, mi sono alzato e... Mah, adesso non ricordo, dov’ero arrivato? Beh, poco male, riprendo da qui, una pagina vale l’altra, tanto alla fine è sempre il maggiordomo a essere incolpato, e l’assassino riesce a farla franca. Vedi amico mio, le storie possono anche essere diverse, il teatro rimane comunque sempre lo stesso.





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