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Tamerisco VIII

di Salvatore Solinas
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Pubblicato il 01/12/2021 07:59:46

VIII

 

A passeggio con Guido. 



In quel periodo gli incontri con Guido si erano diradati parecchio. Non tanto perché il mio tempo libero era monopolizzato quasi totalmente da Adelina o dal pensiero di lei, ma perché Guido aveva iniziato a collaborare come esperto d’arte a un piccolo giornale cittadino: sperava di poter intraprendere da quel pianoro la scalata ai giornali più importanti e sfruttare a pieno la laurea in lettere con indirizzo artistico. Gli telefonavo nei pomeriggi che non avevo Adelina. Uscivamo insieme. Lo accompagnavo a visitare questa o quella chiesa, questo o quel palazzo d’interesse artistico, a volte in città, a volte nei paesi circostanti. Mi leggeva i suoi articoli. Si doleva che il giornale, per sopravvivere, dovesse buttare ogni notizia nello scandalo. Così gli toccava tenere sempre il megafono sulla penna. Ogni furtarello della cosa più insignificante nella sagrestia di una chiesa era un insulto allo spirito dell’umanità, un segno sulla facciata, sui marmi di un palazzo antico era uno sfregio di barbari senza storia. Per non parlare degli elogi sperticati di opere di nessun valore. Sperava comunque di poter intraprendere una carriera che lo sottraesse alla biblioteca. Dopo la partenza di Susanna, Guido era diventato taciturno. Si era estraniato dall’ambiente dei colleghi che per un certo tempo avevano continuato a punzecchiarlo per scuoterlo, per farlo reagire. Vista poi l’irrimediabile abulia e mutismo in cui era caduto, lo avevano messo in disparte e raramente gli rivolgevano la parola. Pure il direttore, di cui per un certo tempo era stato il beniamino, lo ignorava, forse offeso dai propositi di lasciare la biblioteca di cui Guido non faceva mistero con nessuno.

Giravamo per le antiche pievi sparse nella campagna che raggiungevamo a piedi o in bicicletta. Non immaginavo che ci fossero tante chiesette, indicate a stento da cartelli sbiaditi, posti all’imbocco di stradine sterrate, a volte nascosti da cespugli o pali della luce. I cespi di mimose, lo smeraldo dell’erba, il rosso dei papaveri, i prati di camomilla davano a quelle nostre escursioni una tinta fiabesca di pace e serenità.

“Vedi questa sorprendente tela, probabilmente di un allievo del Magnasco: Adamo ed Eva cacciati dall’Eden, oppure semplicemente due amanti ignudi inseguiti dall’angoscia, dal pentimento della loro lussuria. Non c’è l’angelo con la spada fiammante, come di solito, ma uno stuolo di scheletri rabbiosi, come in un incubo. Ti fa pensare a un dipinto del Medioevo, che so io, alla danza degli scheletri del cimitero di Pisa, per esempio.  Ma guarda le pennellate di colore, la freschezza, la forza che emana da queste immagini. Espressionismo, vero Espressionismo! Il pittore si è liberato dai lacci dell’Accademia per esprimere soltanto l’emozione allo stato puro. I due amanti cacciati, esiliati non dall’angelo giustiziere, ma da un popolo di morti”. Guardavo affascinato quel quadro posto nella cantoria cadente, illuminato da una fievole luce che filtrava da un finestrino impolverato, aperto a mezzo metro dal soffitto. Dai colori tetri e scuri del paesaggio e della folla di scheletri emergeva il candido nitore dei corpi dei due amanti. La vibrazione luminosa esprimeva dolcezza e passione insieme, e un dolore profondo.   

A quelle nostre escursioni si unì ben presto Adelina. Si andava in tre, e devo dire che Guido si rivolgeva ormai quasi unicamente a lei. Io ascoltavo, un passo indietro, le sue meravigliose, appassionate spiegazioni. Un pomeriggio andammo in Duomo. Guido ci condusse in una cappella secondaria, a lato dell’altare, dove era appesa una Deposizione illuminata appena dalla luce tremula delle candele votive. 

“Ecco, vedete, nessuno dà importanza a questo quadro. L’ho scoperto per caso, non è neppure illuminato. E’ di un anonimo.” Strinsi gli occhi per vedere meglio. Mi colse un tremito simile a quello che vibrava sul labbro di Guido. Ai piedi di una grande quercia una croce riversa e su di essa il corpo del Cristo. Due uomini e una donna guardavano le fronde dell’albero, mentre due angeli avvolgevano nel sudario il corpo del Crocifisso. Avevamo due segreti Guido ed io che non ci eravamo detti: io avevo taciuto la gita con Susanna, lui la morte del fratello. Eppure sapevamo entrambi che l’altro sapeva. 

“Vedi” disse ad Adelina, “la tecnica è modesta, eppure l’insieme raggiunge una drammaticità altissima. Dovrei scrivere per il giornale che la sapienza compositiva richiama chi sa quale maestro; che i colori, introvabili ormai tra i neri e i marroni, sono magistralmente distribuiti per offrire allo spettatore chissà quali emozioni! Non scriverò un bel niente. Mi sembra di profanare la commozione con cui questo sconosciuto pittore di provincia ha steso il suo pennello per la morte del Cristo, che più che un dio è sentito come un fratello, un caro amico.”  

Andavamo per le navate del Duomo. La voce di Guido risuonava tra le alte colonne, si impigliava nelle decorazioni floreali dei capitelli, andava a sbattere con ali di cera sui mosaici delle vetrate.

Fu quel pomeriggio che usciti da chiesa pioveva e riparammo in un bar in piazza. 

Guido ci disse allora che Susanna era tornata in città e lavorava in una lavanderia.

Viale Atena è una strada lunghissima che, passando per il centro storico, divide la città in due parti. Su di essa passarono le legioni romane, i carri dei coloni carichi di masserizie. Su di essa passarono pure le orde barbariche dirette al Sud a depredare, a porre fine a una civiltà, a iniziarne una nuova. La percorremmo per venti minuti a piedi, sotto una pioggia battente. Guido ci precedeva a passo spedito. Quando le case antiche del centro furono sostituite da anonimi palazzi degli anni del dopoguerra, molti dei quali mostravano le facciate cadenti per mancanza di manutenzione, voltammo in via Galileo Galilei e di là a destra in via Piave. La lavanderia mostrava la porta verniciata in rosa, i vetri opachi, un cartello scritto a mano a grandi lettere verdi: 

“ Lavaggio rapido – Pronta consegna – Si lavano tappeti”. Dietro il bancone, un’anziana signora ci fece ripetere tre volte il nome di Susanna prima di capire, quindi chiamò al citofono. Quando dal retro di un sipario azzurro, che divideva quella stanza da un enorme salone adibito a ripostiglio dei capi lavati, comparve finalmente Susanna, gli occhi di Guido divennero luminosi e attenti, il capo fermo come quello di un cane da caccia in prossimità della preda. Susanna era sempre bella, con i capelli raccolti dietro la nuca, un grembiule bianco aderente ai fianchi, alta, il viso affilato, forse un po’ smagrito, i grandi occhi verdi che in quel meriggio esprimevano una incontenibile felicità e gaiezza. Ci accolse con un sorriso pieno di calore. Io quasi ridevo ricordando il biglietto con cui le davo della cretina. Ci condusse nel retro, in una stanza dove da ampie vetrate spioveva una luce dorata su montagne di biancheria appena lavata da cui esalava un vapore umido e pulito. Dopo esserci abbracciati e avere esternato il piacere di quella visita, ci sedemmo su delle panche da spiaggia. E veramente sembrava essere passato tantissimo tempo a vederla così con quel grembiule bianco e le ciabatte, lei che era la creatura fascinosa e sofisticata, dolce e proibita dei nostri sogni. C’era in tutto questo un distacco, un’improvvisa scissura, che solo eventi bellici, grandi rivoluzioni o cataclismi potevano produrre. Sorseggiando il caffè del distributore automatico per i dipendenti, mi domandavo cosa aveva condotto Susanna a quell’incredibile metamorfosi, come aveva potuto lasciare gli studi di Filologia Romanza cui teneva moltissimo, per andare a lavorare in quel posto. Mi guardavo attorno, il suono delle nostre voci pareva rimbalzare sulle pareti bianche e celesti come palle morbide di gomma o dure biglie di biliardo, secondo i toni della conversazione. Avevo tanta curiosità, tante domande da porre, ma la presenza di Guido mi inibiva. Rimasi in silenzio, sopraffatto dai pensieri, seguendo con gli occhi ora uno ora l’altro che parlava, senza capire nemmeno cosa precisamente dicesse. 





 


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