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🖋 classifica e vincitori del Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Fiore di luna

di Elsa Paradiso
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Pubblicato il 25/06/2022 09:40:13



Carla si stava preparando. Era l’ora di andare incontro a Barbara, sua figlia, che usciva dal dopo scuola. In quel periodo invernale le giornate abbrunivano presto e lei non se la sentiva di lasciarla sola. In fondo aveva solo 14 anni. Un’età balorda, dove non si è né carne né pesce.
Per non urtare il suo amor proprio e non intaccarne l’autostima aveva addotto la scusa che il rientro a casa sarebbe stato occasione per fare un po’di spesa.
Carla era un’abitudinaria: il solito percorso e i soliti negozi. Si sentiva più tranquilla se poteva agire e muoversi in un’area famigliare.
- Barbara, che ne dici se stasera cucinassi delle braciole ai ferri con contorno di patatine fritte?
- Oh mamma, dico che sarebbe proprio una buona idea. Con questo frizzantino!
- Allora andiamo da Gino.
S'incamminarono sorridenti nei consueti vicoli, parlando del più e del meno. Entrambe di bell’aspetto e longilinee, a un’occhiata affrettata potevano essere scambiate per sorelle. Barbara, in pantaloni a vita bassa e con un giubbino scuro di pelle imbottita, aveva i capelli piuttosto corti di un castano chiaro striato da colpi di luce e un volto delicato, su cui spiccavano due bellissimi occhi verdi. Sua madre ne era molto orgogliosa, somigliava tutta al padre.
Carla sapeva di essere stata attraente, ora però pensava che quell’attributo riguardasse solo sua figlia. Era piuttosto curata, ma tendeva a coprire le sue forme con abiti di foggia eccessivamente sobria. Eppure era ancora giovane nei suoi quasi 40 anni, il volto poco segnato e dai lineamenti morbidi, gli occhi scuri e i bellissimi capelli di un castano appena dorato che teneva spesso raccolti.
Quando si trovarono davanti all’insegna del loro negozio di fiducia e lo videro chiuso per inventario, rimasero deluse, ma Barbara prontamente propose:
- Mamma, che ne diresti di dare un’occhiata più avanti, da quello nuovo. Mi pare si chiami “Torrini Shopping”. Anche lì c’è un po’ di tutto, compreso il banco carni. Ci sono entrata una volta per comprarmi un sacchetto di patatine, ho notato che ha molta scelta.
Carla la guardò e annuì.


Il negozio mostrava un reparto con svariati prodotti da supermercato e un altro con due enormi banchi destinati alla salumeria e alle carni. Come da Gino. Solo con spazi ampi, strutturati secondo una concezione più moderna e meno disordinata.
Al banco carni stava un signore di mezza età con dei buffi baffetti e l’espressione bonaria.
- In che posso servirvi? - disse rivolgendosi alternativamente alle due donne.
- Vorremmo delle braciole di maiale, - rispose Carla mentre Barbara si guardava insistentemente in giro.
- Bene, gliele vado a prendere. Se ha un attimo di pazienza, le faccio preparare. - E si diresse nel retrobottega.
Carla osservò Barbara che pareva cercare chissà che con lo sguardo.
- Se ti interessa qualcosa, dimmelo che la compriamo.
- No, no.
Un’altra donna si avvicinò al banco. Qualche minuto dopo il negoziante ricomparve seguito da un collega che reggeva una risma di braciole.
- Signora, la servirà Mirko - disse l’uomo coi baffetti, riferendosi al nuovo venuto, mentre lui andò ad occuparsi dell’altra cliente.
Mirko le guardò stiracchiando un sorriso. Era un giovanotto alto e atletico, sui trent’anni. In pieno inverno indossava una maglietta attillata a maniche corte, che ne evidenziava la muscolatura.
Aveva i capelli biondi, lisci e di una giusta lunghezza, il ciuffo che gli scendeva sulla fronte e che lui ogni tanto per vezzo si tirava indietro con il dorso della mano.
- Quante glie ne servono? - domandò a Carla piantandole addosso due intensi occhi grigi. La donna fu colta da un breve e inconsueto imbarazzo.
- Me ne dia tre. Va bene? - aggiunse rivolgendosi alla figlia, che non l’accusò, intenta com’era ad osservare il giovane.
Lui cominciò a posizionare la carne e a tagliarla lentamente con una ritualità che calamitava l’attenzione di entrambe. Le sue mani erano grandi e forti. Dalle braccia nude s’intravedevano le vene pulsanti scolpite sui muscoli marmorei.
Prese le bistecche e le pesò.
- Desidera altro? - domandò sempre rivolto a Carla, con un’intonazione che la infastidì.
- No, grazie.
Si diressero alla cassa e attesero il loro turno. Barbara non faceva che girarsi verso il banco carni.
- Ma che hai da voltarti continuamente? - le domandò sua madre.
- Hai visto che bel ragazzo?
- Chi? - rispose con falsa indifferenza,
- Ma Mirko, no?
- Ssh! - le sibilò Carla vergognandosi. Temeva che il tono un po’ più forte della figlia avesse attirato l’attenzione generale.
- Mamma, sei proprio preistorica. Ti imbarazzi ancora per nulla. Che male c’è se dico che uno è bello.
- C’è che è sconveniente in certe occasioni e specialmente per una ragazzina della tua età.
In quel momento in lontananza riapparve la figura del ragazzo. Stava sistemando alcuni prodotti nelle scaffalature e ogni tanto le sogguardava. D’impulso Carla si voltò. Forse qualcun altro aveva destato il suo interesse. Ma loro due erano le ultime della fila. Guardò sua figlia.
– Sta a vedere che vuol fare il galletto con lei - pensò.
Barbara, la lasciò attonita con una domanda:
- Mamma, hai notato Mirko come ti fissa?
- Che stupidate stai dicendo. Caso mai fisserà te, o tanto per fare. Piuttosto, tu non me la conti giusta, signorina!
- Che vuoi dire? - le rispose con un sorrisino, tenendo gli occhi bassi.
- Se ti conosco bene, ho come l’impressione non sia la prima volta che vedi quel giovane. Dai, tu sapevi che lavorava qui e mi hai convinta a venirci a comprare.
- Non ti posso nascondere nulla. Sono passata con delle compagne e l’abbiamo visto entrare in negozio. Siamo ritornate … e poi saputo che lavorava qui. Non potevamo non accorgerci quanto fosse bono. Lui deve averlo capito e ci ha fatto dei complimenti. .
- Barbara! Ti prego, evitami questi discorsi.
- Ma che male c’è?
- Ho detto basta.
- Non trovi che assomiglia un po’ a Bon Jovi?
- E chi è?
- Non ti ricordi quella canzone … It’s my life? Ti piaceva tanto!
- Ah, già. - convenne Carla, e alzò lo sguardo su di lui.
Anche in quel momento Mirko la fissava, come se intuisse di cosa stessero parlando.
- Come si permette, chi si crede di essere? - pensò, diventando paonazza per l’irritazione che quello sfacciato le procurava.

La sera a casa si cucinarono le braciole, per giunta molto tenere e gustose. Dopodiché Carla rassettò la cucina e lavò i piatti. Sua figlia si isolò ad ascoltare musica e suo marito s’infilò le pantofole piazzandosi davanti al televisore, sintonizzato su uno di quei talk show dove tutti parlano e urlano dicendo le stesse cose.
Terminate le incombenze domestiche di solito lei lo raggiungeva. Ma quella sera non ne ebbe voglia. Si sentiva particolarmente stanca e desiderava solo andarsene a letto. Prima si assicurò che Barbara avesse fatto altrettanto.
La strada era tortuosa, illuminata dalla luna piena. Ai lati del percorso si notavano dei buchi scuri. Erano grotte. Carla sentiva addosso una strana frenesia. Il cuore le batteva forte e il respiro aumentava d’intensità a mano a mano che procedeva nel cammino. Andava verso una meta. Quale? Lo sapeva ma non ricordava. D’improvviso vide Mirko che le sorrideva facendole cenno
di avvicinarsi. Lei lo assecondò e insieme si diressero verso una di quelle grotte. Lui l’attirò a sé.
Il riverbero dei raggi lunari li raggiungeva per quel tanto che bastava.
Le prese entrambe le mani e gliele strinse portandola con le braccia in alto appoggiata alla parete dell’antro. Quindi iniziò a baciarle il collo lentamente. Tanti piccoli baci ancora, fino alle sue labbra. Dolci e teneri, delicati come una farfalla su di un fiore, per esplodere poi in un godurioso furore non appena le loro bocche eccitate si appiccicarono l’una all’altra trasmettendosi un vortice di sensazioni che annullavano ogni altra cosa intorno.
Mirko le sbottonò la camicetta, le accarezzò i seni indugiando sui capezzoli turgidi … E lei si risvegliò d’un tratto nel pieno dell’eccitazione, sola nella sua camera da letto, con il cuore che le batteva forte e l’eco del televisore acceso. Si alzò piano perché nessuno accusasse la sua presenza, colpevolizzandosi per un sogno di cui non era responsabile.
Carla non riusciva a dimenticare le sensazioni di quella incredibile notte. L’immagine di Mirko le visitava la mente. Nei suoi confronti non provava più l’irritazione iniziale, ma un qualcosa di inspiegabile più forte della ragione. Non era possibile che un sogno le avesse scombinato così i sensi. Era sesso. Nulla di più. Un impetuoso, viscerale desiderio, verso un unico oggetto: Mirko.
Incominciò a ricordarsi della sua femminilità, a guardarsi allo specchio come ormai non faceva più da anni e a comprarsi qualche capo più moderno ed attillato. Suo marito continuò a vedere i soliti programmi e non se ne accorse.
Sua figlia, invece, le fece i complimenti:
- Come sei bella, mamma! Sembri più giovane, hai le stelle negli occhi.


Era trascorsa una settimana da quando aveva incontrato Mirko e lo stesso tempo da quel sogno. Nei giorni che seguirono passò diverse volte davanti al “Torrini shopping” senza trovare il coraggio di entrare, resistendo alle insistenze della figlia e a quelle delle sue pulsioni. Quando si convinse che non lo avrebbe più rivisto, si accorse che la spiava da dietro le vetrate del negozio; ciò le procurò un brivido di piacere, ma non bastò a farle cambiare idea.
Solo ripetendosi il sogno e riprovando le stesse emozioni, comprese che sbagliava a comportarsi come una collegiale di altri tempi e che doveva mettersi alla prova affrontando la realtà da persona matura e consapevole.
Ritornò con Barbara da “Torrini”. Faticava a trattenere l’agitazione. Si sentiva tra due fuochi. Provava un senso di gelosia nei confronti della figlia, attratta dallo stesso uomo, e si vergognava di vivere quei sogni come fossero reali.
Andarono al banco per acquistare del prosciutto e vi si attardarono. C’era parecchia gente. Prestavano servizio diversi dipendenti, ma di Mirko nemmeno l’ombra. Stavano per andarsene, quando lo videro spuntare insieme a tutta la sua sensualità. Carla sperava che la visione reale la lasciasse indifferente o che almeno la deludesse. Niente di tutto questo. Il tuffo al cuore e la forza della sua emozione erano simili a quelle provate in sogno.
Lui le si avvicinò e la guardò con i suoi incredibili, penetranti occhi grigi.
Solo il cenno di un saluto. Ma era come se le avesse letto l’anima. La figlia, assistendo alla scena, guardò sua madre con muto rimprovero. Nessuna delle due la commentò in seguito. Barbara, però, non volle più entrare in quel negozio.


Trascorsero quindici giorni. Carla stava andando incontro alla figlia che usciva da scuola. Lo stesso percorso. La stessa ora. Gli stessi negozi che le sfilavano a fianco. Il ricordo di quella insolita esperienza pareva sfumare, tutto cominciava a riprendere il consueto tran tran.
Ne era sollevata. Meglio la noia e l’abitudine, piuttosto che un’esistenza fatta di pene d’amore. Troppa ansia, troppa intensità di sentimenti per uno spirito ormai assestato.
Quella sera, la luna splendeva. Il suo occhio giallo sembrava vigilare dovunque. Una strana inquietudine la perquisiva. Aveva la sensazione di essere seguita. Si voltò. Non vedendo nessuno si tranquillizzò. Fu un attimo. Qualcuno le piombò da dietro. Si sentì avvinghiare alla vita e sollevare mentre una mano le tappava la bocca. Si ritrovò insieme a quello sconosciuto nell’antro di un vicolo abbandonato.
- Zitta. Stai zitta. - le sibilò tra i denti. - Ora ti tolgo la mano dalla bocca, ma attenta a non urlare.
Lei annuì e lui mantenne la promessa. La indusse a voltarsi e a guardarlo: si trattava di Mirko. Un istante di silenzio, poi lui le sussurrò con voce calda:
- Ti voglio, devi essere mia almeno per una volta.
Le insinuò una mano fra le cosce. Più in fondo, arrivando a toccarla nella sua parte più intima per accarezzarla delicatamente. La tolse. Se la portò vicino alla bocca e inspirando profondamente la leccò.
A quel gesto ogni dubbio si tramutò in una sensazione di folle piacere e Carla incominciò a fremere di voluttà. Mirko non attese oltre e prese a baciarla convulsamente: sul collo, sul volto, e sulla bocca, a cui entrambi si abbeverarono. Le denudò e succhiò i seni. Poi i baci si diressero fra i petali della sua rosa.
Nell’antro di quel vicolo oscuro e dimenticato i due consumarono un amplesso infuocato e dopo tanto tempo lei si sentì ancora bella e desiderabile. Profumata come un fiore appena sbocciato sotto l’ovattato riverbero lunare.
In quei momenti Carla si era scrollata di dosso ogni orpello, ogni problema, ogni dovere. I loro corpi avevano cancellato tutti i confini, ed erano il mondo.
Quando finirono e si ricomposero, Mirko le sorrise.
- Ti ho desiderato troppo. Eri diventata una ossessione, nei miei pensieri, nei miei sogni. Dovevo possederti a qualunque costo. So che per noi non ci sarà futuro, però ciò che è stato lo serberò qui – le disse toccandosi il petto. - Ricorderò ogni parte di te in segreto.
Gli occhi della donna si inumidirono:
- Anche a me è successa la stessa inspiegabile cosa. Addio.
Solo quando si trovò sulla strada di casa, Carla si ricordò di aver mancato all’appuntamento con sua figlia. Che scusa poteva inventarle?


- Mamma, dove diavolo sei stata? Ero in pensiero.
- Scusa, ho avuto un contrattempo.
- Che ti è successo? - le domandò la ragazza osservandola meglio. - Hai un aspetto strano, disordinato.
- Sono scivolata, - rispose di getto Carla.
- Mio Dio!
- Non ti preoccupare, sono passata dalla farmacia. È stato solo uno spavento. Nulla di grave. Ora vado a preparare la cena.
Barbara andò a piazzarsi davanti al televisore e iniziò a fare zapping col telecomando. D’un tratto chiamò:
- Mamma, mamma! Vieni a vedere.
La donna mollò tutto. Si precipitò dalla figlia domandandole concitata:
- Che c’è, che succede?
La trovò sorridente e rilassata.
- Guarda, quello è Bon Jovi. Quel cantante che ti dicevo. Senti. Sta cantando la tua canzone preferita. E le alzò il volume.
Carla guardò e ascoltò credendo per un attimo di morire.
- Non dici niente?
- Che dovrei dire.
- Non assomiglia a Mirko?
- No. Mirko è unico - pensò. - Ora lasciami andare a preparare.
Mentre ritornava in cucina si fece forza e ricacciò indietro il magone che le stava salendo in gola.
Passarono dei giorni, durante i quali Carla decise che forse non era il caso di andare incontro a sua figlia. Era in grado di cavarsela benissimo da sola. Comunque, meglio di lei.
Una sera rincasando, Barbara ancora prima di posare lo zaino la investì con un fiume di parole:
- La sai la novità?
- Quale?
- Mirko.
- Mirko cosa?
- È partito. Non lavora più lì.
Carla a quel punto non poté più contenersi.
- Partito? Perché ? Per dove?
Sua figlia la guardò con un sorriso malizioso.
- Calma, calma. Come mai tutto questo interesse? Comunque sarò buona. Si dice che negli ultimi tempi soffrisse delle pene d’amore. Avvinto da un legame impossibile, senza speranza, ha deciso di accettare un’allettante proposta di lavoro in un'altra città. Quale sia questa città, però non so.
- Sono contenta per lui. Ora vai a rimettere a posto la tua roba. Ti chiamerò appena è pronto.
Quando ritornò in cucina Carla sentì il bisogno impellente di respirare aria fresca. Aprì la finestra e si affacciò. Dalla postazione, collocata in alto, poteva vedere in lontananza le luci del porto. Era meno buio del solito, perché su tutto c’era l’occhio vigile e pieno della luna che lanciava i suoi bagliori ovattati ovunque.
Proprio come quella fatidica sera che l’aveva vista rifiorire dopo tanti anni. Ma era tardi e faceva freddo. Doveva rientrare.


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