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Visodangelo

di Vincent Darlovsky
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Pubblicato il 09/07/2022 15:49:13

(Piangeva. Le mancava Mario. Il fidanzato con la testa a posto)

 

Quando sono entrato in sala insegnanti, c'era una tipa che se ne stava in piedi, piagnucolava e si toglieva le lacrime dal viso con i polpastrelli. Poteva avere più o meno 25 anni, era magra e alta 1.70 circa. Aveva le labbra un po’ carnose ed era piatta di seno. I capelli erano castani, ondulati e lunghi fino al culo. Indossava un maglioncino con la scollatura e un paio di jeans che stavano attillati e le esaltavano le curve del sedere e del bacino.

Stava raccontando alla collega di Francese che era arrivata a Bergamo dal Salento la sera prima. Mentre la osservavo con la coda dell’occhio, mi è venuto il desiderio di leccarle il colato di lacrime che le era rimasto sulle guance.

Le ho guardato le scarpe di tela: gliele avrei sfilate assieme ai calzini bianchi e avrei appoggiato quei piedi su naso e bocca.

 

Sei giorni dopo, di domenica, io e questa qui siamo stati designati per accompagnare i liceali di quarta ad assistere alle prove generali dell'Opera alla Scala di Milano.

Lei era a piedi e mi ha chiesto, per la mattina della partenza, un passaggio dal Convitto di Bergamo Alta, dove stava soggiornando, al piazzale di fronte alla scuola, da dove siamo partiti in pullman.

Il viaggio di andata è filato liscio. Poi, durante lo spettacolo, è stata seduta davanti a me e l’ho potuta squadrare per bene.

Al ritorno, sull’autobus i ragazzi, dopo averci sconquassato i coglioni per mezzora con cori e sghignazzate, hanno ritenuto che era arrivato il momento dei ringraziamenti e dei saluti e hanno chiesto dal microfono che io prendessi la parola. Li ho accontentati.

Gli accompagnatori eravamo in tre: io, Visodangelo (che era seduta dietro di me) e la Prof. di musica.

Ho ringraziato l’autista, che ci aveva portati a Milano, quindi l’insegnante di Strumento musicale e Me Stesso, infine mi sono congratulato con gli alunni perché, durante il concerto, erano stati attenti ed avevano mostrato interesse. Stavo posando il microfono e gli studenti seduti davanti mi hanno fatto notare che avev o dimenticato di ringraziare la nuova prof.

Allora ho ripreso in mano l'aggeggio e l’ho riportato alla bocca:

-Ragazzi, vi giuro che non l'ho fatto apposta! La prof.ssa Novaro è giovane e carina, per cui con il suo viso d’angelo si è mimetizzata in mezzo a voi ed io mi sono confuso. Chiedo scusa.

Con la mano sul petto ho fatto cenno col capo di inchinarmi verso la tizia, ho riposto l’apparecchio sopra il cruscotto e, mentre gli alunni mi facevano l'applauso e i cori, sono tornato a sedermi.

Dopo due/tre minuti qualcuno mi ha fatto toc toc sulla spalla, mi sono girato e, tra i due sedili c’era il Viso d'Angelo che mi fissava dieci centimetri di distanza.

Mi ha ringraziato per i complimenti che le avevo fatto. Era arrossita e la voce le tremava.

 

Siamo arrivati al piazzale della scuola e l’ho riaccompagnata al convitto. Me ne sono tornato a casa e ho pranzato.

Avevo l’intenzione di fare una pennichella ma mi è arrivato un sms. Era lei che mi chiedeva di fare una passeggiata.

Non conosceva alcun altro e avrebbe voluto approfittare del pomeriggio mite di quella domenica di aprile. Ho accettato subito.

Abbiamo gironzolato per i negozi di Via XX Settembre. Le ho offerto il caffè e il gelato. Il tutto mi è costato quattro euro e 50 centesimi. Mentre slinguazzava il gelato, io le guardavo la lingua e la bocca.

All’imbrunire, prima di tornare a casa, le ho proposto di fare prima un po’ di terapia panoramica a Porta S.Giacomo.

-Terapia che?!- mi ha chiesto ridendo.

-Ti piacerà di sicuro. Fidati- (le) ho risposto.

Quando siamo arrivati lì, ci siamo seduti su una panchina.

La pianura brulicava di luci e in cielo la Via Lattea era qua e là coperta dalle nubi nottilucenti. A Sud, verso l'Appennino Emiliano, la linea d’orizzonte si perdeva nel buio che via via si attenuava fra le illuminazioni che si diffondevano nella bruma di Primavera.

Le ho spiegato che, quando di notte ero agitato e in preda all'ansia, andavo lì, mi sedevo, osservavo la Bassa Pianura che era cosparsa di luci e immaginavo che in fondo ci fosse il mare. In questo modo placavo l'ansia e mi rasserenavo.

-Ecco, Prof., questa è la terapia panoramica- ho concluso fissando verso Meridione.

Lei ha annuito in silenzio mentre guardava il panorama.

Si era fatto tardi. L’ho caricata in macchina e, arrivati al convitto delle monache, le ho detto buonanotte. Lei era ridente e aveva gli occhi che parevano elettrizzati. Mi ha dato un bacio sulla guancia per salutarmi, poi mi ha preso per mano e, prima di scendere, me l'ha baciata. Mi sono sentito le orecchie calde e ho avuto un'erezione.

La mattina dopo però, appena l’ho vista, mi sono avvicinato ma lei si è mostrata frettolosa e mi ha evitato per quanto ha potuto.

Al termine delle lezioni, mi sono di nuovo avvicinato e le ho chiesto se volesse un passaggio in macchina. Lei mi ha ringraziato e mi ha risposto di no guardando a terra.

Nel pomeriggio tuttavia, mi ha contattato di nuovo lei via sms:

“Ciao, Vince… scusami x stamattina, nn mi sn comportata bn. Ma mi sentivo imbaraZata anke se tu nn c'entri niente. Se +tardi ci vedm fuori, ti spiego. Alle 17:00 sn davanti al convitto”.

 

Alle 5 meno dieci ero davanti al convitto ad attenderla. È uscita una decina di minuti dopo e mi ha salutato sorridendo. Ho notato i denti bianchi e ho pensato di lucidarglieli con la lingua. Le ho detto che le avrei fatto conoscere la Città Alta a piedi.

Durante la passeggiata mi ha parlato della vita che faceva nel Salento. L’ho lasciata sfogare. Dopo un quarto d’ora, ha concluso il monologo:

-Senti, Vi', io sono fidanzata da cinque anni ma mi sento come una tigre in gabbia.

-Ah, capisco- ho detto io.

-Quando finisce l'Anno Scolastico non vorrei ricominciare la vita di merda che ho fatto finora.

-Quindi hai intenzione di lasciarlo?- ho chiesto.

-Sì, ma prima mi devo mettere assieme a un altro…

-Che?

-Non lo posso mollare senza motivo.

-Perché? -I miei non approverebbero.

-Come hai detto?

-E comunque io mi sento attratta da te. Mentre lei mi diceva questo, io vedevo la sua bocca muoversi e ho pensato alle lacrime che aveva versato il primo giorno di lavoro a scuola.

Ho risposto, evitando di guardarla negli occhi, che non era il caso di pensare subito a un re-fidanzamento poiché ci conoscevamo da poco. Presto mi sarei pentito di questo rifiuto.

Lei è rimasta un po’ in silenzio, poi mi ha chiesto di provare allora ad uscire insieme come amici così intanto ci saremmo conosciuti meglio.

Per una settimana, quindi, ci siamo frequentati ma ci vedevamo solo di pomeriggio perché il suo ragazzo non voleva che uscisse di notte. Poi, una sera, siamo andati in pizzeria assieme a dei colleghi.

-Mi chiama tutte le sere sul telefono fisso del convitto- mi ha detto in macchina mentre stavamo andando a cena. Teneva gli occhi fissi sul parabrezza e sembrava che guardasse lontano. Poi ha aggiunto:

-Mi dice che così sta più tranquillo. Qualche volta mi telefona anche più tardi. Intorno alla mezzanotte.

-Come fai stasera se lui ti chiama e tu sei ancora fuori?

-La mia compagna di stanza gli dirà che starò dormendo.

 

Con la pizza, ci siamo bevuti un litro e mezzo di vino e poi a me è venuto il magone. Alla fine della serata l’ho riaccompagnata.

Le volevo proporre di restare ancora un po’ in giro ma poi non le ho detto niente. Prima di uscire dalla macchina, ha dato un bacio sulla sua mano e me lo ha mandato con un soffio che ho avvertito sul viso. Sono tornato a casa e mi sono messo a letto.

Le ho scritto via sms che mi sentivo un pugno allo stomaco perché lei era andata via senza farsi baciare sulle guance. Mi ha risposto dopo due minuti con un emoticon a forma di pernacchia.

Per la sera successiva le ho proposto di uscire di nuovo e lei ha accettato. Abbiamo mangiato un panino e bevuto birra in un pub. Mentre stavamo salendo in macchina, mi ha detto che non aveva voglia di rincasare subito e che voleva fare un giro per l'hinterland di Bergamo.

Allora ho pensato di portarla sulla via per Dalmine a fare il puttan-tour. Il passatempo che preferisco quando esco da solo.

Sono passato a 10 all'ora in mezzo ai trans che stavano su tacchi di 15 centimetri.

Mentre percorrevamo la via delle battone, che erano mezze nude, si è messa la mano davanti alla bocca e mi ha detto sogghignando che spesso fantasticava di fare la puttana sui marciapiedi e di essere rimorchiata e sbattuta da uno sconosciuto oppure dal fidanzato. Però non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo. Ci siamo fermati da un trans, gli abbiamo chiesto quanto ci sarebbe costato per un gioco a tre e ci ha risposto che voleva 50 euro. Quindi abbiamo chiesto a una donna e questa voleva 100 euro per 20 minuti di rapporto. Dopo Visodangelo mi ha detto che era tardi e che doveva rientrare.

Prima di lasciarci le ho detto che se lei avesse fatto la puttana sulla strada io sarei stato un suo cliente fisso. Mi ha salutato guardandomi di sbieco e sorridendo:

-se ne parla per domani.

 

S’era fatta notte da poco. È entrata in macchina. Indossava una maglietta di seta e portava uno zainetto sulla spalla. Dentro aveva messo un paio di zoccoli di 10/12cm e una minigonna in jeans. La T-shirt in seta mi ha lasciato intravedere il seno e dal petto sentivo venire un odore che mi pungeva le mucose del naso.

L'ho portata al parcheggio dove abitualmente mi imbosco con le prostitute. Lì si è potuta togliere i pantaloni, i calzini e le scarpe di tela e si è messa la minigonna e i tacchi. Mi sembrava di assistere a un sexy-show in pvt.

Quando ha finito di prepararsi, l'ho portata e lasciata su un marciapiede lungo la Statale per Dalmine. Prima di scaricarla, la ho avvisata che sarebbe potuta rimanere lì al massimo per cinque/sei minuti perché oltre l'avrebbe potuta vedere il pappone della zona e poi sarebbe stato complicato spiegargli tutto. Le ho consigliato anche che, se si fosse fermato un cliente, avrebbe dovuto dirgli che prendeva non meno di 100 euro a botta così questo non l'avrebbe rimorchiata.

È scesa giù, io ho fatto un giro dell'isolato e poi sono tornato dove la avevo lasciata. Si era già fermata una macchina e ho visto che Visodangelo stava parlando con chi c'era dentro.

Mi sono accodato e me la sono guardata: poggiava i piedi sui tacchi senza calze. Stava un po’ chinata in avanti e con le mani cercava di abbassarsi la minigonna. Dopo una decina di secondi l'auto è ripartita senza farla salire.

Allora sono avanzato un po', ho abbassato il finestrino anteriore destro per chiederle quanto prendesse ma lei non me ne ha dato il tempo poiché è entrata subito in macchina e mi ha supplicato di riportarla al parcheggio perché voleva ricambiarsi e tornarsene a casa.

La stavo per mandare a fanculo, ma poi ho obbedito in silenzio. Guardava l'orologio ogni minuto e non riusciva a stare ferma sul sedile.

Questo mi ha messo in imbarazzo.

Volevo chiedere che cosa le stesse succedendo ma non sono riuscito ad aprire bocca. Arrivato di fronte al convitto delle monache, le ho augurato sogni d'oro, ma non mi ha risposto.

Dall'indomani ci siamo visti due volte fino a giugno. Solo di pomeriggio.

Quando poi sono terminate le lezioni, se n’è tornata in Puglia. Dal ragazzo.

Meglio un fidanzato oggi e un marito domani che un puttaniere non si sa per quanto.


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