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Fiat Lux

di Marisa Righetti
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Pubblicato il 01/09/2010 10:53:16

Fiat lux

Un piano di lavoro. La palla di pasta è là, sullo spianatoio, in attesa di prendere forma.
Cotta o bruciata o mezza cotta, mezza bruciata, alla fine qualcosa verrà fuori. Come le ciambelle che, pur non venendo fuori tutte col buco, alla fine sempre ciambelle sono.
In questa storia, invece, alla pasta pronta ma informe, sezionata in tanti piccoli pezzi, ad ogni singolo pezzo, viene offerta la possibilità di scegliere: vuoi venir fuori tu piccolo gnocco? Oppure preferisci di no?
Normalmente, quando capita che gli gnocchi non vengano fuori, quella che compare nel piatto è una poltiglia molliccia, buona per finire nel secchio dei rifiuti. E si dice che è stato per via delle patate che si sono trovate vecchie o acquose o perché le proporzioni tra patate e farina e acqua non sono state rispettate.
Nella nostra storia non è dato invece un difetto di fabbricazione.
Il padre eterno non può sbagliare. Un uomo è un uomo e Lui sa come crearlo. Ma a questo gnocco o uomo è data la possibilità di scegliere se nascere o no, se venir fuori o no.
Quest’uomo può scegliere. Vivi o non vivi? Questa è la domanda primordiale alla quale ogni essere vivente deve rispondere prima di nascere. Se è un indeciso, rimane nel pallone informe. Prima o poi, l’unghia del signore nuovamente lo staccherà : vuoi tu prendere in legittima forma le sembianze di un uomo? Vuoi rimanere tale finché la morte di nuovo non ti separi, riconducendoti al caos?
Ma poiché per potere scegliere ognuno deve poter valutare pienamente, è normale che tra il creatore ed ogni singolo essere si svolga un colloquio, che è una via di mezzo tra un test attitudinale e una meditazione filosofica. Solo alla fine di questo colloquio ci sarà o non ci sarà la luce. Fiat lux è la formula di apertura per ogni esistenza, voluta da entrambe le parti: il creatore e la creatura.
Ci sono casi in cui la formula non viene pronunciata, non perché la creatura decida di rimanere nel limbo, ma perché il creatore, mosso forse da pietà, stabilisce che quell’essere, essendo privo di qualsiasi, se pur minima, attitudine a vivere, non deve nascere. E’ un aborto. L’attitudine a vivere non è robetta da poco conto ed il padreterno lo sa, perciò la tiene in così grande considerazione.
Ma non sempre è così pietoso da lasciar perdere. A volte ci prende un gran gusto a ficcare un uomo come uno scarafaggio all’interno di un cerchio di fuoco. Lo sa che quella bestia non sa volare, sa già in partenza che tutta la sua esistenza non sarà altro che un tentativo di rompere quel cerchio e scappare, sa benissimo, visto che è onnisciente, che il poveraccio prima o poi finirà arrosto, sa tutto, vede tutto, ma non ne fa niente perché asseconda la scelta di vivere di quel misero insetto. Lui sa sempre quel che fa. E l’uomo in questione, quando alla fine deve tirare le somme, si sente tradito, non dalla vita, che in fondo ha scelto, ma da quel dio a cui non dovrebbe capitare, come a qualsiasi misero mortale, che le ciambelle gli vengano prive del fatidico buco. E pare quasi che ci si diverta.
Una cuoca qualunque, quando sbaglia, soffre, s’arrabbia con se stessa, per tutto quel ben di dio sprecato.
A dio no, non succede, per lui tutto fa brodo, alla fine, un brodo primordiale da cui continua a prelevare ingredienti per creare i suoi infelicissimi aborti. Amen.


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