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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

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Giù il sipario, l’ultimo atto è terminato.

di Abraxas
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Pubblicato il 09/01/2013 09:54:07

L'esordio è da fiasco: che fischi, che lazzi,
che tirate d'orecchi, che giorni da pazzi.
Il primo atto va in scena: è un corteo
funebre ad aprire il racconto, poi è tutto
un susseguirsi di sciagure e drammi
di vite segnate dal pianto e dal lutto.

Il secondo atto è una danza d'amore:
ora dolce, ora frenetica, mai felice.
Gli attori recitano a soggetto, la regia
si limita a suggerire il canovaccio,
le donne se le danno di santa ragione
prima di scegliere un altro a casaccio.

Al terzo atto già il pubblico sfolla:
non succede nulla, non cambia niente.
Solo uno muto parlare che invece
di accendere scintille, acquieta la mente.
E' il trionfo del banale: il protagonista
recita un monologo nel vuoto deprimente.

Il finale l'ha scritto una mano ispirata:
c'è una morte da raccontare, la fantasia
può lavorare di fino, agitare emozioni
per quell'istante che forse vale la serata,
tra musiche struggenti e tristi canzoni.
Giù il sipario, l'ultimo atto è terminato.

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