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Funebre e sfavillante

di Donatella Nardin
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Pubblicato il 22/12/2013 09:24:29

 

Perché collimi il suo tutto col resto perduto

di sé e più quietamente

redima la trasparente figura

dal vuoto del buio e delle distanze

 

tenta di levigare il pensiero di calde

carezze nutrite d'ancora, sollievo

il piccolo bacio,

verde menta di mare, rimasto da solo

a tremare l'ardore

attorno alle labbra e alla gola.

 

Non bastano a collocarla il tacco nero

a stiletto, il tubino attillato in cocco

oro smaltato,

funebre e sfavillante, tra fame di senso

e follia, il seno alto rifatto,

vanitas vanitatum di ciò che, debordando

da sé, si sottrae e svapora.

 

Si sono consunte le vene come crete

d'inverno tormentate di neve,

vuota l'anima chiara, rimasta racchiusa

nel rovescio del volto

 

perduta, perduta a noi tutti questa figlia

ferita dal tempo presente

 

perduti, perduti noi tutti a noi stessi?

 


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