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Combustione interna di un uomo a scoppio

di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 10/04/2018 13:46:12

 

 

Questa forma custodisce tremori:

figlio padre io piccoli luoghi comuni

fratello fratello e tu sorella madre.

E se pare una teca presa dalla polvere

non c’è velatura migliore: un soffio e

la grana minuta vive in un largo minuto

dove è mandato del verbo occultare

la riduzione della luce. Nel campo

dell’anima, la forma è meno del contorno

contenuto, a momenti più di noi, detto

per compagnia o per ridurre l’oscuro.

Nella luce accadono gli occhi a menadito,

poi per buona fortuna non si perdono al buio.

Mi tocca? Lascia che deponga la pelle.

E dentro le palpebre il talento, la pietra,

né miliare né contundente, ma una scheggia.

Falla da scafo tra rive a vista a vampate.

Questa forma è inesatta. Tutta la natura lo è.

E dunque, il vento ricapitola il maltolto.

La primavera non strappa il riso che sul viso

germoglia, amaro dopo appena un giorno.

Il vento raccoglie negli angoli l’esito graduale

della sua forza, lo fa con insistenza

come chi sente il rifiuto inutile e può strappare

persino il colore dei tegumenti da solo.

Dall’insegnamento del monte fonda

ripari che s’incuneino nel luogo; e idee

concesse ai piedi che le gambe reggano.

Ho trovato un eremo nella teca e per tutto il bordo

una circolazione artificiosa. Così il sangue

si inventa parallelo della fionda e centra

bersagli rifiutando di mirare al suolo.

Gil, la tecnica della mia descrizione contiene

il creato e il falso; la chiave e la toppa.

In effetti è l’unica reliquia del mio girotondo:

l’eternità a cottimo, finché si conserva.

Non credere al tempo dell’ozio, dove cade

la scheggia, la gamba, l’ora io e il noi turgido,

capezzolo e compagnia bella.

Di questa teca appassionati ai gangli eccitati

tanto vibranti da non essere visibili, come dio.

E Dio mi piace così com’è: levato

da terra e posto da capo nel cielo migliore.

Io ricomincio esattamente dal tempo io

per dimenticarmene quando la paura

ordina il caos e vento che non smette.

Con precisione vedo le tue mani depormi

venendo dalla radice come fogli, e stecco

ancora.

 

 

 


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