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Dal seno acerbo e storie mute

di Rita Stanzione
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Pubblicato il 25/11/2020 12:55:29

 

Quando bambina senza voce

       I .

Sono bambina

che gran fatica appena metto

a fuoco l’ingenua schiena

in sette lune di rivolta

l’arancio chiuso a feto

la benda-velo, stele

a gocce. Il dentro sperso.

Forse è segreto di lenzuola

madide e presto fredde

da scostarsi. Sembrano altre

quando da conche al sole

fanno un biancore di peonia

corolla al seno acerbo.

 

       II.

Stasera l’antro è bosco di serrande

chiuse. Il nascondino delle facce

per ludo vero. La proiezione fisica

lontanamente un’affezione:

non c’è parola a dirlo.

Il lutto si spalanca gli occhi.

E cosa avverti?

 

      Assalto dalle ombre

      I.

Notte cattiva

tutti i sogni affollati

perché non sa dormire (sola)

dove il tempo è terribile

di segni e tagli di lumi inferociti.

Lei bisbiglia ma solo a sé,

sfuma in punta di piedi.

 

       II.

La bambina diviene senza stomaco

per quattro lunghi giorni

corpo di pietra

porta il peso del fiore

di terra nera

cade nel muschio delle ciglia.

Non cerca cibo e profusioni

schiva, riparo nella pelle

ghiaccio di luna, duro

che non si lascia respirare.

La bambina da qui in avanti

non c’è più.

 

       III.

Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza

non averlo visto nel fondo.

Ora che non è lì, eccolo appieno

e povero, in una cifra molle.

Un cristo peculiare in niente

un Pallino qualunque -lei dice, e

vi sputa un secchio di noncuranza

dopo che l’ha smembrato vivo.

 

      Rielaborare

      I.

L’angelo bello infine viene a cancellare porte

si volterà a ruggire agli scorpioni

coperto di cespugli biondi - il Giorno.

<< Portami le mani una notte e tutte

ridammi un tatto limpido che scivoli sui tendini

incenso agli orli in pece dolce sui perimetri >>

-larga la paura

lasciata qui a mordersi la bocca.

 

II.

Per errore le si accostò

al sesso rosa e nudo

un ansimare scoordinato

saliva mosto e tabacco.

Per orrore non seppe, non gridò

dalle palpebre rosse

di oscurità contusa.

Piene di dita le sue mani

spingevano

schiacciavano le estranee

toccavano terra i piedi

irrigiditi senza sangue e

non seppe, non fuggì.

Anni di seno in nòcciolo

che si matura nelle T-shirt.

Anni che ancora conta dita

un perché cianotico freddo:

solo un gesto di forbici

e poi gettati al fuoco i moncherini,

guarda spegnersi il tutto

senza dimenticare.

 

 


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