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Fino all’alba

di Annalisa Scialpi
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Pubblicato il 28/09/2022 22:44:15

Ti uccisi per troppa carità;

limai la punta del coltello

                               e entrai

dove ormai non scorreva più sangue.

 

Fu un innesto necessario,

che aprì la tua tomba di eternità.

E lì portai il mio fegato scuro,

il cuore rosso,

i nervi ardenti, i villi palpitanti.

 

Ma tu dubitasti;

versasti l’olio della lampada

e oltraggiasti il dio nel suo sonno

                                    da demiurgo.

 

E gridando il nome della tua prima

                                            madre

che era anche quello della morte,

lasciasti le orbite alla cecità totale.

 

Tua moglie ti leccò le piaghe

con la sua lingua secca.

 

Pensavi che ciò bastasse ma,

quando esalasti il dolore

            dal tuo congegno

dalla bocca ti uscirono cortei

di vespe vestite a lutto.

 

E in un istante,

sentisti il vento trafiggerti coi miei occhi,

rompere il velo della tua notte abietta.

 

Accadde là,

appena sotto al mio santuario,

dove mio figlio reggeva il pugnale

col sangue che seppi darti;

 

fino all’alba.


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