Pubblicato il 13/04/2026 17:35:03
Nati d’aprile fratelli del glicine e del vento con quei sorrisi dolcissimi fioriture improvvise di parole sussurrate folgori temporali covati nei cumuli di cieli limpidi e poi ancora a spiovere, sorrisi disorientanti le bussole ed il cuore nelle costellazioni dei testardi e nei gironi degli amanti teneri e crudeli
capitani coraggiosi d’aliscafi quotidiani, d’incontri assedi bollenti, pervicacemente fedeli
pronti a dimezzarsi l’età o ad aumentarla per saggezza per seduzione per vanità per stranezza
comunque pronti a scontare gli istinti passionali mettendo le mani in nidi di vespe, a rapirmi, Galatea, da valve di gelati e scorza dura la loro, la mia
se non li avessi già così li inventerei, così sensuali da accendere i muri e i prati di colori purpurei e i laghi di frangenti centrifughi, quasi fluviali nei discorsi e nell’amore mai e poi mai uguali
se non li avessi li inventerei tali e quali, nati d’aprile, gli uomini miei.
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