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Il vuoto pieno di poesia, articolo di Donato Di Stasi
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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La macchina del tempo


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Pubblicato il 12/04/2021 12:00:00

 

 

LA MACCHINA DEL TEMPO

  

 

La macchina del tempo: un’occasione

che non vorrei per me, ma per i gelsi

custodi dell’autunno. È la finzione

degli anni, dei sentieri che non scelsi.

 

 

Sconfina la pianura, come sempre

succede. Lei che ha fame di radici,

di fossi: non c’è chiusa che abbia tempre

gagliarde e polsi senza cicatrici.

 

 

Così nasce il dolore. Non c’è scampo

per gli argini al fragore della piena;

la nebbia, come sempre, in controcampo,

la resa, questa volta, sulla scena.

 

 

 

 

LA SOGLIA

  

 

Sarà la neve, sarà questa luce

che non dà tregua ai campi, alle colline

dov’è tornato il lupo e si riduce

a mendicare avanzi; ma il confine

 

 

tra questa luce e il pianto a pochi passi

non c’è. Vorrei pensare al tuo giardino

come a una ricompensa: se varcassi

la soglia potrei farlo a capo chino,

 

 

coi battiti del cuore in controtempo.

Ma senza questa luce: non dà tregua

ai campi, alle colline dove il tempo

si estingue, dove il lupo si dilegua.

 

 

 

 

CARILLON

 

 

Le case abbandonate hanno finestre

decrepite e l’angoscia dei solai;

giornali, cofanetti, calamai,

qualche vinile delle grandi orchestre

 

 

dimenticati per un contrattempo

banale o sbrigativa noncuranza.

L’intonaco azzurrino della stanza,

il trucco della macchina del tempo

 

 

è cielo finto. Tende di chiffon

sdrucite, un nido vuoto sulla trave:

da qualche parte, forse, c’è la chiave

per quel Notturno dentro al carillon.

 

 

[ Opera seconda classificata al Premio Babuk - Proust en Italie, VII edizione 2021, Sezione A ]

 


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