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“Tre monologhi. Penna, Morante, Wilcock”, di Elio Pecora [collana Racconti (Teatro)]
 

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Il demone


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Pubblicato il 20/09/2021 12:00:00

 

ЧАСТЬ І

 

І

 

Печальный Демон, дух изгнанья,
Летал над грешною землей,
И лучших дней воспоминанья
Пред ним теснилися толпой;
Тех дней, когда в жилище света
Блистал он, чистый херувим,
Когда бегущая комета
Улыбкой ласковой привета
Любила поменяться с ним,
Когда сквозь вечные туманы,
Познанья жадный, он следил
Кочующие караваны
В пространстве брошенных светил;
Когда он верил и любил,
Счастливый первенец творенья!
Не знал ни злобы, ни сомненья,
И не грозил уму его
Веков бесплодных ряд унылый...
и много, много... и всего
Припомнить не имел он силы!

 

ІІ

 

Давно отверженный блуждал
В пустыне мира без приюта:
Bocлeд за веком век бежал,
Как за минутою минута,
Однообразной чередой.
Ничтожной властвуя землей,
Он сеял зло без наслажденья.
Нигде искусству своему
Он не встречал сопротивленья
Изло наскучило ему.

 

III

 

И над вершинами Кавказа
Изгнанник рая пролетал:
Под ним Казбек, как грань алмаза,
Снегами вечными сиял,
И, глубоко внизу чернея,
Как трещина, жилище змея,
Вился излучистый Дарьял,
и Терек, прыгая, как львица
С косматой гривой на хребте,
Ревел, - и горный зверь, и птица,
Кружaсь в лазурной высоте,
Глаголу вод его внимали;
И золотые облака
Из южных стран, издалека
Его на север провожали;
И скалы тесною толпой,
Таинственной дремоты полны,
Над ним склонялись головой,
Следя мелькающие волны;
И башни замков на скалах
Смотрели грозно сквозь туманы
у врат Кавказа на часах
Сторожевы великаны!
И дик, и чуден был вокруг
Весь божий мир; но гордый дух
Презрительным окинул оком
Творенье бога своего,
и на челе его высоком
Не отразилось ничего.

 

 

 

Parte prima

 

I

 

Il proscritto dal cielo, il triste demone

Volava sulla terra dei peccati,

E i ricordi dei giorni felici

Si affollavano nella sua memoria:

Dei giorni in cui nelle plaghe celesti

Egli luceva puro cherubino

E la cometa fuggitiva a lui

Un amico saluto rivolgeva,

E amabilmente gli parlava. Allora

Attraversando le eterne nebbie,

Avido di conoscenza, seguiva

Le nomadi carovane di stelle

Nelle plaghe del cielo immense sparse;

Quando credeva e amava: felice

Primogenito di tutto il creato!

Non conosceva il dubbio e non il male,

Né minacciava la sua mente lunga

Di sterili tempi serie dolente...

E molte, e molte altre cose, e di tutto,

Di ricordar la forza non aveva.

 

II

 

Respinto da remoti tempi, errava

Senza asilo nel deserto del mondo:

E i secoli inseguivano i secoli

Come un minuto dietro l’altro in una

Successione monotona e annoiante;

Signore di una terra miserabile

Senza piacere seminava il male.

In nessun luogo trovava la sua arte

Una qualche resistenza, e per questo

Anche il male gli diventò noioso.

 

III

 

Sulle vette del Caucaso volava

L’esule dal Paradiso: c’era sotto

Di lui il Kazbek, la faccia d’un diamante,

Che risplendeva con le eterne nevi,

E nereggiando nel profondo, quasi

Una crepa dimora della serpe,

La sinuosa valle del Darjal:

E il Terek, saltando come leonessa,

La villosa criniera sulla schiena,

Ruggiva: belve montane e uccelli

Girando nell’altitudine azzurra

Sentivano la voce delle sue acque;

E le nubi dorate, di lontano,

Dalle terre del sud lo accompagnavano

Verso le plaghe del settentrione;

E le montagne in fitta folla, colme

Di misterioso sonno su di lui

Chinavano la testa, inseguendo

Le onde baluginanti.

Sulle rocce le torri dei castelli

Minacciose tra le nubi guatavano

Di sentinella alle porte del Caucaso,

Come maestosi giganti guardiani!

Selvaggio e meraviglioso era intorno

Tutto il mondo di Dio, ma lo spirito

Orgoglioso, con sguardo di disprezzo

Considerava il creato di Dio,

Del suo Signore, e sulla sua alta fronte

Non si rifletteva pensiero alcuno.

 

 

[ da Il demone, Michail J. Lermontov, Rizzoli, a cura di Eridano Bazzarelli ]

 

 


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