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Dentro ’Il mio mare all’improvviso’

Argomento: Poesia

Articolo di Alessandro Scarpellini 

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Pubblicato il 30/03/2020 11:35:07

DENTRO

“IL MIO MARE ALL’ IMPROVVISO”

La poesia è una strana e straordinaria alchimia di sensi e significati, di vita vissuta e futura, di silenzi e parole.

 E’ ingenuo o frettoloso chi crede sia solo profumo di sentimenti il cesellare lo spazio silenzioso con messaggini da sms del cuore… la buone volontà sono a volte una libertà limitata, altre volte un ingenuo tentativo di creare “connessioni” e “dialoghi” fra sé e gli altri (il dentro e il fuori), se non si incontra il linguaggio e non si esplorano creativamente e con sapienza le sue ramificazioni e possibilità.

 Scrivere, d’altronde, è vivere come dice Nadine Gordimer… ma non è una facile e frettolosa libertà.

 In qualche modo bisogna misurarsi con gli universi personali e collettivi dei suoni/dei significati, abbandonare il chiacchiericcio e il sentimentalismo delle buone maniere.

 Si deve essere o divenire, in un certo senso, il mare imprevisto ed improvviso.

I versi non sono la carta di cuori – e neppure la matta - da giocare per testimoniare e provare di esserci nel breve ed incerto tempo dell’esistenza, ma profondo cunicolo e pozzo in cui le parole rivelano e svelano allo scrittore e ai lettori le loro magie / malie sonore e metaforiche.

Le parole sono lapilli di quel fuoco di cui parla Vincent van Gogh in una lettera a Theo del 22-24Giugno 1880: "Uno ha un grande fuoco nell'anima e nessuno viene mai a scaldarsi, i passanti non scorgono che un po' di fumo in cima al comignolo e se ne vanno per la loro strada. E allora che fare, ravvivare questo fuoco interiore, avere del sale in sè, attendere pazientemente - ma con quanta impazienza -, attendere il momento in cui, mi dico, qualcuno verrà a sedersi davanti a questo fuoco, e magari vi si fermerà".

Le fiamme devono lambirti, prenderti, possederti, stringerti, trasformarti in “altro” che solo una frequentazione cosciente del linguaggio può dare e trasmettere.

Al contrario, confidando in uno spontaneismo fine a se stesso, tutto rimane un sogno, un fuoco fatuo, un po’ di terra smossa con l’aratro grezzo del raccontare e pulviscolo sollevato dal nostro agitarsi / commuoversi / lamentarsi / gemere / guaire / sognare.

 Ogni raccolta di poesie va oltre la persona e i suoi accadimenti personali e quotidiani… anche se da essi sgorga come acqua sotterranea gravida di mercurio e zolfo, sale, cielo ed inferi.

E’ uno scrutarsi allo specchio per scoprire e perché altri scoprano il proprio volto sconosciuto ed altre forme della realtà.

Veronica, che cerca e sente il tepore e l’afrore delle parole, tenta questa via, quasi intravedesse un luccicare breve e lunare sul pendio dei dubbi e delle certezze che talvolta la turbano e rischiano di travolgerla come un corso d’acqua che tracima da argini naturali o costruiti dagli uomini.

 Traccia un suo sentiero di parole, piccoli sassolini luminosi, fra il quotidiano fluire del fiume e l’incresparsi delle profonde acque del mare tagliato di sole che ama ed è parte di questo tratto della sua esistenza.

 

 Avverte, in briciole del tempo che passa e sparisce, l’urgenza di dire cose che brulicano nella sua mente e abitano il suo cuore.

Tracce di mondi nascosti, di ombre che camminano nella luce, appaiono e spariscono, in un gioco di voci e di incontri, vivono nel suo scrivere… che non sempre il suo sorriso fin troppo splendente riesce a nascondere o celare con una gioia di esistere talvolta incrinata da morbide fessure di notte e di paure.

 Forse la stessa natura femminile è una traccia di corallo del fondo marino e un cielo misterioso per chi la scruta: una specie di linguaggio criptico, fatto di ideogrammi e segni che hanno una loro profondità… ma variano di calore ed intensità, di significato e ritmo, di odore e vitalità.

Jung parlava di Animus e Anima, del loro conflitto e dell’Ombra, oltre che della coniunctio oppositorum cercata e forse trovata dagli alchimisti, così cara ai poeti e ai surrealisti che indagavano/esplorano il profondo partendo dalla materia e dalla nigredo.

 Per Veronica, sorpresa di vedere stampato in un libro queste vibrazioni telluriche visibili e nascoste, i suoi versi sono una piccola vela di carta che ha in sé linee di un orizzonte futuro e segreto, di un domani possibile o immaginato che una donna e la sorte filano o di distruggono e rifilano continuamente in una tela simile al pulviscolo luminoso del giorno e alle fasi lunari amate dalla Dea Bianca e dalla Belle Dame Sans Merci che Graves ed altri corteggiarono e cercano in certi luoghi poco frequentati e silenziosi della mente e di questo nostro breve spazio/tempo di vita.

 Innocent when you dream canta Tom Waits in una sua ballata che ha la malinconia e la misteriosa magia di una melagrana spaccata e divisa dal sole.

 Le parole, d’altronde, sono un soffio lieve di questa vita limitata, unica ricchezza di cui siamo certi nel bene e nel male.

 E il mondo, anche il Mare all’improvviso di Veronica, odora di vento, di pietre, di fumo, d’amore, di perdite, di apparizioni e miraggi, di barche amarrate, di sabbia e polvere, di occhi, di dolcezza e asprezza, di silenzi, di preghiere inascoltate, di grida taciute, di sangue e passione, di amarezza, di scirocco e di gelsomini…

 E’ Léo Ferré, chansonnier francais e sensuale poeta anarchico dai neri vestiti con i calzini rossi e dai lunghi capelli bianchi, che scrive e declama:  “La donna emerge dalle acque, scivola tra le dita, come un’alga spugnosa intrisa di sale, profuma di spezie orientali, di nocciolo selvatico; è lei la sorgente originaria che inonda la vita tra le aride crepe dei pensieri.

 La sua vernice traslucida spalma d’estasi i portali d’ingresso, là, nei vicoli oscyuri dove ombre affannate si intrecciano in nodi corporali e una resina brumosa sgocciola tra le labbra di una sconosciuta che la risucchia come una mammella mai prosciugata.

 Oh, i bei seni della madre universale!

 Alma matrix”.

 Scrivere è anche svelare l’infanzia di altri mondi possibili.

 La tecnologia non ci potrà mai rubare questa magia ribelle e sempre nuova, pur essendo antica e misteriosa.

 Alessandro Scarpellini  (il lupo azzurro)


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