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Varchi del rosso

di Rita R. Florit  

Proposta di Amina Narimi »

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Pubblicato il 24/03/2013 16:53:50

https://vimeo.com/15102928

 

Varchi del rosso di Rita R. Florit

 

Nel maggio arioso avrei pensato

un cielo allontanato dal biancore

surfactante, in interiore celeste tessuto,

in cerca di una quieta via di bruchi,

di insett’assalto ai pollini dorati,

d’onnipresente cinguettar dell’aria

in disperati morsi al cuore delle attese.


Nel centro avviluppante della luce

è il senso vellutato delle rose muscose e

variamente inclini a spudorata offerta

ai varchi più funamboli del rosso;

fiammanti più che roghi circoscritti,

esili nel levarsi fil di fumo

d’antichi cori funebri e cinerei…


Altro senso, alto, affinato, pago di curvature,

in folto percorribile carminio, rorido,

mai sazio di lucore in lembi e stami,

in sghembe arricciature a risaltare

nell’umido lunare delle notti.

 

Avrei deciso che sommesse crespe volute

districarsi potessero dai nidi del colore

più accanito, guizzare di sinaptiche  scintille

a scatenar vitalità ebbre e stillanti,

dai vinti artigliassilli liberate.

 

Che acuminate dalie m’attirassero nei vuoti

vortici di ben setosi aculei, quasi metalliche

scarlatte lame non supposi; che gonfie

ortensie roteassero in stelle piluccanti oltre

i giardini, estese in solitudini boschive

non sapevo; né che cerulei sentori oltremare

travalicando i muri ad occidente stabilissero

di lì abitare,  e in rosso trasmutarsi.

 

Dalle serali inclinazioni frangenti

sillabai con cautela i riflessi…

Appresi che il segreto delle porpore

è il rintanarsi in pozze di clamori,

in mormoranti buche e avvallamenti,

sonorità minori e accattivanti.

 

Strariparono infine i miei passati

intendimenti ché i varchi sanguigni

dalle tue proprie vene emanano.

Precipitarono nei baratri cromati del

giallume, negli steli in fiato corto

di calure, negli infinitesimi brillii d’ali

vetrose, multicolori iridescenze inferte.

 

Preludio di amnistie autunnali

mi rifugiai in scrigni vermigli melograni.

La mia dimora estiva s’instellò cerata,

poi carta velina gonna papavera,

mattiniero squillo di tromba in sordina, q

uasi asfissia d’arancio furente.

 

Nel latte e sangue dei gigli marini rinvenni,

in candore di garze riposati occhi straziati,

polsi e caviglie sprigionati, dagli scoscesi dirupi

immersavvolta in sonno tiepido m’arresi.


Allertate rose settembrine attesero, minacciose

d’insinuar varchi del rosa… addirittura…

 


Testo di Rita Regina Florit 

Voce e immagine di  Enrico Frattaroli

Calligrafie di  Elizabeth Frolet

Riprese Angelo Melpignano 

Montaggio Claudia D'Elia&nbs


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