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Premio ’Opera Prima’ 2019 Giorgio Mancinelli - Anterem Ed.

Argomento: Poesia

Saggio di Giorgio Mancinelli (Biografia)

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Pubblicato il 30/08/2025 05:52:20

'Arcana memoria dell'acqua'

Premio 'Opera Prima' 2019 a Giorgio Mancinelli - Cierre Grafica / Anterem Edizioni.
Riflessione critica di Giorgio Bonacini: 'Scrivere con l'acqua'.

Ci sono luoghi, forme, figure, elementi, mondi che da sempre appartengono alla storia dellimmaginazione umana: archetipi che rappresentano il vero e reale farsi di ogni vita fondando il nostro essere, in quanto materia di natura e sostanza pensante. Se poi
questo viene sentito come corpo sensibile e mentale, fisico e tangibile, e si trova dentro unelaborazione poetica, allora la scena che si apre si muove in un territorio vastissimo, indefinibile e nello stesso tempo pertinente e inequivocabile, per effetto della diramazione di
un senso diffuso, oltre il significato evidente. E lacqua, nel caso specifico, il costituente primo (e primordiale) che ci designa e ci nutre, nella cui esperienza configuriamo la nostra bio-grafia.
In questa raccolta di poesie (distinte per titoli, ma che si pu dire formino ununica ode) Giorgio Mancinelli svolge un canto per lacqua e con lacqua, attraverso una sapiente ondulazione avvolgente, in cui la scrittura poetica, segnata dal fluire di un dire il cui movimento vocale e interiormente consonante, nasce da un respiro che ondeggia nellestensione liquida che ne designa lambiente e ne disegna lorizzonte di veduta. Anche visivamente (e non un dato secondario, perch in poesia forma-sostanza-struttura aderiscono in un unico lavoro di significanza testuale) i versi si presentano, nella loro necessaria quanto voluta mancanza di punteggiatura (puntini di respiro sospensivo a parte), e di lettere maiuscole (tranne i nomi propri) come qualcosa che scorre dopo un precedente e sconosciuto inizio proprio come un fiume: non con linearit, ma con svolte, arresti e sospensioni l dove si protrae il tratto di blu, verso una conclusione ulteriore.
Un estremo non pronunciato, forse indicibile o inimmaginabile, forse toccato dopo la morte per esempio, prova a chiedersi lautore, nel mutismo pensieroso, inquieto e perplesso che non propone risposte. N potrebbero esserci, quando le domande sono la sintesi di una meditazione che interroga se stessa, consapevole che ogni risposta solo un piccolo brandello di sapere per lintelletto inquieto e nostalgico. Nondimeno lacqua, in tutte le sue modalit desistenza, anche immateriali (perch immaginative, ma non meno reali) ci che pu sostenere - inarcando landamento della voce o rivolgendosi al silenzio - la linea del poema, partendo da un gesto propulsivo che d origine a un moto sostenuto da una doppia natura: lesperienza che trae da una visione emotiva e concettuale multipla (acqua di mare,
di fiume, ma anche di nuvola) e la parola che, scrivendone, giunge a inarrivabili sviluppi, tra svolgimenti, pieghe, ricadute e tutto ci che la scrittura nutre, concerne e sente.
Prendono cos si forma architetture liquide che solo una mente in atto di lirica coesione pu concepire: rendendo reale anche la figurazione impressa e fuggevole nello sguardo del miraggio. Ma proprio da qui, da questa frattura che si crea, tra ci che il poeta estrae da una realt grezza e la riparazione estetica ed etica che il pensiero ispirato opera a partire da quella apparenza, un nuovo modo di rappresentare che immagine, metamorfosi e sogno: musica visiva di una possibile/impossibile sopravvivenza.
Certo, questo attraversamento che sinsinua, simmerge e risale fluttuando tra la realt e le sue metafore, potrebbe rischiare di portare la parola ad accarezzare il sollievo di una pacificazione con lattrito del mondo. Ma lautore che pure a volte sfiora, (come anche nella vita accade, forse per sfinitezza o per momentaneo segno di tenerezza verso il mondo) una pacata speranza di luce, per attento a non farsi sorprendere e avvolgere, perch sa che la poesia deve aprire varchi, sgranare la voce trasportando limmedesimazione percettiva (si pu essere mare e gabbiano nello stesso momento) fino al punto estremo in cui sembra avvenga una rottura insanabile: dove il mare diventa deserto, la schiuma dacqua un vento di sabbia e le ombre appaiono insormontabili dune.
solo cos, per, in questo continuo mutamento, che la parola poetica si fa pensiero di lacerazione e ricostruzione, complessit e semplicit: ossimori esistenziali necessari per ridisegnare il sintagma delle onde, il gocciolare delle sillabe. E anche se non sempre il testo manifesta in superficie questo stato di fibrillazione, il suo spostarsi silenzioso che Giorgio Mancinelli muove nell oscurit di una tensione interna, modificando incessantemente larmonia e la disarmonia del mondo in poesia.
Ed proprio in questa forza che penetra il tentativo ineludibile di raggiungere la propria forma spuria (perch la poesia non ambisce a purezza intoccabile) di un dire essenziale che possiede e sente la memoria, pur nella dimensione arcana del dolore umano dove urla straziate si levano fra le turbolenze naturali che tremano quando sussulta il mare/in solitario pianto. questa esondazione sofferente ci ricorda quanto la poesia sia costante domanda che indica un sovvertimento: non chiarezza, seppur elusiva, e nemmeno nascondimento, ma un intenso andirivieni che, antecedendo il prima, va oltre il dopo, senza mai sapere se si sta andando o tornando dalleterno oblio.
Sono questi scorrimenti, queste fuoriuscite di correnti del corpo-mente che trasportano
i linguaggi nel loro formarsi e deformarsi, tra le onde foniche che sollecitano e a volte rigurgitano i sensi di un sentimento a cui il poeta prova a dare una direzione. Un tragitto la cui modificazione, nonostante sia sempre irreversibile (come avverte lautore in modo energico), non ha mai lo stesso inizio, mai la stessa fine. Cos, ci che rimane la contraddizione vitale di un limite impraticabile che ci rivela tutto il suo incanto.

Dalla silloge poetica di Giorgio Mancinelli - Cierre Grafica / Anterem Edizioni 2019 - Premio 'Opera Prima' collana di poesia a cura di Flavio Ermini.

'arcana memoria dellacqua' Urubamba - Per

ricordo di un fiume che scorreva lento
anzi lentissimo
e tutti scendemmo dal treno fermo nella valle
lungo la rotaia che costeggiava la sponda
qualcuno prese un sasso e lo gett nellacqua
altri singinocchiarono con religiosa mestizia
intenti a pregare protsi come per bere
sussurrarono al fiume una supplica
o forse una cantilena dai poteri magici
e comunicare allacqua
inenarrabili segreti
una giovane donna
rimasta in solitaria attesa
si chin sfiorando con le labbra
lacqua limpida
trasparente del fiume
vi bisbigli un messaggio
capace di risvegliare gli spiriti ancestrali
che lo custodisse
fino oltre il possibile
negli alvei delle profondit nascoste
e lo portasse al suo perduto amore
dovunque - disse
fin dove giunge larcana memoria dellacqua


'squarci di cielo'

come somigliano a stralci di poesie quegli squarci di cielo azzurri
che al diradarsi del buio sembrano spalancare
momenti di unalba ritrovata
allorch gabbiani lunghi al volo inseguono la linea marcata
dellorizzonte
e quelle vele bianche rigonfie di vento
come assomigliano alla rinnovata speranza del domani
e quelle nuvole astanti allineate sulla tela di fondo
sospese come volute di panna e caramello
che pure tengono alla luce che sindora nellora del mattino
prima del levar del sole
quando gi sapre al risveglio la palpebra stanca
nel sogno avverato desser tornata alla vita
eppure quasi che lacqua specchiata del mare
sintorbida a sprazzi
e in altri lascia spiare il buio delle profondit
ove acquattate sul fondo giacciono dormienti le deit marine
che gli occhi splendenti di sale riflettono di lacrime vive
a proseguire la grande corsa dellonde sulla sabbia
prima di morire


'maree'
ho viaggiato a lungo sul limitare del mare
affrancando nei porti le bianche vele
della giovinezza
l dove il susseguirsi delle maree
mi conducean nellavventura dei giorni
allorch ladulta et ritrovasse il canto delle onde
ove appresi a conoscere
al cambiare di sponde altri luoghi e altre genti
nel giubilo danzante della vita
tutte diverse eppur tutte uguali
creature che nellinsieme che avevano concepito
ununica velleit di sopravvivenza
altres compresi che il canto poteva farsi preghiera
levata al misterioso Iddio che sovvede
dogni cosa dellandamento umano
ci che allarbitrio reclama il continuo riscatto
duna cercata felicit
che di maree la vetusta et ricolma
allorch lasciata la sponda amica
allonda ritorna
a ritrovare laltra che dapprima avea lasciata
s che la senile et delle burrasche e delle tempeste
solo ricordar vuole le nuvole che
come bianche vele un d vide passare

sul liminare dellimmenso mare.





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