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🖋 Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore č soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Note visive e di vento

Poesia

Giovanni Infelíse
Edizioni del Laboratorio

Recensione di Marco Furia
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Pubblicato il 20/05/2022 12:00:00

 

Verbali affreschi

 

Ciò che non è rigorosamente determinabile mi pare poetico oggetto di “Note visive e di vento”, coinvolgente raccolta di Giovanni Infelíse nel cui àmbito la presa d’atto dell’umana incertezza esistenziale riesce a farsi intensa scrittura capace di affidarsi con fiducia al lettore.

Linguaggio e vita nella loro inestricabile, spesso problematica, connessione inducono il poeta a proporre vivide sequenze quali

 

“Fermo è il dondolio, il male di un’invisibile

lotta tra la distanza e la sempre prossima parola”

e

“a una ricerca d’armonia che abbia

in sé il mare, il ritratto che non invecchia

di una fragile eternità, di un pensiero”.

 

Una sorprendente, insopprimibile, propensione al dire creativo incontra e supera ostacoli nel raggiungimento di comunicativa “armonia”?

Senza dubbio.

 

Tratti di momentanea tregua possono considerarsi descrittive cadenze, come

 

“vista da lontano l’acqua da sempre

testimonia la riva, il bosco di faggi

che oscilla e si raccoglie sotto il cielo”,

 

tratti che con la loro precisa valenza paesaggistica paiono promuovere un’interruzione dell’inquietudine.

Pausa di breve durata, poiché presto riemerge

 

“l’ansia di vivere nella speranza che nulla

sia accaduto […]”.

 

Siamo al cospetto, qui, d’intensi toni drammatici: “ansia” e “speranza che nulla sia accaduto” attraversano un’intera umana vita che pare sospesa in dimensioni spazio-temporali in cui lo stesso presente vacilla.

C’è scampo?

Forse “l’istante di un dialogo infinito” (pag. 26) può esserlo?

Occorre, credo, evitare la ricerca di definitive risposte: i verbali affreschi di Giovanni sono veri e propri poetici inviti, incessanti correnti di versi che non possono non indurre a riflettere con assiduo impegno su come collocarci nel mondo, ossia su ciò che siamo e su ciò che potremmo anche divenire.

Insomma, quell’esistenziale incertezza di cui parlavo all’inizio si mostra sotto l’aspetto di un esserci per dire:

 

“tra i pochi calpestii rimasti nei vicoli

dove dispute e amori le insidie sfidano

ancora e rinnovano i canti, ognuno

col suo peso e col suo dolore

o una nota, un segno, una parola”.

 

Una consapevole accettazione può attenuare il dramma?

 

“Note visive e di vento”, con il suo fitto susseguirsi di composte, eppure indocili, pronunce, mostra, in maniera evidente, come la lingua poetica possa essere arricchente stimolo a non cadere vittime di banali trame: “una nota, un segno, una parola” ci salveranno?

C’è da augurarselo, davvero.

 


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