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La neuroplasticità: una grande scoperta per l’umanità

Argomento: Scienza

di guido brunetti
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Pubblicato il 25/06/2021 17:50:30

Guido Brunetti

La neuroplasticità, una grande scoperta per l'umanità

 

Alla nascita gli esseri umani sono impotenti. Camminano dopo un anno. La nostra sopravvivenza dipende in sostanza da chi ci sta vicino. E' una situazione molto diversa da quella di altri mammiferi.

Le giraffe, ad esempio, imparano a stare in piedi in poche ore; un cucciolo di zebra è in grado di correre dopo quarantacinque minuti dalla nascita, mentre i delfini nascono nuotando.

Rispetto agli esseri umani, essi sono molto indipendenti.

 

In realtà, gli animali hanno un ruolo cruciale in molti campi della scienza. Il cervello dei ratti e dei topi presenta "notevoli somiglianze" con il cervello umano. Sembra quasi "impossibile"- scrive David Eagleman nel suo libro "Il tuo cervello. La tua storia" (Corbaccio)- distinguere le "differenze" tra il neurone di un ratto e il neurone umano. Entrambi i cervelli si "attivano" quasi nello stesso modo e seguono gli stessi stadi di sviluppo.

Il termine neurone indica la cellula fondamentale del sistema nervoso. La comunicazione tra i neuroni avviene attraverso la sinapsi.

 

Tornando agli esseri umani, diciamo che nel cervello di un bambino si formano due milioni di connessioni neurali.. Un bambino di due anni ha oltre "centomila miliardi" di sinapsi. Le sinapsi che non vengono usate vanno perdute, mentre si rafforzano se sono utilizzate.

Man mano che si procede verso l'età adulta, le connessioni subiscono una potatura. Crescendo, il 50 per cento delle sinapsi viene eliminato.

 

Se al cervello umano non viene fornito un ambiente "arricchito" si registra uno sviluppo inadeguato.

Ricerche effettuate in materia hanno mostrato che bambini  cresciuti senza stimolazione sensoriale e privati di una normale interazione umana e sociale avevano difficoltà di apprendimento, un quoziente di intelligenza (Q.I.) sotto la media e presentavano sintomi di "sottosviluppo cerebrale" insieme con un ritardo nell'apprendimento del linguaggio.

Queste ricerche poi hanno indicato che quando i bambini vengono "inseriti" in un ambiente "sicuro e amorevole" il loro cervello si sviluppa nella norma.

 

Sino a pochi anni fa, si credeva che lo sviluppo del cervello fosse completato alla fine dell'infanzia. Gli studi hanno invece dimostrato che il processo evolutivo del cervello prosegue fino ai 25 anni di età attraverso periodi di "riorganizzazione" neurale e di cambiamenti dei meccanismi cerebrali, della nostra identità e della nostra personalità.  Anche nell'età adulta, il cervello continua a cambiare.

 

Questo fenomeno è dovuto a una grande scoperta neuroscientifica: la scoperta della neuroplasticità, la straordinaria proprietà del cervello di adattarsi e cambiare, di modellarsi e rimodellarsi continuamente in virtù dell'esperienza. Ogni esperienza lascia infatti la propria impronta.

Esperimenti realizzati al riguardo, hanno evidenziato che le dita della mano  dei violinisti si sviluppano "in modo intensivo". I pianisti invece sviluppano entrambi gli emisferi, poiché usano entrambe le mani nel suonare. Queste esperienze dimostrano che la struttura fisica del cervello è stata alterata.

Odori, sapori, conversazioni, ecc., sono situazioni che "attivano" differenti gruppi di neuroni.

 

Gli esercizi cognitivi, come lettura, scrittura, apprendimento di nuove abilità, musica, movimento, interazione, attività fisica sono tutte attività che mantengono attivo il cervello.

Al contrario, fattori psicologici negativi quali ansia, depressione, angoscia, solitudine vengono collegati a un "rapido declino cognitivo".

 

Un'altra grande scoperta è legata al processo della neurogenesi. La formazione di nuovi neuroni a partire dalle cellule staminali neurali, che in alcune regioni cerebrali, come l'ippocampo, può avvenire nel corso di tutta la vita.

 

Ogni cervello, guidato sino all'ultima età dalle esperienze e dai geni presenta una vita interiore diversa. Il cervello è "unico". I cervelli hanno esperienze soggettive diverse. Ciascun cervello quindi contiene una propria versione della realtà.

 

La nostra mente cosciente, il nostro Io, è solo la parte più piccola della nostra attività. Molta parte del nostro comportamento- come ha mostrato per primo Freud- è il prodotto di un processo mentale inconscio. L'azione dell'Io inconscio si estende pertanto oltre il controllo del nostro corpo e modella la nostra vita.    

la mente cosciente è solo una parte dei nostri processi mentali. La parte più importante dell'attività che genera i nostri pensieri e i nostri comportamenti resta "sommersa, nascosta".

 

I nostri cervelli sono collegati attraverso un'ampia "rete" interattiva. Siamo esseri  umani profondamente sociali. Le nostre capacità sociali sono "radicate" nel nostro sistema neurale, biologico. Noi, fin da bambini, abbiamo "incorporato" le "antenne sociali".  Questo significa che il cervello possiede già "istinti innati", cioè "programmati" per interagire. (Eagleman) ed è in grado di "decodificare" le emozioni altrui, basandosi, ad esempio,  su movimenti ed espressioni facciali degli altri.

Guardare qualcun altro che prova dolore oppure provare noi stessi il dolore "coinvolge" lo stesso apparato neurale. E' questo il significato del concetto di empatia. Provare i sentimenti e le emozioni dell'altro. Soffrire la sofferenza altrui, sentire il dolore di un'altra persona. La vista di qualcuno che soffre in sostanza "provoca" la reazione delle nostre aree cerebrali coinvolte nel dolore.

 

Un' ultima riflessione riguarda il rapporto tra cervello e computer. E' possibile programmare un computer per fargli acquisire la consapevolezza (coscienza). Finora, possiamo dire che "quand'anche riuscissimo a sviluppare computer che imitino l'intelligenza umana, essi non sarebbero in grado di "capire" cosa stanno dicendo. Non ci sarebbe alcun significato nelle cose che farebbero. C' è insomma un "abisso" tra i simboli che "non hanno un significato" e la nostra coscienza.

 

Siamo ancora all'inizio di un lungo e meravigliuoso percorso umano e scientifico. Alcuni scienziati ritengono che la nostra biologia possa "trascendere" i limiti del cervello e seguire una nuova rotta verso il futuro. Nei prossimi anni scopriremo molto di più sul cervello e la mente. Oggi, siamo ancora avvolti da molti misteri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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