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L’anima ridotta a sostanza materiale

Argomento: Filosofia/Scienza

di guido brunetti
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Pubblicato il 16/03/2022 11:47:30

 

Guido Brunetti

L’anima, sostanza immateriale, “ridotta” a materia

 

La credenza nell’esistenza di due entità ontologiche- anima e corpo- come due dimensioni costitutive dell’uomo è antica, costituisce una tradizione nelle culture, nelle religioni e nelle diverse correnti della filosofia. L’anima è vista come una sostanza immateriale e immortale, e dunque eterna. Questo orientamento viene definito dualismo metafisico. La divisione cioè dell’anima dal corpo.

 

Le neuroscienze moderne e autorevoli esponenti della filosofia contemporanea hanno perso la nozione di anima e parlano della dualità mente-corpo o mente-cervello. Il dualismo è alla base del pensiero degli antichi filosofi greci, soprattutto di Socrate e Platone, l’autore che ha inventato il termine “anima”. L’idea di un’anima immateriale è sostenuta anche da Aristotele, sant’Agostino e dall’antica medicina ippocratica. Nella filosofia moderna, la figura più famosa è quella di Cartesio (1596). Egli considera la mente e la coscienza personale come un’espressione dello spirito immateriale di Dio nella mente dell’uomo.

 

In contrasto con il dualismo è sorto un secondo filone denominato monismo, una scuola di pensiero che concepisce il cervello come un organo della mente. Esiste un’unica realtà, quella materiale. Mente e cervello non sono due entità distinte, ma formano una “unità”. C’è identità fra cervello e mente. Per il monismo, tutto è fisico. La mente è “ridotta” a materia, gli atti psichici sono eventi fisici. Si tratta di un materialismo che viene chiamato riduzionismo e fisicalismo.

 

Una forma di monismo materialista o fisicalismo è il comportamentismo. Questa concezione, che ha dominato la ricerca per quasi tutta la prima parte del Novecento, intende studiare soltanto il comportamento esterno, la realtà fisica osservabile, tralasciando l’introspezione e la mente ritenuta una “scatola nera”, la quale non rientra nel campo di oggettività della scienza e quindi delle neuroscienze.

 

Le neuroscienze riducono gli atti mentali ad atti neurali, ad eventi cerebrali. Gli atti mentali sarebbero privi di valore scientifico. Nei primi anni Settanta del Novecento, il comportamentismo comincia gradualmente a perdere influenza quando si afferma il cognitivismo, il quale si focalizza principalmente sull’attività della mente, vista come “elaboratore di informazioni” e sulla cognizione negli esseri umani.

Le scienze cognitive costituiscono un nucleo interdisciplinare in cui le neuroscienze avranno un ruolo rilevante.

 

La rivoluzione neuro scientifica moderna ha inizio circa cinquant’anni fa con lo sviluppo di nuove, fantastiche metodiche di brain imaging, le quali permettono di osservare in vivo cosa accade nel cervello umano mentre un soggetto compie varie attività. Il termine neuroscienze viene coniato nel 1972 dal neuro scienziato Francis O. Schmitt e indica l’insieme di discipline dedite allo studio del sistema nervoso dell’uomo e degli animali. Esse seguono un metodo rigorosamente empirico: osservano, misurano, descrivono, formulano ipotesi. Respiriamo, pensiamo, immaginiamo, parliamo, ricordiamo grazie al fatto che questi processi comportamentali sono “governati” dal sistema nervoso, in particolare dal cervello.

 

Per comprendere la mente quindi occorre studiare il cervello fisico, “riducendo” la mente, come abbiamo detto, a realtà fisica, a espressione del cervello, dal momento che le neuroscienze devono basarsi sulla realtà fisica, su osservazioni oggettive dei fatti. Di qui, l’equivalenza fra mente e cervello, i quali pertanto diventano un organo unificato. “Riduzionismo” significa che “A non è che B”. Non esiste alcuna attività umana in cui non ci sia “qualche rapporto” con il cervello (J.J. Sanguineti).

 

Nascono nel tempo le neuroscienze affettive, le quali studiano i circuiti cerebrali adibiti alle emozioni, ai sentimenti, agli affetti. Lo sviluppo di questo campo neuro scientifico mostra poi come anche gli animali abbiano comportamenti emotivi. E’ opinione comune che le regioni primitive del cervello e l’amigdala siano la fonte dell’ emotività e della paura.

 

Riepilogo.

Le neuroscienze, così come le altre scienze, si basano sul metodo empirico, sull’osservazione sperimentale dei fatti, della realtà materiale. La scienza esamina e descrive le parti osservabili e misurabili del mondo reale. L’anima, la mente, l’ipotesi Dio, il trascendente, le religioni non possono essere indagati con i metodi scientifici. Sono fuori dalla scienza, poiché non sono oggetti reali, fisici, materiali, ma sostanze immateriali. Per poter studiare la mente, le neuroscienze operano il principio del riduzionismo, “riducono” la mente ad oggetto fisico, materiale. La mente viene esaminata in tal modo come qualsiasi oggetto fisico, un oggetto “osservabile e misurabile”. Secondo questa concezione, la mente non esiste come entità separata dal cervello. Cervello e mente, lo ribadiamo, sono “identici”. Gli atti mentali sono “ridotti” ad atti neurali. La mente perde quindi il suo statuto di sostanza immateriale.

 

Questa visione elimina ogni aspetto metafisico della mente, superando il problema mente-corpo e mente-cervello. Non c’è dualismo, poiché la mente è considerata una proprietà del cervello, una manifestazione dei neuroni.

 

Conclusione.

La concezione secondo cui la mente è il frutto dell’attività del cervello è "indimostrabile" La riduzione degli atti mentali, delle azioni umane a processi cerebrali è ritenuto da molti autori un “errore”, che “banalizza” la persona umana (Alva Noe). La nostra mente e la nostra coscienza non sono “incapsulate” nel nostro cervello, ma sono “estese” anche fuori dal nostro corpo, ossia nel mondo, nelle persone e nelle cose con le quali “interagiamo”. Insomma, l’io- lo spirito- non è il cervello umano. L’uomo non può essere “ridotto” a “scariche neurali”. La soggettività umana ha come nucleo la persona e non può dunque essere risolta in puri processi neurali. Il cervello non pensa, non agisce, ma è la persona che vive, pensa e agisce, servendosi del suo cervello.


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