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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

La notte tace #GiornoMemoria


Testo proposto da LaRecherche.it

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Pubblicato il 25/01/2019 12:00:00


Sempre nell'ambito del Giorno della Memoria, segnaliamo il libro "La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica", edito da Belforte (2010), a cura di Sara Ferrari. 

 

Sui canali di vendita del libro troviamo la seguente descrizione:

 

Come può l'arte, massima espressione di libertà dell'individuo, parlare della Shoah, di quel male radicale in cui la coscienza individuale è stata annichilita? Questa raccolta di poesie offre per la prima volta in traduzione italiana una panoramica del modo in cui la Shoah è stata rappresentata ed elaborata in ebraico, la lingua del popolo che si voleva annientare. Attraverso le parole dei poeti uccisi nei campi di sterminio o sopravvissuti; di coloro che trovandosi all'epoca già nella Palestina mandataria assistettero da lontano al tentativo di distruzione dell'ebraismo europeo; infine dei figli e nipoti dei sopravvissuti, posti di fronte al peso opprimente di traumi e sofferenze familiari, il volume apre una prospettiva nuova su un evento indicibile ma di cui abbiamo il dovere di non smettere di parlare.

 

Nella prefazione di David Meghnagi, titolata "La funzione terapeutica della poesia", si legge:

 

Dare un nome al dolore è parte di un processo profondo con cui le generazioni ristabiliscono un contatto che è stato spezzato con la violenza estrema. La poesia ha una funzione terapeutica, mette in contatto le parti interne morte con quelle rimaste vive e così facendo impedisce che il nemico vinca ancora. [...] Prendendo corpo a contatto col dolore più profondo, la parola restituisce all'anima la forza per illuminare il buio e ridare voce alla speranza.

 

Nella presentazione di Gianfranco Fini, titolata "La memoria come dovere", si legge:

 

Raccontare la Shoah attraverso il linguaggio poetico consente, per certi aspetti, di esprimere più compiutamente lo sgomento davanti al mistero del male. L'interrogativo che si poneva Primo Levi "È accaduto, può accadere di nuovo?" deve comunque restare scolpito nella nostra coscienza e deve, soprattutto, contribuire a definire i punti fermi ideali e comportamentali delle giovani generazioni.

 

Ogni poesia, tradotta in italiano, ha il testo originale ebraico a fronte.

 

Proponiamo qui due brevi poesie (da pagina 149 e pag. 189):

 

Famiglia

 

Tu e io; e la bambina.

Leggeri più dell'aria salimmo,

perché il cammino del vento è nelle altezze.

 

Dal registro fummo cancellati, dalla, memoria

degli uomini. La fuliggine del forno annotò

il racconto mozzato del nostro amore.

 

 

 

Cumuli

 

Cumuli.

Cumuli di cadaveri, cumuli di occhiali, cumuli di denti,

cumuli di scarpe, cumuli di sapone, cumuli di cenere,

cumuli di sterco, cumuli di sangue, cumuli di

capelli, cumuli di ossa, cumuli di

vestiti, cumuli di oggetti,

cumuli di teschi,

cumuli di polvere,

cumuli di

rifiuti,

cumuli di

esseri umani.

 

E io sotto di loro.

 


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