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Alla lontana, alla prima luce del mondo

di Giuseppe Grattacaso
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Pubblicato il 14/01/2011 12:00:00

Alberto Toni è un poeta che negli anni ha costruito un proprio mondo poetico ben saldo, che trova piena conferma nell'ultima raccolta dal titolo evocativo e solenne di "Alla lontana, alla prima luce del mondo". Ma è bene sgombrare fin dall'inizio la mente da ogni equivoco. La solennità che il titolo richiama e reclama è in fondo quella di una quotidianità che, proprio manifestandosi come tale, e dunque con tutta la sua precarietà e prevedibilità, scopre imprevisti recessi di significazione, legami inconsueti tra le cose, e per questo ancor di più carichi di senso e di inattese prospettive. E' proprio partendo da questa banalità dell'esistere che Toni tesse la sua ragnatela di immagini, di vaganti e singolari parentele che fanno sì che il mondo si animi di nuovi sentimenti e il lettore sia persuaso ad una visione eccentrica, che porta cioè lontano dal proprio centro, si smarchi dal consueto percorso e approfitti dell'inconsueta visuale.
Risulta emblematica, a tale proposito, la soluzione raccontata nella poesia Didattica. Il poeta, che è insegnante, si ritrova tra le mani l'ultimo numero di un settimanale, che dovrà poi usare insieme ai suoi alunni per un lavoro in classe. Ma la realtà non può essere quella ordinata nelle pagine della rivista. Infatti: “Finiranno in pezzi articoli e foto, / in ritagli creativi, uno spazio giovane / il mondo rimaneggiato, ricreato a misura, / affondato senza paura, con qualche errore / ancora, qualche ingenuità nel mandato”.
Il compito del poeta è quello di osservare, di rilevare che un'altra strada è possibile, ma senza tentare di spiegare, solo suggerendo che quello che si vorrebbe comporre in unità è solo uno sfilacciato universo di “ritagli creativi”, che comunque proprio per questa sua frammentata consistenza è in grado di comunicare sorprendenti frammenti di verità.
Guardata con questi occhi, la realtà lascia emergere zone misteriose e affascinanti, angoli da dove il passato, anche quello più lontano e magmatico, riesce a manifestarsi, piccoli gesti nei quali il futuro si lascia intravedere o dai quali è possibile che il sacro inaspettatamente si mostri.
La raccolta si apre con la sezione “Trovatori”, che indica un modo di procedere ricorrente in questa poesie di Toni. Ogni poesia è dedicata ad un poeta occitano, da Jaufre Rudel a Giraut de Bornelh, da Raimbaut d'Aurenga a Chrétien de Troyes, Arnaut Daniel, e riprende i temi d'amore tipici dei componimenti trobadorici, ma contiene espliciti riferimenti all'attualità, all'uso della posta elettronica, in questo caso tramite indispensabile tra il poeta e la propria donna, negli Stati Uniti per lavoro: “E allora mi accendo in connessioni, qui / l'orologio è il mio tempo naturale e niente / arrangiamenti o battiti / o sussulti, sul tuo inchiostro indelebile invece / gli spostamenti rapidi, Washington, Philadelphia”. La vicenda esistenziale e privata fa riemergere la memoria della lirica medioevale dei trovatori e questi, a loro volta, danno diversa consistenza e significazione al presente.
Possono essere appunto accadimenti privati o in qualche modo vicini a chi scrive ad attirare immagini, a mettere in moto relazioni con frammenti di una realtà che semmai si desume da messaggi vaganti tratti dai mezzi d'informazione o ricavata da abusate formule comunicative, e dal verso restituita a nuova vita. In ogni caso emerge il legame tra gli eventi del quotidiano e il senso, mai chiaro comunque, di una vicenda collettiva e storica che ci trascende e dalla quale non è possibile ricavare spiegazioni. E' quanto avviene ad esempio nel bel finale della poesia Dieci anni, contenuta nella sezione “Sacra privata”: “Noi siamo così legati che non temiamo / la ruota del carro dell'abbandono, / il giro di vite, l'acqua dell'alluvione che travolge e distrugge / l'ansa pericolosa che stringe il fiato / e all'occasione rende inutili e muti i discorsi”.
Il dettato della poesia di Toni è pacato, un recitato senza declamazioni e senza solennità, dotato di una musicalità sottile, mai ostentata, che evita i clamori dell'orchestra. Con un verso che richiama alla lezione dei classici, Alberto Toni ci porta a conoscere il suo pantheon poetico, composto sì dai trovatori, ma anche da Shelley e dai contemporanei Elio Pagliarani e Amelia Rosselli, a ognuno dei quali è dedicato un passaggio di questo viaggio nel quotidiano trasfigurato dalla storia e dalla letteratura che è "Alla lontana, alla prima luce del mondo".

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