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Il vuoto è pieno di poesia, articolo di Donato Di Stasi
 
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Commenti al testo di Salvatore Armando Santoro
Non ho nulla da dare

Sei nella sezione Commenti
 

 Salvatore Armando Santoro - 06/03/2018 14:26:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Armando Santoro » ]

E’ una poesia sociale e politica nello stesso tempo. Mi rivolgo a due uomini che ostentano potenza e stanno giocando con i destini del mondo: da una parte Trump, convinto che la potenza americana non potrà mai essere scalfita, e dall’altra Kim Jong-Un, Presidente della Corea del Nord, che si sta divertendo a provocare e giocare con il fuoco. Gli indici che si muovono sulle tastiere sono quelli della valigetta nucleare. E’ di loro che parlo nella mia poesia e la chiusa finale della mia composizione non ha bisogno di ulteriori commenti:

Se ne stanno arroganti davanti ad un PC,
ostentano potenza.
Da un dito in attesa
(estremità protesa d’un meccanismo
in attesa di impulsi)
il destino del mondo.

Ma adesso sembra che le due Coree vogliano trovare una intesa in direzione della pace. Ed io mi auguro che il buon senso prevalga prima che sia troppo tardi per tutti. Io la guerra l’ho conosciuta. In un’altra dimensione ma sempre di guerra, che ha generato odio e rancore e miseria, si trattava.

 Salvatore Pizzo - 05/03/2018 23:59:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Pizzo » ]

Ne evinco uno stato d’animo che non posso non condividere: l’atmosfera di questi giorni non fa che prosciugare le parole in bocca, esaurendole in un chiacchiericcio da tastiera che esaurisce qualsiasi possibilità di arrivafre a discernere quale possa essere l’oggetto del contendere. E dire che non si tratta solo della sopravvivenza, bensì del colore e di quale sentiero su cui instradare il futuro delle prossime generazioni. Ma si sa che, a queste, ormai pochi ci pensano, così tutti ripiegati ed incarogniti sulle proprie tastiere, a digitarci la vacuità dell’orrore interiore che ci aleggia...
Molto sentita

 Arcangelo Galante - 05/03/2018 21:02:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

I componimenti, che trattano l’interiorità di un autore, sono, spesso, sempre colmi di interesse, di amare verità, nonché spunti di riflessione, per chiunque, un’anima sensibile, possieda.
Ci portano a pensare sulle ragioni che hanno spinto il poeta a scriverli, e, al tempo stesso, possono persino essere lo specchio di reconditi pensieri, talvolta non espressi adeguatamente.
Qui, nell’opera, si tenta di riprendere qualcosa che è sfuggito al valore dell’uomo, ma che, forse, in quella peculiare circostanza, in cui transitava l’esistenza, non ci si accorgeva fosse estremamente importante, sino al punto da procurare “vertigini”, così liberamente le intendo definire, agli altri, che al contrario, tentano di offrire un senso alle cose.
E più che un’analisi feroce, mi appare come una percezione seria e veritiera di una realtà quotidiana del nostro mondo, con tutte le sue brutture, in costante aumento.
La civiltà è morta da tempo e l’uomo, a mio avviso, si è letteralmente involuto, adattandosi a un mondo privo di sensibilità ed umanità, da mantenere ed esternare, in ogni dove.
Siamo quasi un poco tutti sospesi, qualche istante, nella vita, nel bilico delle scelte.
Quello che conta però è la libertà di azione e di emotiva intenzione buona, nel proporre versi di pace ed armonia, pur se non raccolti ed apprezzati totalmente, giacché, presto o tardi, a qualcheduno non sfuggiranno, impedendogli anche di trattenerli nella memoria.
Un testo, indiscutibilmente significante, dal messaggio lampante e veritiero, che mi è parecchio piaciuto.
Domando venia, per averlo interpretato secondo una mia intima chiave di lettura.
Un gentile saluto all’autore!

 Franca Colozzo - 05/03/2018 11:37:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

@Salvatore. Gli uomini ostentano onnipotenza senza sapere che sono fuscelli in preda alla tempesta. L’attimo fuggente colgono in fretta, ignari della fine che li aspetta.
L’importante è offrire versi di pace e mai di guerra, ce n’è già troppa su questa nostra terra!
Scrivere è come esporre un po’ la propria anima alle procelle di una società da me classificata demente (poesia "Società demente"). Anche se è passato tanto tempo dalla stesura di quella poesia, pare che le cose siano rimaste invariate, quasi cristallizzate in una muta obsolescenza sociale.
Colgo la forza del tuo poetare dal messaggio che rechi a mani nude sull’altare ormai quasi negletto della poesia. Buona giornata.