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Commenti al testo di Franca Colozzo
Rima o non rima?

Sei nella sezione Commenti
 

 Franca Colozzo - 26/02/2019 19:39:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Leggendo il tuo commento Giulia, mi è sorta spontanea una riflessione spesso ricorrente nei miei commenti, ovvero un paragone tra pittura e poesia. Pensando alle nuove forme espressive in arte, vituperate o esaltate, mi è balzata in mente la "Computer Art" e cioè la realizzazione di un’opera d’arte attraverso il movimento di una figura reale (ad es. una ballerina che si muove in uno spazio reale a passo di danza, ripresa dalla telecamera di un computer, i cui movimenti vengono trascritti da un pennino su un foglio secondo le linee vettoriali del moto).
Senza entrare nel merito di tutta la ricchissima produzione artistica del ’900 e di tutte le avanguardie fino alle più dicotomiche espressioni artistiche contemporanee (ci vorrebbe un trattato), si vive in arte la stessa confusione che scuote la poesia tra fautori di stili passati e presenti.
Chi ha ragione e chi ha torto? Probabilmente nessuno dei due: ogni epoca ha apportato dei cambiamenti stilistici in base alle mode del tempo, altrimenti non ci sarebbe stato il progresso e forse saremmo ancora ai graffiti del Paleolitico.
Manca, però, una voce che si alzi sul coro e che ci indichi la strada da percorrere, ammesso che ce ne sia una sola in questa giungla moderna. Una volta era tutto più facile perché non c’era internet che immette continuamente una valanga di informazioni, di impressioni e di input. Siamo diversi in quanto figli dei nostri tempi, con buona pace di tutti. Poi, sì tu hai ragione, chi tocca i fili muore! Buona serata. Un abbraccio affettuoso.

 Franca Colozzo - 26/02/2019 19:10:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Antonio, sono d’accordo con la tua acuta analisi sull’uso della metrica in poesia. Il mio aforisma è scaturito di getto dalla lettura dell’ultimo sonetto di Lorenzo Tosco, di cui apprezzo l’eleganza stilistica che rinvengo anche nel tuo stile. Non ne condivido però la strenua difesa ad oltranza del genere, in quanto credo che stiamo attraversando una fase di profonda trasformazione culturale e tecnologica.
La "vexata questio" è rimasta sempre quella da me espressa già tempo addietro nel mio saggio sulla presunta morte di un certo tipo di poesia, cui noi siamo abituati fin dai banchi di scuola:

https://www.larecherche.it/testo.asp?Id=616&Tabella=Saggio

Può una certa musicalità, insita nei versi, essere definita un’alternativa alla metrica?

Forse ha ragione Giulia quando afferma che stiamo attraversando un periodo di transizione in cui, accanto alla ricerca di un nuovo modo espressivo, mancano dei poeti che facciano tendenza.
Comunque, credo che ognuno di noi in buona fede cerchi di esprimersi come meglio crede senza avere la presunzione di essere un Poeta, con la "P" maiuscola. Io, ad esempio, traduco le mie poesie in inglese per pubblicarle poi su un blog di Linkedin: "Creative Visionary POD" e gli anglofoni, bontà loro, mi dicono che scrivo belle poesie.
Poi si sa "nemo propheta in patria" e casco dalle stelle alle stalle! Vacci a mettere una pezza! Grazie del tuo gradito passaggio. Buona serata.

 Antonio Terracciano - 26/02/2019 11:06:00 [ leggi altri commenti di Antonio Terracciano » ]

Sono totalmente d’accordo con il doppio concetto espresso da Franca Colozzo. Le rime, da sole, non formano una poesia. Possiedo un vecchio vocabolario del dialetto napoletano, le cui ultime settanta pagine sono costituite da rimari (ad uso dei poeti) : ecco, è proprio il rimario che non si deve mai consultare! Chi lo consulta rischia di produrre quelle famose rime forzate, come "cuore-amore" , che hanno reso quasi ridicole tante poesie minori, soprattutto dell’Ottocento. Ma alla rima, quando viene naturale, spontanea, non si dovrebbe (credo) dire di no: sarebbe, che so, come privarsi della compagnia di una bella donna (o di un bell’uomo) , che rende più piacevoli i nostri momenti... Giustamente poi Franca scrive che la poesia senza rima "può diventare" armonia. Si badi: "può diventare" , non "diventa" , perché, per ottenere l’armonia, c’è di solito bisogno di qualche schema metrico, anche se abilmente camuffato (quelle che io e Lorenzo ci permettiamo di chiamare "prose verticali" sono appunto "poesie" senza schemi metrici né rime) . I confini tra la poesia e la prosa sono molto sfumati, come quelli tra la musica e il rumore (per me, il jazz è musica - e che musica, a volte! - , il rock rumore) . Ieri sera, per concludere, vedevo alla T . V . un interessante documentario francese su Rimbaud in Africa: aveva quasi completamente rinnegato le sue poesie, le considerava praticamente errori di gioventù. Da chi furono recuperate, esaltate ed imitate? Più che dai suoi connazionali, dalla "beat generation" americana (compresa, tra gli ultimi, la cantante - poetessa Patty Smith) e, si sa, le mode oltreoceaniche hanno una notevolissima (anche se poco giustificata) influenza sulla nostra vecchia, stanca e sconfitta Europa...

 Giulia Bellucci - 26/02/2019 10:32:00 [ leggi altri commenti di Giulia Bellucci » ]

Ciao Franca.
Certamente è come dici tu. Credo che le rime non siano condizione necessaria e sufficiente per una bella poesia. Questa è la mia opinione. D’altronde non credo neppure che si escludano a vicenda.
Non c’è, secondo me, una regola che possa essere universalmente valida. C’è anche chi scrive versi in metrica, senza adottare le rime. Anche quello è soggettivo. Credo che oggi non esistano correnti nuove ben definite. Sicuramente il poeta di oggi si trova difronte a una realtà diversa rispetto al passato, ragione per cui necessariamente si cercano forme diverse da quelle classiche. Ma almeno secondo me, non ne sono ancora state trovate di forme nuove ben delineate. Alcuni testi risultano musicali di per se stessi, altri invece non lo sono, indipendentemente dalla forma usata. C’è chi scrive delle belle prose che spaccia per poesie e chi inneggia rigorosamente alle forme più antiche e c’è chi sta nel mezzo. Ma non dirlo se sei di un’opinione diversa, altrimenti verrai linciata da qualcuno della fazione opposta alla tua.