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Commenti al testo di cristina bizzarri
E fui Papessa, solo nei Tarocchi

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  Cristina Bizzarri - 15/10/2013 16:21:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Un grazie sincero a Giorgio Mancinelli e alla sua partecipazione a quello che potrebbe essere un frammento di un "discorso amoroso" che affonda le sue radici fin dentro l’origine del nostro tempo, della dimensione linguistica in cui abitiamo e che secondo me potrebbe rappresentare solo un modo di essere, quello in cui noi stiamo, all’interno di una realtà più ampia. Mi riprometto sinceramente di leggere i due libri che mi ha consigliato e lo ringrazio di essersi a lungo soffermato - con ben altra preparazione che la mia - su un testo che comunque nasce dal mio affacciarmi sul mondo dei simboli attraverso un tentativo troppo
frammentario e sporadico di studiarli, con la lettura (anche qui, troppo saltuaria e frammentaria) di maestri come Schuré, Guénon, Zolla, o, appunto, il semiologo Barthes. Ma anche cattolici universali come Theilhard de Chardin, Mancuso, Panikkar secondo me indicano possibili percorsi che oltrepassano visioni anguste e dogmaticamente confessionali, aprendosi alla filosofia e alla scienza. Vorrei avere la forza di volontà e le capacità intellettuali per approfondire questo discorso che tocca così da vicino questo mistero che é il nostro essere, tutti, "Uomo", con le nostre peculiarità. Perciò credo che leggere i libri consigliatimi potrebbe essere per me un incoraggiamento a proseguire, per quanto potrò riuscire a comprenderne!
Ringrazio ancora, sinceramente.

 Giorgio Mancinelli - 15/10/2013 09:49:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Mancinelli » ]

Senza dover necessariamente scomodare la psicologia, è forse la sociologia che può offrire all’interessante contesto che Cristina Bizzarri ha sollevato in queste pagine, una risposta. Di là dal sembrare opportunamente contraddittoria, la difficoltà del sociologo di formulare una risposta propositiva, rientra nella contrapposizione di due diverse individualità messe a confronto nel testo: quella ‘maschile’ e quella ‘femminile’, storicamente in contrasto tra loro pur riproponendo sé medesime in molteplici e differenti soluzioni, e che vagano alla ricerca di un ‘riconoscimento’ incondizionato, che le restituisca alla ‘realtà sociale’, di cui, ‘di fatto’, sono parti integranti. Il vero problema, volendo qui generalizzare, si pone allorquando all’interno della suddivisione di ‘genere’ avviene la separazione dei rispettivi ‘ruoli’, e quindi delle diverse ‘identità’, onde la necessità di prodursi in una scelta dell’altro’ che determina il ribaltamento e diventa ‘l’altro come scelta’, che da così un senso compiuto all’impianto concettuale evidenziato, e lo risolve in quanto ‘forza’ esponenziale di una volontà costruttiva in entrambi i soggetti. Forza pluralistica di diversa natura, come la caducità soggettiva dell’uno e la soggettività individuale dell’altra, o viceversa, che ritroviamo compresse nell’idea dominante del benessere sociale, sia famigliare, di opportunità lavorative, di produttività che non tende a emarginare chi non è fattivo o, anche, l’avanzamento ingiustificato dell’uomo in rapporto alla stessa funzione svolta dalla donna. Altresì livella l’insorgere di drammatiche regressioni nei rapporti, riscontrabili, ad esempio, negli accadimenti che producono forme di criticità e che stravolgono l’assetto del rapporto comunicativo: “nel momento esperienziale della ragione e nel momento riflessivo della critica”. Immersi nel modello di società fin troppo ‘individualistica’ ed astrattamente ‘egualitaria’, in cui viviamo, a volte non ci accorgiamo di assistere al perseguimento di sommovimenti socio-economici (ipertecnologia, globalizzazione, squilibri geografici, nazionalismo, razzismo, fondamentalismo), che segnano il punto di una svolta ‘retroattiva’ dei limiti intrinseci del paradigma egualitario. Fatto salvo, ovviamente, lo ‘status quo’ secolarizzato, accettato e difeso dal capitalismo imperante che, seppure ieri consentiva una sicurezza interiore che più non appaga, perché andata smarrita; oggi, minaccia la trasformazione di una più libera e aperta comunicazione, alla quale invece dovremmo tendere. Ne vale la nostra sopravvivenza. Pertanto invito Cristina Bizzarri a guardare ‘oltre’ e superare la dicotomia del ‘contrasto’ uomo/donna e valutare ‘l’altro come scelta’, una possibilità in più per una serena convivenza.

Senza nulla togliere, ovviamente, che l’esercizio di individuare ‘poeticamente’ una diversità scottante come quella evidenziata, le ha permesso di ri-aprire il discorso sul ‘genere come risorsa comunicativa’ e non solo, anche quello sulla ‘giustizia sociale e dignità umana’ che riprendo dall’omonimo libro di Martha C. Nussbaum, voce tra le più innovative nel panorama socio-filosofico contemporaneo, in cui si inneggia alla “...propria autonomia e alla rottura della coazione, come le condizioni per sostenere un dialogo franco” con il futuro. Ma c’è un libro che vorrei suggerire a Cristina (se mi è permesso): “L’arte della vita” di Zygmunt Bauman, in cui è detto «La nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no» e che mi permetto qui di completare con «..che lo vogliamo o no.» Spetta a noi, in funzione del ‘libero arbitrio’ che ci è dato e che dobbiamo (sono categorico), utilizzare al meglio, in ogni aspetto e in ogni momento della vita sociale e comunitaria, senza lasciarci condizionare dalle mode e dalle strutture di una democrazia che non ha retto all’impatto con l’evoluzione dei tempi. Sì, forse mi sono dilungato un po’ troppo per essere solo un commento a un fare ‘giustizia poetica’ come spesso capita alla poetessa Cristina e da me molto apprezzato perché ‘rompe’ con la ‘pochezza’ giornaliera di tanti versi che si allontanano dalla poesia per infrangersi contro gli scogli della vacuità. A Cristina dunque il mio apprezzamento più sincero nella mia ferma intenzione di leggerla ancora sulle pagine de La Recherche.

  Cristina Bizzarri - 14/10/2013 12:24:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Roberto-Norberto, Amina, Luciana, Giorgio: la Papessa è più che altro un percorso (o almeno l’esoterismo cristiano la vede così - ma è solo un’etichetta). Una lettura che attraversa i segni religiosi, filosofici, antropologici. Per me molto interessante perché non all’interno di una particolare scuola di pensiero, anche se necessariamente abita un luogo che è quello del linguaggio. Condivido pienamente quello che dici, Giorgio. Luciana: no non mi stupisce quello che dici, credo che i tuoi studi e le tue
esperienze ti abbiano permesso di "oltrepassare" certe nomenclature che poi si radicano in un immaginario - che per fortuna è dinamico e non si sclerotizza. Amina: credo che il tuo pensiero e la tua sensibilità vadano in questa dirazione ...
Grazie a tutti per l’arricchimento intellettuale, culturale e soprattutto per la vostra amicizia!

 Giorgio Cornelio - 13/10/2013 22:40:00 [ leggi altri commenti di Giorgio Cornelio » ]

I tarocchi come strumento d’analisi antropologica: mi riconduce all’operazione fatta da Artaud (e in seguito anche da Emilio Villa); questi tuoi versi aspirano all’indagine del femminile, e quindi (anche) del Creato: vi traspare in filigrana l’immagine di una donna che prima di tutto combatte la tirannia dei generi( e quindi il vaniloquio dell’ uguaglianza - istituzione la quale genera il terrore verso le differenze-). Eppure credo che molta di questa brutale dittatura del maschile sia dovuta a quel Dio cui questi versi rimandano; e credo anche la libertà dai generi si possa raggiungere solo quando-alfine- ci saremo liberati del "giudizio di Dio".

"Un giorno esisterà la fanciulla e la donna, il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile, ma qualcosa per sé, qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine, ma solo a vita reale: l’umanità femminile. Questo progresso trasformerà l’esperienza dell’amore, che ora è piena d’errore, la muterà dal fondo, la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano, non più da maschio a femmina. E questo più umano amore somiglierà a quello che noi faticosamente prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda".

 Luciana Riommi Baldaccini - 13/10/2013 20:29:00 [ leggi altri commenti di Luciana Riommi Baldaccini » ]

Cristina, forse ti sembrerà strano che io, con la mia esperienza pluridecennale di studio e di pratica della psicologia analitica junghiana, mostri scarsa frequentazione e sintonia (forse anche simpatia) nei confronti di simbologie, appartenenti sicuramente alla vicenda psichica dell’umanità e alle modalità in cui l’umanità se l’è rappresentata, che, tuttavia, sento oggi estremamente lontane nel linguaggio e anche spesso nel loro contenuto di senso (se mai abbiamo fatto qualche passo avanti!). Confesso perciò di non aver mai avvicinato i Tarocchi, né direttamente, né indirettamente: dunque non so chi sia la Papessa! In ogni modo posso suppore che questa figura incarni una sorta di "contro-potere femminile" rispetto a un "potere maschile", anche per quanto riguarda la sfera spirituale. E qui, a prescindere da simbologie più o meno antiche o arcaiche, lo studio pluridecennale di cui sopra potrebbe offrirmi alcune chiavi di lettura su una relazione tra "maschile" e "femminile" (ma non solo tra uomo e donna) che ancora si gioca nella dimensione del dominio dell’uno sull’altro, e così gettare anche uno sguardo sullo stato della coscienza che produce e mantiene quel modello di relazione (dove compaiono anche l’idea del peccato, il senso di colpa ecc.), cui mi sembra tu ti riferisca nella chiusa... Ma anche lì... tra separazione e auspicata riunificazione, si potrebbero aprire altri discorsi...
Ciao Cri ;-)

 amina - 13/10/2013 19:08:00 [ leggi altri commenti di amina » ]

Noi, sole, inviate
Maria, la Samaritana, Maria ancora versando il nardo sui capelli di Gesù..e Donna gli toccò le vesti dicendo tutta la Verità, salvandosi.
Corse la samaritana invitata ad annunciarlo, dove a Pietro ordinò il tacere! E non è forse il Regno di Dio paragonata ad una donna che impasta un po’ di lievito nella "massa" della farina?
"A che cosa paragonerò il regno di Dio? Esso è simile al lievito che una donna ha preso e mescolato in tre misure di farina, finchè sia tutta lievitata" Lc 13:20,21
Una donna stanca quella di Samaria, tra le tante neglette,quando incontro la stanchezza di quell’Uomo al Suo pozzo; stranieri entrambi nell’usare la stessa lingua della sete, degli emarginati, eppure intuiamo l’accoglienza, conteniamo il parto.
Che forse l’uomo di terra ci abbia "viste" più amate? o più amanti di un Dio? Forse ha temuto quella nostra forza nel portare il peso ogni "santo" giorno dal pozzo verso casa? come se da quel foro si gonfiasse uno scuro animale, un ignoto da lui..

Non diversamente da Abele ci abita Caino che non cerca pietà a redenzione, ma altro Amore strappandosi dal petto una pietra dura
" Fratello dove sei? Voglio tornare indietro
abbracciarti voglio: essere anche te"
Comincia qui l’Umano, una parola che "porta" e non solo fa "passare" scaturendo dalla luce: quando l’Amore coincide anche con il Nulla (la Fede come quel simbolo della Papessa)
fino alla Resurrezione continueremo quell’impasto in tre misure, con coraggio guardando nel profondo per capire finchè sia tutta lievitata
finche davvero saremo "anche te" con l’Uomo

Nardo purissimo questa Tua Poesia Cristina. Grazie di avercela donata

 Norberto Rebbino - 13/10/2013 18:59:00 [ leggi altri commenti di Norberto Rebbino » ]

sontuosamente visionaria.


 Cristina Bizzarri - 13/10/2013 16:37:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Grazie Loredana, interessante, creativo.

 Loredana Savelli - 13/10/2013 16:24:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

E’ un esperimento di letteratura combinatoria. Così dice Calvino nella prefazione: "Mi sono applicato soprattutto a guardare i tarocchi con attenzione, con l’occhio di chi non sa cosa siano, e a trarne suggestioni e associazioni, a interpretarli secondo un’iconologia immaginaria. Quando le carte affiancate a caso mi davano una storia in cui riconoscevo un senso, mi mettevo a scriverla."

 Cristina Bizzarri - 13/10/2013 16:12:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Grazie Emilio di avere risposto alla mia richiesta di lettura, e di avere fatto molto di più, da amico quale sei e da interprete profondamente coinvolto e partecipe delle sorti delle "umane genti", che secondo l’immenso Leopardi trova il suo compimento nel Nulla, ma forse la sua Ginestra alludeva ad altro... e se la bellezza cui essa accenna è peritura, tuttavia il semplice fatto che esista e viva in mezzo a noi potrebbe testimoniare ben altro, ben oltre. Tornando alla donna, è certo che fin dagli inizi, salvo forse rare eccezioni, la sua immagine è stata sempre vista come ambigua e minacciosa. Basti pensare alle religioni e alla loro organizzazione, dove i ruoli di comando e/o autorità sono stati accaparrati dai maschi, e le donne hanno un ruolo di contorno con la scusa che fanno i bambini e devono badare alla casa. Ci sarà una qualche ragione a questo strutturarsi del pensiero inserita nei circuiti cerebrali durante l’evoluzione umana? Ci sarà qualche influsso cosmico, stellare, ad aver portato a questo? Qualche legge matematica assolutamente separata dalla volontà umana -ab-soluta, sciolta - che statisticamente, attraverso ritmi ciclici tanto imprevedibili quanto extra-terreni conduce i giochi? Io non credo. Credo invece che ha sempre prevalso la legge del più forte, cioè la violenza, e a soccombere sono state le creature più deboli, tra cui le donne. Ma credo anche che il percorso terrestre e umano sia giunto a un bivio, e che quello che dovremo intraprendere sarà un difficile percorso verso la libertà. Il discorso sul Divino, credo sia oltre tutto questo. E resta aperto...

 Emilio Capaccio - 13/10/2013 15:47:00 [ leggi altri commenti di Emilio Capaccio » ]

Delinei con sorprendente liricità e sensibilità un’intera epopea storica della donna, affondando le radici nel mito, fino ad arrivare oggi a te stessa; una donna che non può e non deve essere solo, banalmente, il genere femminile dell’uomo, ma "creatura" dolcissima e profondissima, figlia dell’amore di Dio, e ciò emerge soprattutto quando dici:

"...Adam
non ha compreso ancora il suo cammino,
se in ogni sua orma ti calpesta,
se taglia e separa sé da te."

Però, mi inquieta questo suo senso di peccato (che trasuda dalle tue parole) che si trascina dietro nel tempo, questo senso di colpa che le è stato ingiustamente affibbiato a partire dagli albori della creazione dell’Uomo e che l’uomo ha continuato a inculcarle nella storia con molta crudeltà e sopraffazione.
Mi inquieta fino a quando tu stessa dici:

Ora lo sai, Papessa, chiudi gli occhi,
non aver paura, non c’è peccato
in te se era tua l’immagine
dell’uomo arrivato fino al pozzo -
guardava insieme a te, giù nel profondo.

E con queste parole rassicuri le sue paure e le tue, riscatti lei e te stessa e la riponi e ti riponi in quella centralità del mondo che è e doveva esserle/ti propria, accanto all’uomo.
La tua invettiva contro l’uomo, come prologo delle conclusioni a cui giungi nella chiusa, si riducono a sommesse e dolcissime parole d’amore (e questo testimonia, secondo me, il tuo grande spirito):

Ti ha mentito l’uomo, per paura
che il vuoto che c’è in te sia anche suo.
Ha costruito un cerchio che separa,
si è posto al centro e traccia delle cifre -
ma verrà l’acqua, e le cancellerà".

E quell’acqua di cui parli, potrebbe essere l’amore di Dio, la sua infinità pietà, l’accoglienza nelle sue braccia che cancelli tutte le ingiustizie subite sulla terra, nel momento del trapasso, ma potrebbe essere un’acqua più propriamente "terrena", cioè un ravvedimento, una resipiscenza dell’uomo/maschio, che adotti infine comportamenti che non scaturiscano più da odio, gelosia, possessività che si abbattono con veemenza sulla donna, potrebbero essere leggi più giuste che puniscano con dovuta severità ogni reato contro le donne; che riconoscano, in alcune regioni del mondo, il diritto allo studio, di partecipazione alla vita politica, che aboliscano forme di punizioni corporali e torture o addirittura forme di esecuzioni sommarie, come la lapidazione.

Cristina, io sono arrivato fin qui, attraverso le tue parole, grazie a questa poesia, non importa se siano stati i tuoi stessi pensieri che ti hanno guidata quando l’hai scritta; so di certo che sono pensieri di "giustizia" e di amore per l’uomo, la donna e qualunque essere vivente nel Creato. E noi abbiamo ancora così tanto da imparare e così tanto da farci perdonare da Dio, che se ci penso, mi prende un senso di sgomento e di vertigine, come mai mi è successo.

Un abbraccio.

  Cristina Bizzarri - 13/10/2013 14:58:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

No, dev’essere molto bello vero?

 Loredana Savelli - 13/10/2013 14:30:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Hai letto forse "Il castello dei destini incrociati" di Calvino?

 Loredana Savelli - 13/10/2013 13:50:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

"Adam
non ha compreso ancora il suo cammino,
se in ogni sua orma ti calpesta,
se taglia e separa sé da te."

Ho stralciato questo pezzo perché mi sembra che il tema sia la frattura tra maschile e femminile, e il senso di colpa avvertito dalla donna nel trovarsi da sola di fronte al vuoto e allo straniamento. Insomma l’eterno non capirsi tra uomo e donna, la solitudine di entrambi. Questi temi ti sono cari e apprezzo la tua costanza nel ricercarne l’origine nei testi antichi, nella sintesi tra sacro e profano.
Sento però l’esigenza di rileggerla.
Ciao cara