:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
🖋 classifica e vincitori del Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
 
« torna indietro | leggi il testo | scrivi un commento al testo »

Commenti al testo di Fabrizio Giulietti
Transfughi

Sei nella sezione Commenti
 

 Fabrizio Giulietti - 05/10/2021 17:49:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

grazie cris, un onore averti qui... un abbraccio...

 cristina bizzarri - 05/10/2021 16:32:00 [ leggi altri commenti di cristina bizzarri » ]

Ho sentito un senso svelarsi, un "vero", ma ho fatto fatica a coglierlo. Fidandomi della mia sensazione mi sono "servita" degli splendidi (davvero) commenti. Ecco, ora ci sono anch’io.

 Fabrizio Giulietti - 04/10/2021 13:45:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

e già, hai colto in pieno come di consueto... grazie e un abbraccio anche a te...

 Annalisa Scialpi - 04/10/2021 12:32:00 [ leggi altri commenti di Annalisa Scialpi » ]





Come sempre le tue poesie ’affondano nello stomaco’.


Che meraviglia l’agguato... Chissà che non sia propria la preda


lì, a volersi offrire. Forse Estasi è questo...

Un caro saluto

 Fabrizio Giulietti - 01/10/2021 20:36:00 [ leggi altri commenti di Fabrizio Giulietti » ]

grazie amica cara, accurata e capillare come sempre...

 Darlene - 30/09/2021 18:36:00 [ leggi altri commenti di Darlene » ]

Poesia breve e concentratissima, un verso di raccordo e un lapidario distico finale. La visceralità di un rapporto innato tra l’uomo e la terra, inteso come radice ma simboleggiato anche quale richiamo all’autenticità primigenia dell’Io. Secondo me esprimi anche un senso universale di incertezza, che è proprio delle creature in genere. E come accade spesso nelle tue opere, il desiderio di non accettare il destino per come si presenta - “l’aridità del seme”. Ma nelle irruzioni interiori “l’argine si svela”, non ci sono rifugi o luoghi di riparo, e il confine è una delimitazione volontaria... Trovo che le ultime due strofe siano proprio quello a cui volevi arrivare, la conclusione è un apice, una trasvalutazione, una fedeltà alla vita che si chiama morte, e che “tesa tra le lame, simula la preda”.