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Commenti al testo di Redazione LaRecherche.it
Hymne an die Nacht - Inno alla notte

Sei nella sezione Commenti
 

 Arcangelo Galante - 24/12/2020 19:01:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, è stato un poeta, teologo, filosofo e scrittore tedesco.
Uno dei più importanti rappresentanti del romanticismo tedesco, prima della fine del Settecento, fu creatore del fiore azzurro, ovvero il nontiscordardimé, simbolo durevole del movimento romantico.
Cresciuto in una famiglia di tradizioni fortemente cristiane, si appassionò alla religione e divenne creatore di numerosi componimenti poetici dal contenuto mistico e filosofico, al punto da essere considerato uno dei precursori della letteratura moderna.
Gli Inni alla notte rappresentano l’unico ciclo di poesia compiuto pubblicato da Novalis: sono un poema in prosa ritmica e in versi, suddiviso in sei parti, che hanno come punto di partenza un’esperienza filosofico-religiosa profondamente vissuta.
Li scrisse in memoria di Sophie, la fidanzata, morta in maniera prematura.
Il motivo centrale è la contrapposizione della Notte, santa, ineffabile, misteriosa, madre dell’eternità e dell’amore che tutto ricongiunge, al giorno, quale espressione della vita fuggitiva, mutevole, divisa dall’unità originaria.
L’autore sente la natura e il cosmo come un insieme omogeneo di forze spirituali e magiche, comprendente ogni forma di esistenza, non esclusa quella dell’uomo. La facoltà che consente di percepire questa misteriosa realtà si basa sull’intuizione, senza fare appello alla razionalità.
Allorché, la poesia ne diviene lo strumento privilegiato, poiché può rivelare la trama delle forze occulte dell’universo, acquistando un valore sacro sino a trasformare il poeta in un sacerdote.
In questo Inno, l’autore contrappone il giorno alla notte: esso è destinato a svanire nel nulla, a riconfluire, negandosi, nella sacra oscurità.
Questo carattere irrazionalistico e misticheggiante è evidente anche nell’esaltazione dell’amore che, in quanto tensione verso l’infinito, è fratello della morte, nella quale l’io limitato e circoscritto si dissolve nell’enigma originario dell’essere.
Questo tema di amore e morte ebbe vasta risonanza nella letteratura romantica.
Davvero adorabile la lettura proposta, in grado di suscitare sensazioni d’un tempo antico.

 Franca Colozzo - 05/12/2020 22:12:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Adoro la filosofia novalisiana ed in essa mi immedesimo nel momento esatto in cui una parte del tutto (individuo) diventa espressione dell’infinito che permea ogni cosa.
L’unità tra individuo e natura, essenza stessa della poesia e filosofia di Novalis, trova in questa poesia la sublimazione della luce tra il diradarsi delle ombre della notte:

Inno alla notte

Quale vivente,
dotato di sensi,
non ama su tutte
le meravigliose parvenze
dello spazio che intorno a lui si spande,
la più gioiosa, la luce –
coi suoi colori,
coi raggi e con le onde;
con la sua dolce onnipresenza
di giorno che risveglia?
...

La luce mi ricorda il mare con le sue onde e l’iridescenza che ritrovo spesso nell’acqua salmastra, in cui nuoto immersa nei colori variegati che il sole ci offre.
Il romanticismo in Novalis è in questa lettura magica che va oltre la mera percezione sensoriale e rende infinito il nostro spazio finito di vita. Ma il nostro pensiero infinito, che viaggia più veloce della luce, è la risultante di un’immersione profonda in quel sentimento di Dio che, nel travalicare la limitatezza della natura umana, in essa si fonde e confonde.