|
Alberto Rizzi
- 26/12/2024 14:38:00
[ leggi altri commenti di Alberto Rizzi » ]
I primi due punti sono ambigui: generano il rischio di chiusura su quanto è considerato (a torto o a ragione) "classico" e "tradizionale".
Bene soffermarsi sui condizionamenti (punto 9), ma senza colpevolizzarli troppo: sono inevitabili, sta al singolo artista avere sufficiente spirito critico da vagliare un "suggerimento" con calma, prima di accettarlo.
Interessante lultimo punto, con lidea di unire diversi ingegni, per creare una "entità" superiore, la si voglia chiamare "genio" o in qualsivoglia altro modo. Dovrebbe essere il concetto base del lavoro di squadra, riguardo al quale, però, mi sento di dovermi muovere - per esperienza personale - coi piedi di piombo: litaliano è notoriamente incapace a fare squadra, avendo la tendenza a credersi un genio fatto e finito già di suo. Questo lo porta alla convinzione di non aver bisogno degli altri, anzi che qualsiasi intervento esterno abbassi il livello della sua opera. Senza dire che, trionfando un po ovunque la mediocrità e, di conseguenza, il clientelismo, chi va a sbattere su qualcuno/a con capacità pari o superiori alle sue, non pensa "Porca miseria, ho trovato qualcuno di bravo, così che possa aumentare qualità e possibilità"; ma pensa "Porca miseria, ho trovato qualcuno di bravo: se gli do spazio, appena mi distraggo si mette a leccare più forte di me e mi frega il posto".
|