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Commenti al testo di Roberto Mosi
Il filo di Arianna e il labirinto

Sei nella sezione Commenti
 

 Roberto Mosi - 26/02/2018 08:34:00 [ leggi altri commenti di Roberto Mosi » ]

Franca, grazie per il tuo intervento. Si apre, per me, un ramo del Labirinto aperto sulle novelle create nel gioco con i nostri nipoti, per scongiurare la paura del Minotauro. Inserisco la tua risposta nella mia ricerca, da inserire nella magica Biblioteca di Borges.

 Franca Colozzo - 26/02/2018 01:02:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

@Roberto Mosi. Grazie per il tuo commento. In verità, mi è venuto in mente di raccontare alcune storie mitologiche alla mia nipotina, che predilige quella di "Arianna e Teseo", probabilmente per via del Minotauro.
Lei si finge "Minotaurino", come sul dire, e si nasconde sotto le coperte aspettando l’arrivo di Teseo (il mio dito) e di Arianna (il suo peluche/scimmietta). Naturalmente, non possono mancare il filo e le vele nere, issate e dimenticate. Di Egeo ce ne occupiamo alla fine, senza far cenno alla povera Arianna abbandonata da Teseo su un’isola greca...
il Minotauro, diventato bravo grazie ad una pozione magica perché non deve morire, s’imbarca alla fine sulla nave di Teseo.
Ti piace questa mia favola? Ne invento dieci e più al giorno, ovvero di notte prima che la piccola (bilingue, metà americana e metà italiana) si addormenti quando si trova da me.
Perché racconto questa storia? Proprio per esorcizzare la paura del Minotauro che, nell’immaginario collettivo, personifica il male o la paura dell’ignoto. Complimenti per i tuoi studi sulla cellula esagonale di Borges. Buona notte.

 Roberto Mosi - 25/02/2018 19:07:00 [ leggi altri commenti di Roberto Mosi » ]

Mi ha colpito il commento di Franca, illuminante per la mia riflessione.
Sono andato a vedere la sua poesia, sulla pagina della Recherche, che mi ha coinvolto per le limpide immagini e per la tenerezza che la pervade. Complimenti a Franca.
Il mio lavoro è condotto sul filo della lezione di Borges e, forse, ha qualcosa di meccanico ma mi è piaciuto immergermi nei labirinti de-lineati dallo scrittore argentino: ho messo la sua raffigurazione della cellula esagonale della Biblioteca di Babele al centro di un’infinità di dedali, da cui si dipartono sentieri verso i mondi di infinite lingue. E il Minotauro? S’intravvede la sua ombra ad ogni angolo della via, alla quale ci stiamo avvicinando ma continua a sfuggirci. Forse ce lo portiamo dentro di noi.
Il senso di questa ricerca alla pagina: http://www.robertomosi.it/2018/01/daedalus-borges-nel-labirinto-fra-caos-e-cosmos/

 Franca Colozzo - 25/02/2018 16:07:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Trovo molto interessante questa tua poesia che ha richiamato alla mente la mia, più semplice ed affine ad una favola, pubblicata sulla mia pag. pers. del sito, di cui riporto il link di seguito:

http://www.larecherche.it/public/testi/Poesia/upload_pdf_doc_txt/bastet_1_20171023225116_La%20nave%20di%20Teseo.pdf

Infatti, la mia è una poesia-favola scritta per la mia nipotina di quattro anni, che ama ascoltare la storia di Arianna (il suo peluche/scimmietta) e di Teseo (il mio dito indice, ovvero il fantasma buono che indica la strada giusta da seguire), ma le radici culturali, che affondano nella Mitologia, restano invariate e ricorrenti. Il Mito rappresenta la culla della nostra civiltà.
Tempo, Spazio, labirinto, Minotauro - come sostiene Borges - ci legano insieme in un destino senza scampo, confinati come siamo in una prigione spazio-temporale.
Infatti, dal primo istante del Big Bang, insieme allo spazio, è stato creato anche il tempo in un indissolubile connubio, quasi tragico per l’uomo, il quale vorrebbe sottrarsi a quest’ultimo che inesorabilmente scandisce la sua fine.
Di labirinti oggi ne costruiamo anche di artificiali, non solo quelli progettati dagli architetti, manipolatori di costruzioni spaziali, ma anche di quelli virtuali del Web che ci irretiscono in dimensioni, spesso assurde e una volta impensabili. Quale sarà la prossima meta da raggiungere? E’impellente uccidere il Minotauro o il mostro ha scongiurato la morte? Forse il merito è di una pozione magica, suggerita dal mio inconscio attraverso i meandri dei miei sogni infantili, alla ricerca del Bene che, malgrado tutto, alligna ancora in noi. Buona serata e complimenti.

 Roberto Mosi - 25/02/2018 15:07:00 [ leggi altri commenti di Roberto Mosi » ]

La poesia “Il filo d’Arianna e il labirinto” rappresenta uno dei versanti dell’opera multidimensionale: Daedalus & Borges & Berners-Lee che sarà presentata alla Mostra che si aprirà il prossimo 10 marzo al Circolo degli Artisti “Casa di Dante”, a Firenze.
L’autore parte dall’idea che il tema del labirinto è una costante di tutte le culture e si avvia a diventare un simbolo trasversale e universale anche nel mondo delle nuove tecnologie. Il labirinto può essere inteso in quanto tale e in quanto archetipo, sfruttato come metafora della navigazione ipertestuale, riletto e ripensato con gli occhi dell’arte e della letteratura.
L’opera è ispirata a tre famosi “architetti”, uno dei tempi antichi del mito, uno del secolo passato e l’ultimo della nostra epoca.
* “Daedalo, famosissimo per il suo talento nell’arte dell’architettura, costruisce presso la reggia di Minosse, il labirinto scompigliando i punti di riferimento e inducendo l’occhio in errore con i rigiri tortuosi di molte vie. Come nelle campagne di Frigia il limpido Meandro si diverte a scorrere in su e in giù con curve che confondono … “ (Metamorfosi, Libro VIII, Ovidio).
** L’ “architetto”- scrittore Jorge Luis Borges è affascinato dalla figura del labirinto, luogo dove caos e cosmos si riuniscono. Progetta dedali rifacendosi, da esperto bibliotecario, alla biblioteca, una via che sarà seguita da Umberto Eco. Nel racconto La Biblioteca di Babele lo scrittore argentino pone a base della biblioteca-labirinto una piccola cella esagonale, moltiplicata fino a occupare tutto lo spazio concepibile e a contenere tutto il sapere concepibile. E’ la stessa figura – l’esagono - che nell’opera “Daedalus & Borges & Tim Berners-Lee” è posta a base dei quattro riquadri – Tempo, Spazio, Labirinto, Minotauro. Jorge Luis Borges sostiene (Il Libro), in particolare, che: “Il nostro destino è tragico perché siamo, irreparabilmente, individui imprigionati dal tempo e dallo spazio; ma nulla, di conseguenza, è più lusinghiero di una fede che elimina le circostanze e che dichiara che ogni uomo è tutti gli uomini e che non c’è nessuno che non sia l’universo.” L’opera “Daedalus & Borges & Tim Berners-Lee” segue il filo del pensiero di Borges, alla scoperta dei labirinti che attraversano il mondo esperienziale di ciascuno di noi, a cominciare dalle esperienze dell’autore.
*** Il terzo “architetto” è Tim Berners-Lee, scienziato presso il CERN di Ginevra, progettista di reti informatiche, che nel 1991 creò il sito World Wide Web (Web). Le risorse offerte da questa invenzione danno sostanza all’idea di Borges di riunire in un nuovo, infinto ordine, caos e cosmos, e questa idea acquista dimensioni prima impensabili.