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Commenti al testo di Roberto Maggiani
Poesia arrabbiata

Sei nella sezione Commenti
 

 Fiammetta Lucattini - 26/01/2016 12:08:00 [ leggi altri commenti di Fiammetta Lucattini » ]

Ho letto solo adesso i tuoi pensieri e mi sento di esprimere un parere analogo a quello di Cristina, che è persona colta e preparata.
Quanto al mio essere cattolica, non ha nessuna attinenza con un confronto trasformatosi in polemica.
Ti invito a lanciare nuovamente ponti.
Un caro saluto.

 Roberto Perrino - 11/01/2016 22:05:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

Nando, nessun problema, non ho brillato in chiarezza.
Roberto, grazie per la pazienza e perdona l’invasività.
A volte giova una discreta evasività.
Bella e coinvolgente davvero la tua lettura.
Buona serata a tutti.

 Roberto Maggiani - 11/01/2016 21:39:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Alla fine ci siamo arrabbiati tutti, chi in un verso, chi nell’altro =) (è solo una battuta) In ogni caso ringrazio tutti per le riflessioni qui esposte.

 Nando - 11/01/2016 20:33:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

È difficile confrontarsi scrivendo, per me lo è anche perché non sono all’altezza del compito, ma, ammiratore del sapere e di coloro che, con anni d’impegno faticoso allo studio, possono diventarmi maestri all’occasione, amo "ascoltare" e ribattere.
Lontana da me l’intenzione aggressiva, mi scuso se involontariamente essa ha sovraccaricato l’amor di polemica. Fuori dei contenuti interessanti e drammatici, che richiedono menti quale io non possiedo, il richiamo all’illuminismo certo non dialoga ma esclude, se addirittura non diventi offensivo di altre sensibilità. Questo non significa eludere il conflitto tra le idee, però credo si possa procedere come "colleghi" ricercatori e non come ideologi o "sacerdoti" delle diverse visioni del mondo (ciò vale per tutti, teisti compresi).

 Roberto Perrino - 11/01/2016 20:13:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

La civiltà ha il dovere di normare la morale, cioè i comportamenti degli uomini, di cui non siamo padroni ne’ io ne’ lei, sia quelli che ci tranquillizzano, sia quelli che ci angosciano. È una necessità per la tenuta del tessuto sociale e dobbiamo farcene una ragione. Non credo possa esserci libertà senza comprensione di ciò che è umano malgrado i nostri pregiudizi. Anche io non amerei la tecnocrazia, ma non afferro perche’ è stata evocata e cosa abbia a che fare con le considerazioni che ho esposto.
Comunque, dato che ho percepito un’aggressività che mi ha messo un po’ a disagio, porrei fine a questo non-dialogo.

 Lig E. Norant - 11/01/2016 19:41:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

Quindi, non più la teocrazia, non più il dominio della ragione, ma la tecnocrazia, che decide il contenuto morale dell’agire, relegando quella a subordine di questo.
Sono un ignorante incolto e molto dovrei studiare e approfondire prima di pernettermi d’interloquire con menti più intellettivamente pronte della mia ma, con il diritto naturale alla cultura, lasciatemi dire almeno un sentimento (e come tale non conosce ragione o la conosce inperfettamente: quanto insufdicienti mi sembrano certe argomentazioni!
La ragione da sola sarebbe l’unica fonte di luce (quindi di conoscenza), i contenuti della ragione sarebbero assoluti quindi universali; in nome della ragione si rifiutano e condannano altre fonti del sapere, in nome della ragione (ritenendola appunto universalmente intelleggibile e convergente oltre ogni specoficità linguistica e culturale, al punto che gli illuministi di oggi sono autorizzati a concedere patenti di civiltà e norme morali di comportamenti.
A mio modesto parere, più onesto sarebbe riconoscere che ogni pensiero ha un proprio dio, riconoscere la propria parzialità, assumersi il rischio della scelta senza invocare la benedizione degli dèi sulla propria visione del mondo.
Altra cosa è dialogare.

 Sempre Quello - 11/01/2016 19:33:00 [ leggi altri commenti di Sempre Quello » ]

Dimenticavo la cosa più importante.
La poesia è davvero vibrante, detta
è decisamente meglio che letta.

 Roberto Perrino - 11/01/2016 18:31:00 [ leggi altri commenti di Roberto Perrino » ]

A mio parere (a meno di sottomissioni da parte delle orde barbariche in agguato di là del deserto dei Tartari, o anche di qua) ci saranno sempre più modi di divenire genitori morali. La civiltà supera la genitorialità (aargh! preferisco parenthood, ma italiano sono) biologica con la moralità. Per cui si diviene genitori ad esempio adottando, prendendosi cura volontariamente di piccoli umani che non possiedono il nostro stesso materiale genetico. Addirittura si diviene genitori attraverso atti intenzionali della volontà che consistono nell’inseminazione tra due estranei che poi trasferiscono la responsabilità genitoriale. Se un giorno dovessero divenire disponibili le tecnologie adatte, potrebbe essere possibile la partenogenesi, aprendo ulteriori modi di essere genitori da singoli. Senza contare che nel nostro fuggevole arco vitale non abbiamo la più pallida idea di come evolveremo sui ben più imponenti tempi geologici. Di fronte a prospettive non scontate, tutto quello che può e deve fare una società civile è rendere ’positivo’ il nuovo concreto essere famiglia, cioè normarlo. In tale contesto, quale differenza farebbe essere figli di uomo e donna, due uomini o due donne, o di singoli, se si pone come principio fondamentale il bene anzi il meglio possibile per il bambino? In questo senso mi sento, come il commentatore nostalgico dell’illuminismo, illuminista anche io. Più luce ci vuole!

  Cristina Bizzarri - 11/01/2016 16:04:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Scusate i troppi errori di battuta!

  Cristina Bizzarri - 11/01/2016 16:00:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Ma caspita ragazzi, voi leggete o partite alla carica già con un’idea in testa? Che c’entra l’illuminismo col sacrosanto diritto di un bambino di non vedere stravolto il mondo familiare di affetti (non parlo qui di bambini feriti, ma anche qui non c’entra un tipo particolare di sessualità) in cui fin qui è vissuto? Che c’entra poibparlare di teocrazia in un discorso che parla di possibilità di aprirsi o meno al fatto che un figlio possa essere "avuto e concepito" mediante una categoria di pensiero improntata a un’onestà dialettica e argomentativa? Tutto è in un certo senso olontà di potenza, no? Respiriamo, viviamo. La nobiltà sta nello sforzo costznte di rispettarsi e amarsi, con lucidità e intelligenza. Schopenhauer non era uno
sprovveduto, e quanto all’immenso Nietzsche, tanto per non generalizzare, da quello che so non dice esattamente di non credere in Dio o nel mistero, dice piuttosto che il Cristianesimo come istituzionalizzazione ha fatto danni, che il Ctisto è, eventualmente, altro e che il suo messaggio è stato tradito. E poi, perché mai Toberyo Maggiani dovrebbe "abbassare la testa"? È forse vietato esprimere un’opinione? Oppure non si deve argomentare? Mi scuso di aver usato il termine "facilone", certamente troppo confidenziale. Resto, per ora, del parere che un padre e una madre siano un’entità più armoniosa rispetto a due mamme o due papà. Semplicemente. È un mio parere anche questo, niente più, che niente ha a che vedere con la realtà etero, trans, omo, bisessuale o altro. E se mi sono espressa con calore, è perché credo che questo sia un argomento da approfondire, non certo da censurare o mettere in un angolo. Stiamo vivendo in un mondo che si sta liberando da tante antiche paure, sta cercando altre chiavi di lettura, e personalmente questo mi rasserena e fa sperare in un mondo meno dogmatico e violento, un mondo migliore. Questo non vuol dire che sul fatto della genitorialità io la debba pensare come Roberto. Ho molti dubbi e perplessità su quanto dice, i miei motivi li ho detti, non sono rocce inamovibili! Ma vi prego, non generalizziamo. E qui taccio e vi leggo!

 Klara Rubino - 11/01/2016 11:27:00 [ leggi altri commenti di Klara Rubino » ]

Roberto, non abbassare la testa e non nasconderti, non più, mai più!
Si è citata la volontà di potenza, Nietzche dice che chi non crede alle proprie viscere, mente sempre!
Non c’è intelligenza migliore di quella del corpo che, come tutta la natura e l’energia esistente è mosso da volontà di potenza, ovvero di trasformazione, di evoluzione, volontà creatrice.
Bisogna riformare i valori e fondarli su noi stessi, non castigarci e rifugiarsi in un ultraterreno.
Trasformare la propria passione, sofferenza, in virtù e per essa esser disposti a tramontare!
Questo il mio augurio per te e per l’ umanità.
Così parlò , più o meno, Zarathustra.

 Roberto Maggiani - 11/01/2016 01:14:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Va bene, tornerò a scrivere poesie meno estemporanee... diciamo che questa, e poche altre prima di questa, erano dettate da un’urgenza...

 Roberto Maggiani - 11/01/2016 01:04:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Se guardi in faccia le persone, tutti i nodi si sciolgono, per me è sempre stato così... per altri sarà diverso.

 Lig E. Norant - 11/01/2016 00:01:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

A me mi manca tanto Socrate! E lui mica s’incazzava.

 L’illuminismo mi manca tanto. - 10/01/2016 23:51:00 [ leggi altri commenti di L’illuminismo mi manca tanto. » ]

A una prima lettura non mi pareva un granché,
poi, dopo aver letto i commenti, l’ho apprezzata.
Così mi sono incazzato come te, più di te!

 Lig E. Norant - 10/01/2016 23:16:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

Onestà per onestà: non hai risposto alle obiezioni e non hai sciolto i nodi della questioni in tema, inoltre, risolvere tutto con l’etichetta di teocrazia comunque ad una maggioranza popolare che si è espressa (possiamo rimettere in discussione quanto la nostra sia democrazia, però allora lo si faccia in modo radicale e non solo per un diritto, oggettivo o presunto, che riguarda una parte e non la totalità delle parti) e si esprime attraverso i suoi rappresentanti (perché non si può definire democratico solo ciò che condivido ma, purtroppo, anche quando sono minoranza ovvero meglio elaborare un’altra forma di convivenza sociopolitica) mi appare più come una scorciatoia ideologica piuttosto che una ricerca dialogica della "verità" migliore di tutte e per tutte le parti coinvolte.
Nulla da ribattere sulla questione poetica del testo: per me vale così.

 Roberto Maggiani - 10/01/2016 23:02:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Questa è una poesia, poiché esprime un sentire, prende una posizione e ha dei suoi canoni di forma.
Riguardo al resto rimane il fatto che continuano ad esserci discriminazioni e a non esserci parità di diritti, così come invece avviene nelle democrazie non teocratiche... e il tempo passa...

 Cristina Bizzarri - 10/01/2016 20:09:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Caro Roberto, io invece credo che, almeno un poco, ci conosciamo, quanto basta per saperci entrambi aperti alle altrui posizioni e non "ingusciati". Il fatto stesso di comunicare qui, leggerci, credo crei una sorta di agape, una qualche connessione che, anche senza i corpi, avviene. Ero certa, per esempio, che quel mio "famiglia naturale" avrebbe suscitato la tua critica. Però, se mi interpreti meno letteralmente, dovresti sapere che non lo intendo in senso restrittivo e impregnato di bieco dogmatismo cattolico, bensì conferendo al termine "naturale" tutta la sua valenza vitale, energetica: una creatura che viene alla luce da un atto fisico d’amore. Se ci fai caso, ho aggiunto che "ci sta" che un bambino possa vivere più felice con due mamme o due papà, e ciò significa che non sono intrappolata in un pensiero anticotestamentario ma, piuttosto direi, evangelico, o, semplicemente, umano. Stai tranquillo che non mi vanto di avere amici e amiche omosessuali, mi sembrava coerente affermarlo, come si può affermare di amare una sensibilità piuttosto che un’altra - e personalmente riscontro in questi amici una sensibilità intensa, le ragioni credo attengano sia alle maggiori difficoltà incontrate nella vita che a loro stessi. Credo anche Roberto, e lo ribadisco, che tu non sia facilone in senso generale, come potrei dire questo conoscendo in parte la tua sensibilità, avendo letto con passione il tuo libro? Credo che, permettimi di ribadirlo, "facilone" sia il non tener conto di millenni di storia dell’uomo e del significato simbolico profondo delle parole, dei gesti, e non parlo di quelli improntati a categorie di pensiero unilaterali e razziste, no: parlo di affetti. Continuo a pensare che un bambino abbia nella sua memoria più lontana l’immagine di un padre e di una madre. Due padri per esempio non possonogenerarlo un bambino, e questo mi fa molto riflettere sul fatto che ci sia una certa distanza ontologica tra l’essere genitori dello stesso sesso e l’esserlo di due sessi diversi. E credo che noi siamo parti di un tutto che è più del tutto che noi tutti siamo - di qui la mia tensione religiosa anche se non confessionale - e se, in questo tutto a cui apparteniamo, due uomini o due donne, almeno non tra di loro, non possono generare, credo che questo abbia un significato che va ben oltre la biologia ma bensì si addentra in quel mistero grande in cui ogni cosa è, oltre a sostanza, segno e simbolo. E non mi sembra armonico in questo contesto ontologico che anche ci oltrepassa, mettere avanti una sorta di volontà di potenza. Forse è bene, in senso razionale, spirituale e morale (non moralistico), essere pienamente ciò che siamo, senza voler essere altro. Oltre, ma non altro. E, per concludere, mantengo l’aspetto problematico e contraddittorio sostenendo che, quando non siano presenti un papà e una mamma, ben venga chi può amare un bambino. Chiunque egli, ella, sia.
Ma resta sempre un discorso aperto ...

 Lig E. Norant - 10/01/2016 19:42:00 [ leggi altri commenti di Lig E. Norant » ]

La tua premessa mi salva dal dover commentare l’estetica di un testo (di cui, peraltro, ne sono incapace), poiché non hai inteso fare arte ma (poi mi si ripropone il tema di che cosa qualifichi un qualcosa arte o almeno giustifichi un modello assoluto come parametro qualitativo e su ciò includere ed escludere prodotti della creatività e dell’ingegno); ma nello stesso tempo mi chiama però all’interlocuzione (qui ed ora, adesso e non sempre), ché altrimenti si potrebbe suscitare erroneamente l’impressione d’indifferenza o, peggio, di dispregio di un tema invece "crudo" per chi lo viva sulla propria pelle, e doloroso per chi vi partecipa intellettivamente, culturalmente ed emotivamente. Per questo allora andrò a scriverti la mia opinione.

"dei bigotti arroganti e non la scienza

il diritto e la giustizia?

Perché di questo si tratta

della vostra stramaledetta

arroganza ideologica

contro la scienza

il diritto e la giustizia".
Se mi permetti, Roberto, fuori del vissuto personale, che può giustificare una certa incazzatura (ma allora potremmo così giustificare tutte le rivolte dei poveri contro i ricchi, gli espropri proletari, le occupazioni per il diritto alla casa, visto che le disuguaglianze economiche feriscono la carne viva di quelle categorie sociali meno abbienti e, più del modello di famiglia cosiddetta naturale, sono invece un prodotto culturale), trovo anche nei tuoi argomenti un certo “bigottismo” dogmatico e pregiudiziale: il tuo richiamo alla scienza sembra voler dire che questa sia ormai giunta alla verità assoluta, che i suoi “sacerdoti” siano ormai giunti ad un giudizio unanime rispetto all’argomento, che il diritto e la giustizia siano certamente solo da una parte… etc. etc.
Caro Roberto, io sono un ignorante, colpevole di non aver nemmeno approfondito il tema e per di più cattolico, per cui non potrei che esprimere una mera mia opinione, tuttavia, pur con la stima e la fiducia che nutro nei tuoi confronti (come nei confronti di Cristina eppure non vi conosco entrambi – tu un po’ di più, anche di persona), questo richiamo scientista e questo avocare la ragione solo ad uno dei termini della dialettica. Mi lascia perplesso, inoltre presumere che quella stessa parte possa diventare maître à penserdi chi, non avendo alcuna opinione voglia formarsene una documentandosi, è forse non tanto chiedere troppo quanto mostrare un atteggiamento non dialogante (senz’altro ciò chiede un prezzo: il distacco emotivo, almeno come tensione e per un breve tempo, dalla propria esperienza, sia essa dolorosa o felice).

 Roberto Maggiani - 10/01/2016 17:44:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Cara Cristina, il tuo è, appunto, un parere che ti sei formata in una cultura impregnata di cattolicesimo, che si fonda sul concetto di famiglia naturale... dunque un’idea naturale, facile, proprio per questo è la tua, semmai, ad essere faciloneria faziosa, che deriva cioè da una fazione. Ma lo dico come lo dici tu, senza offesa.
Scrivi: "Anche questa mia risposta al tuo pamphlet indignato e incazzato è da prendere così com’è, incompleta, che attende chiarimenti e, soprattutto, cautela e saggezza, ma non faciloneria. E mi sembra che in questo tu un pochino, facilone. lo sia stato. scusami ma è quello che penso. ma forse dobbiamo approfondire." Il fatto che tu non abbia approfondito il discorso non vuol dire che io non lo abbia fatto e che dietro la mia incazzatura non ci sia invece un ampio, perché disteso su un tempo di vita pari a 47 anni, cammino di ricerca e di comprensione. Tu non mi conosci e non sai la mia esperienza, quello che ho fatto e sperimentato nella mia vita per arrivare alla convinzione che mi sono fatto sul fatto che il concetto di famiglia naturale può e deve essere ampliato abbattendo le faziosità in cui la società, specialmente italiana, si è impantanata.
Ti invito a rompere quel guscio culturale e ideologico che avvinghia le intelligenze. Ormai sono certo che il valore della famiglia è negli affetti e non nella forma. In tali famiglie i bambini non sarebbero "figli di tutti", come avviene nelle case famiglia, ma sono figli di due genitori che li amano, omo o etero che siano. Ci sono persone omosessuali che hanno figli naturali di cui vorrebbero vedere riconosciuta la tutela legale da parte dei propri compagni. Non sarò certo io, qui e adesso, a volerti convincere, perché questi temi si vivono e non si parlano, ti invito a prendere contatto con famiglie omogenitoriali e a farti invitare a casa loro, vai e conoscerli: l’omosessuale non è una persona di cui essere amici perché fa belli e così ci illudiamo di essere tolleranti, quando invece tali amicizie, in alcuni casi (non dico di te perché non ti consoco) rivelano una profonda omofobia.

 Cristina Bizzarri - 09/01/2016 20:28:00 [ leggi altri commenti di Cristina Bizzarri » ]

Roberto, la prendo così com’è, un piccolo pamphlet incazzato. Il mio più caro amico è omosessuale, un ragazzo che mi è caro è trans. Tra i miei studenti ho avuto rapporti di grande empatia, e in due casi di grande amicizia, con omosessuali. Che altro dire se non che sento profondamente la tua indignazione?
Per quanto riguarda la famiglia con genitori dello stesso sesso non la penso come te.
i sembra una gran cazzata anche dire che è la stessa cosa avere un padre e una madre o due mmamme e due babbi. Non per moralismo ma perché non è la stessa cosa. Semplicemente. Perché si viene da un uomo e una donna e mi sembra illogico e presuntuoso affermare l’uguaglianza di termini che non possono in nessun motivo essere uguali. E’ una contraddizione nei termini. Che poi un bambino/a possa essere più felice con due mamme o due papà ok ci sta. Ma questo è un altro discorso, attiene a una legge che dev’essere studiata con attenzione, delicatezza, rispetto per tutti. Eccome. Infine credo che millenni di famiglia naturale abbiano inciso qualcosa nei nostri cuori e nei nostri cervelli. E qui la chiesa e le istituzioni non c’entrano un piffero. C’entrano gli ovuli e gli spermatozoi. Non facciamo i finti tonti, anche questa è ipocrisia Roberto. E mi pare che le varie sperimentazioni di comunità in cui i bambini sono figli di tutti non abbiano fin qui funzionato. Non c’entra nulla la cattiveria e la perversione di alcuni (troppi) genitori: possono essere cattivi i trans, gli etero, gli omosessuali. Tutti.
Anche questa mia risposta al tuo pamphlet indignato e incazzato è da prendere così com’è, incompleta, che attende chiarimenti e, soprattutto, cautela e saggezza, ma non faciloneria. E mi sembra che in questo tu un pochino, facilone. lo sia stato. scusami ma è quello ceh penso. ma forse dobbiamo approfondire. E ti parla una non praticate e non appartenente a nessun movimento se non a quello che don Gallo e altri credenti coraggiosi, come, tanto per fare un esempio, Vito Mancuso, chiamano giustamente "essere uomini e nient’altro". Perché Gesù non voleva certo fondare il "Cristianesimo", ma voleva che gli uomini imparassero l’amore. E il sesso non c’entra niente con il peccato!
Ma, Roberto, io credo che sia meglio avere un papà e una mamma. Mi sembra più bello, ecco. Poi, se ci sono bambini soli e in difficoltà, allora sì, che se ne prenda cura chi ha l’amore per farlo. Ma al primo posto un padre e una madre. Questo è, almeno fin qui, il mio pensiero. Che sono disposta a mettere in discussione e anche a cambiare, se qualcuno mi fornisce argomenti saggi e intelligenti, non faziosi.