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Nel nome del Padre. La magia del Natale

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Nel nome del Padre nella magia del Natale

Intervista al professor Guido Brunetti

 

 

Definito da neuroscienziati di fama mondiale come “umanista-scienziato, scrittore completo e dotato di una cultura universale”, Guido Brunetti ha accolto, nonostante sia impegnato nella stesura di un suo nuovo libro su temi di neuroscienze, il nostro invito ad esaminare una questione di grande attualità, quella della figura del Padre (Dio e uomo) in occasione del Natale. “

 

"Nel nome del Padre": professor Brunetti, qual è il senso di questo concetto? 

 

“Nel nome del Padre è l’incipit del segno della croce, il simbolo primordiale e universale del credo cristiano. La paternità di Dio nel Natale è centrale anche se questa festività è legata all’immagine materna, la Madonna con il bambino. La storia dell’arte è una storia di madri, dalla Madonna di Raffaello alla Madonna di Leonardo, Botticelli, Tiziano, ecc. Nella concezione della civiltà occidentale, il padre per eccellenza, San Giuseppe, è una figura secondaria, un complemento, un sostegno”.

 

La paternità di Dio è connessa con quella dell’uomo?

 

“Il tema del padre è di grande attualità. Nel terzo millennio, l’uomo attraversa una profonda crisi che genera un mondo di fragilità, inquietudini, dubbi. Non ci sono più le antiche sicurezze derivate dal ruolo dominante conferitogli dal sistema patriarcale. La profondità ultima del Natale è che Dio Padre ha generato Cristo e porta la vita di Dio, il Logos, la Parola in noi. Nel bambino della natività, noi possiamo riconoscere il volto del Padre. In molte religioni, poi, Dio viene invocato come Padre. Non vi è che un solo Dio, il Padre onnipotente. La paternità ha quindi un valore teologico e liturgico. Nella letteratura dell’Ottocento, ad esempio, la paternità è una questione dominante, rappresenta il lato oscuro della storia, la sua malattia”.

 

Il padre avviato sul viale del tramonto?

 

Autorevoli studiosi sostengono che di padri ‘c’è bisogno’. Si avverte una ‘nostalgia dei padri’ legata alla loro assenza nella famiglia e nella società. Mentre la società ‘invoca’ il ritorno dei padri, la biologia e la genetica ne invocano ‘l’inutilità, l’irrilevanza’, una paternità a rischio di estinzione. Il padre è una figura problematica, inquieta e incompiuta. Spesso è stato percepito come ‘un corpo estraneo’ nella straordinaria rappresentazione simbiotica madre-bambino”.

 

Come nasce la paternità?

 

“Il costituirsi della paternità attinge a molteplici saperi, come la biologia, l’antropologia e l’etologia e si sviluppa con il pensiero filosofico, religioso e letterario. Nella tradizione ebraica e in quella cristiana sono presenti elementi simbolici e religiosi del padre. La paternità è un fatto umano, culturale, anche se ha connotati legati al divino e ai miti”.

 

è il ruolo della scienza?

 

“Le neuroscienze in questi ultimi anni stanno mostrando attraverso ricerche su animali, ormoni e cervello che tra i due sessi esistono differenze notevoli nel funzionamento di sistemi neurali e meccanismi del cervello. Il cervello femminile è più portato per l’empatia, mentre il cervello maschile per la sistematizzazione. Notevole poi il contributo della psicoanalisi, la quale pone al centro dello sviluppo mentale del bambino il desiderio incestuoso, l’amore per la madre e il desiderio di uccidere il padre per averla. Questa concezione, per Freud, designa gli inizi della religione, della morale, della società e dell’arte. I miti greci propongono una drammatica lotta tra padri e figli. Il peccato originale espiato dalla morte del figlio di Dio, altro non è che l’antico delitto: l’uccisione del padre. Il padre teorizzato da Freud è il padre di Edipo, che uccide il padre per avere la madre, è Dio, il padre ebraico, il padre cristiano. E’ l’esperienza di ogni nascita e di ogni crescita. Il padre si pone come legge, ordine morale, religiosità, ma è un padre ucciso. Egli ha una valenza simbolica: il verbo, la parola, il divino, il significante, il nome del Padre”.

 

Il padre nella società.

 

“Si parla di una società senza padre, di una svalutazione della sua immagine, senza alcun investimento emotivo ed affettivo, priva di processi evolutivi di identificazione e dunque carica di sentimenti di frustrazione e di aggressività. Siamo di fronte a una società piena di adulti ‘bambinizzati’ e di bambini ‘adultizzati’. Anche la coppia è scomparsa, non esiste più una famiglia come ‘unione, ossia secondo Paolo del ‘duo in carne una’. Il mondo degli adulti poi attraverso i modelli proposti dalla moda e dalla televisione presenta sempre più archetipi di incerta identità: non si sa se essi siano maschi o femmine. Nell’era postmoderna, quindi, l’ideale paterno è in ‘disfacimento’, è un totem da abbattere, un’epoca segnata dalla morte del Padre, la morte di Dio. E’ il dramma dell’umanesimo ateo”.

 

Quali sono le cause principali?

 

“D’accordo con altri autori, le cause di questa crisi sono molteplici, le più importanti riguardano il nuovo ruolo sociale svolto dalla donna, che ha sottratto molte prerogative all’uomo e messo in discussione la sua antica posizione dominante e il femminismo. I sintomi che troviamo più frequentemente nell’uomo contemporaneo sono ansia, depressione, disturbi ossessivi, paura della donna e aggressività spesso irrazionale che può sfociare nell’azione omicida o suicida”.

 

L’uomo, simbolo del patriarcato.

 

“Il termine appartiene al pensiero evoluzionista e indica una struttura sociale a predominio paterno. Oggi, patriarcato è parola dileggiata e odiata spesso per ignoranza, pregiudizio e cattiva cultura. Invero, il sistema patriarcale è la più antica forma di organizzazione sociale. Si è affermato in virtù di due esigenze fondamentali: proteggere la madre e il piccolo e procurare loro cibo sufficiente. Evidenze scientifiche mostrano che in tutto il regno animale si ritrova il ruolo protettivo del maschio. Durante il periodo della gravidanza della donna, nell’uomo avvengono cambiamenti negli ormoni che agiscono sul cervello e che stimolano l’accudimento”.

 

Quali sono gli aspetti negativi dell’uomo?

 

“Purtroppo, il ruolo del padre non comprende soltanto azioni nobili. Egli è capace di compiere brutalità, aggressioni e violenze. Sono meccanismi neurobiologici ereditati da migliaia di anni di evoluzione. Gli istinti di cura, amore e assistenza (eros) sono connaturati in tutti i cervelli, così come maltrattamenti, femminicidi, infanticidi e omicidi (thanatos) L’essere umano insomma è una combinazione di vita e morte, bene e male, egoismo e altruismo, miseria e nobiltà. L’uomo post-femminista e post-patriarcale appare ancora come un enigma, là dove, lo ribadiamo, prima c’erano soltanto certezze. Egli è alla ricerca di una nuova identità, di una ridefinizione di sé e del proprio ruolo.

 

Il nostro auspicio è che egli possa diventare protagonista della seconda nascita, evento che si alimenta della maturità e della coscienza del padre, sia nella relazione padre-figlio che in quella uomo-donna”.

Anna Gabriele

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