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al testo di Alessandro Martino
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Marinella, ricordo in te le garze da questo ospedale a toni muscolari fasci di luce piovono a vetrate col chiaro esterno a indietreggiare il buio qui, in questa cavità dove ho nascosto me come a non essere mai nato qui, dove non ho rispetto per il cieco.
Maledetta vita che non aspetta il tempo che non metto a procreare poco importano gli altari, ora costretto qui con i miei sogni nella città dove sei nata dove ti fai trovare ancora, come sempre qui, dove non ti è mai mancato niente dove sono sia occupante che padrone di tetti facilmente edificati prima delle mura delle spiagge piatte con una sola fila di orme del fontanile dove passi ancora all'acqua dove vengo a rinfrescare gola e viso e ancora laverò i miei impegni.
Marinella, chissà cos'altro rifarò con un bastone se la strada che mi commuove o il dove prima o poi andrò a precipitare a non essere sincero con me stesso a valere appena lo sbadiglio della sera che è stata morte mia tutta la vita ora sempre più sonora a incidere la veglia la voglia che ho di ritornare a prima di sposarmi a ciò che sono e sempre io, si, io per sempre l'unico figlio ho mai voluto e non mi vuole. |
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