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La vita, cinquemila anni FRA. 2 gennaio 7012

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"La FINE E' IL MIO INIZIO"   Incubo fantasmatico proiettato nel futuro.



"Bianco. E' tutto bianco in questa vigilia della mia festa.

O dolce Angel domani sarò con te
Domani! Il gran giorno!
Da che ricordo di esistere, ho sempre aspettato questo momento.
Ogni giorno vedevo i miei compagni che si accontentavano di poco, un gradino, una tappa minima verso la Gloria, e mai ho provato la loro sciocca felicità.
Non quando ho fatto la prima Offerta. Furono gli occhi, mi sembra. O il rene? Non ricordo, ma so che non mi bastava. Io ho sempre aspettato la Cerimonia Totale.
Noi, all'Allevamento, eravamo quelli di prima scelta. Combinazione genetica, sistema immunitario, polimorfismi: tutto in ordine, tutto ineccepibile. Io, per esempio, sono una met-met, e la mia metionina al posto della valina garantisce la massima performance cerebrale.
Colei che domani riceverà il Dono, sarà una Perfetta.
Ed io che non mi sono mai accontentata delle tappe intermedie, domani salirò al Trono degli Angeli e vivrò la Grande Fusione.

O dolce Angel domani sarò con te


Sento distintamente il gocciolio della flebo. Ma forse lo immagino soltanto, in fondo ho già donato  staffa, incudine e martello.
Però sono sicura del confortevole abbraccio dell'acciaio sotto la mia schiena, freddo e rassicurante.

Ricordo come un sogno lontano tutti questi anni all'Allevamento. Nella mia cella avevo abbastanza spazio per muovere i piedi, (finché li ho avuti); quando avevo ancora le mani riuscivo a toccare ogni lato del mio cubo.
Gli elettrodi nel mio corpo vibravano come in un coro celestiale, e ogni muscolo stimolato rispondeva guizzando di gioia e di vitalità.
Oh dolce privilegio di un corpo stupendo da offrire ai Signori della Terra!
I filmati, trasmessi direttamente al mio nervo ottico, mi svelavano la magnificenza della vita di Coloro che Ricevono il Dono per la Gloria del Creato.
Per Loro, e per il loro destino di Supremi Reggitori dell'Universo, ogni giorno intonavo l'Inno "I SIGNORI DELLA TERRA REGGONO I PIANETI CON LA FORZA DEL PENSIERO"

I N N O

Fiero l'occhio, svelto il passo
dei Signori della Terra
con il fluido e l'energia
ch'essi emetton tuttavia

reggon orbite e pianeti
supernovae e buchi neri
e dei cosmici segreti
lor scandagliano i misteri

compion pure viaggi astrali
negli spazi siderali
fino a Sirio o suppergiù
con le stelle a tu per tu

questo è l'inno dei Signori
che non v'è chi non li onori,
questo canto al cielo giunga
EHIA EHIA BUNGA BUNGA.

Ho anche prodotto nuovi Donatori per l'Allevamento: dodici XY e dieci XX come me.
Che vita piena e feconda ho avuto!
Mi dissero anche, un giorno, che sono davvero buona.
Non so cosa diluiscano nel liquido nutrizionale, ma dev'essere qualcosa di straordinario, perchè le mie carni sono state giudicare squisite. Le cosce, le mammelle, le natiche, le labbra e soprattutto la lingua.

O dolce Angel, pecco d'orgoglio per questi Doni che mi avvicinano al Cielo!


Tutte queste cose mi venivano raccontate (quando avevo ancora le orecchie) dai reietti della classe degli Allevatori. Essi, esclusi dal Dono, abietti dai Signori, sono i Tecnici dell'Espianto, gli Inservienti dei nostri Sacri Pezzi,i chirurghi, i rianimatori. Alla loro testa, nella gerarchia dei Macellai, c'è il Grande Sacerdote del Supremo Scalco, incaricato di scegliere i pezzi migliori per nutrire la Classe dei Sacri Potenti.
Anch'essi, pur essendo degli esseri ripugnanti, fanno parte della nostra organizzazione sociale e per questo hanno il diritto di cantare il loro inno: "PIETA' PER CHI NON ACCEDE AL SACRO DONO"

INNO

Noi prepariamo il banchetto dei Signori
ma dalle Sacre Stanze ognor restiamo fuori
felici d'esser servi, noi siamo i Macellai
mangiam solo gli avanzi, e sazi non siam mai

siam la classe di mezzo, né deboli né forti
ben lieti di restare fra i vivi, eppure morti
non vogliamo la gloria, non cerchiam l'ideale
(della gloriosa fine l'atto sacrificale)

noi siam gli spremisangue, gli arrotola-intestini
tagliamo, ricuciamo, suturiam moncherini
e per far sempre in modo che nulla mai si perda
siamo quelli che mangiano infine anche la merda.


Al tempo dei tempi,, così raccontano i Macellai, non c'erano Allevamenti; tutti mangiavano cibo impuro, le carni di esseri disgustosi chiamati animali. Avevano anche (pur se pare incredibile) una inspiegabile ripugnanza nel dissetarsi (dolce Angel odio bestemmiare) ma.....non bevevano il Sacro Sangue che dona la vita!
C'era, così dicono le leggende, un liquido senza sapore che scorreva sulla superficie del pianeta. Idro. Così veniva chiamato. Tutti lo bevevano e i loro corpi erano soggetti a degenerazioni chiamate malattie.

Oh Angeli, se penso alla perfezione della nostra società, vorrei avere ancora gli occhi per piangere di commozione!

Ora sono pronta, la cerimonia si avvicina.
Quando la lama del Grande Scalco mi inciderà il cranio voglio essere sveglia per godere l'estasi dell'Offerta in ogni istante.
Mentre il mio cervello verrà espiantato da questo corpo che tutto ha già donato, nella mia mente fluiranno le parole dell 'INNO DELL'AMORE E DEL RICICLAGGIO

INNO

Io sono un niente, Oh Angeli, Oh Angeli,
oggi divento Tutto Nel Dono dell' Amore.
Avevo mani inutili di nervi ossa e pelle
al Cosmo le ho donate per reggere le Stelle.

Avevo carni morbide, Oh sì ero saporita
al Cosmo le ho donate per nutrire la Vita.
Mangiata la carcassa, filate i miei capelli,
domani sarò un Angelo fra gli Angeli più belli.




 Ivan Pozzoni - 06/01/2018 01:23:00 [ leggi altri commenti di Ivan Pozzoni » ]

Bella! :-)

 Rosaria Fiore - 03/01/2012 11:05:00 [ leggi altri commenti di Rosaria Fiore » ]

Grazie, Narda, le tue parole mi rallegrano e mi motivano a provarci ancora. Non so se condividi la mia opinione, ma scrivere in prosa è molto più difficile che comporre poesie, almeno per me. E’ quindi molto gratificante ricevere riscontri positivi, soprattutto da una signora che "se ne intende"!!!
grazie ancora
rosaria

 Narda Fattori - 03/01/2012 09:31:00 [ leggi altri commenti di Narda Fattori » ]

Una risata amara inducono fra le labbra questi testi. Così cruda è la realtà, così ben sarcasticamente descritta che mi complimento per chi ci ha speso tempo mentre tutti noi subiamo o forse diversamente ci indignamo.

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