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Napoleone III di Eugenio di Rienzo

Napoleone III         Eugenio di Rienzo

 

Il poderoso volume, di oltre 700 pagine, inizia bene con un ritmo che incalza facendoti seguire con trepidazione l'assalto al potere del “desdichado” figlio di Ortensia di Beauharnais e di Luigi Bonaparte.

 

Il libro si muove in maniera inconsueta perché, oltre a non citare nulla della persona, sentimenti, salute ecc , non nomina nemmeno fatti storici importanti dando tutto per saputo: il cambiamento dopo il colpo di stato del 2 dicembre ed i perimetri della “democrazia imperiale” o le battaglie della II guerra d'indipendenza italiana.

In compenso vi sono pagine su pagine di diatribe parlamentari con noiosissimi elenchi di deputati delle differenti correnti politiche. 

Finisce alla fine per diventare non una biografia dell'imperatore ma l'analisi politica della storia di Francia dal 1808 al 1870.

 

Una scoperta la figura del principe cugino Napoleone Giuseppe Bonaparte detto Plon Plon, genero di Vittorio Emanuele II , un radicale con una visione lungimirante, atta, inutilmente, a spingere l'immobile imperatore ad azioni più incisive.

Perché la struttura imperiale non aveva contrappesi con una censura illimitata, non più al passo col nuovo. Questa struttura  dava ampio spazio alla doppiezza machiavellica di Napoleone III capace di passare da un'alleanza all'altra disinvoltamente, dato che solo a lui era riservata una responsabilità politica  integrale con i ministri che rispondevano solo a Lui.

Ovviamente non era solo una caratteristica sua, basta analizzare il coevo comportamento di Bismarck.

 

Interessante invece  la lettura dell'unità italiana vista con gli occhi degli altri.

Nella storia italiana, emerge solo Cavour, ritenuto da Napoleone  III  un politico doppiogiochista atto contrattare con la Francia, ostilissima all'idea di un'Italia unita.

L’imperatore pensava tuttalpiù ad una confederazione di 7 stati, ostile perciò alle “brame della dinastia piemontese” e arroccato in una difesa senza tentennamenti del decrepito Stato papale. 

 

Rapida conclusione con il suicidio dell'impero, per  l'infelice guerra contro la Prussia, incoscientemente voluta da tutti, stragrande maggioranza del Parlamento compresa, per addebitarne alla fine l'intera responsabilità all'imperatore.

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