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al testo proposto da Alessandra Ponticelli Conti
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Fatemi una tomba dove volete, in una bassa pianura o sopra un'alta collina; fatemela fra le tombe più umili sulla terra, ma non in una terra dove gli uomini sono schiavi.
Non potrei riposare se intorno alla mia tomba udissi i passi di uno schiavo tremante; la sua ombra sul mio silenzioso sepolcro lo farebbe diventare un luogo di oscuro terrore.
Non potri riposare se udissi i passi strascicati di un gruppo di schiavi condotti alla carneficina e il grido selvaggio e disperato di una madre levarsi nell'aria vibrante come una maledizione.
Non potrei dormire se vedessi la frusta bere il suo sangue ad ogni orrenda sferzata, e i bimbi di lei strappati al suo petto come colombe tremanti dal nido dei genitori.
Trasalirei e inorridirei se udissi i latrati dei segugi che afferrano la preda umana e il prigioniero invano implorare mentre lo legano all'odiosa catena.
Se vedessi le fanciulle strappate alle braccia materne, barattate e vendute per la loro giovane bellezza, i miei occhi sfavillerebbero di dolorosa fiamma, le mie guance pallide di morte avvamperebbero di vergogna.
Vorrei dormire, cari amici, dove nessun tronfio potere possa derubare l'uomo del suo più sacro diritto; il mio sonno sarà calmo in una tomba dove nessuno chiamerà schiavo il suo fratello.
Non chiedo un monumento grande e maestoso, che arresti lo sguardo dei passanti; tutto quello che il mio spirito ardentemente implora è: "non seppellitemi in una terra di schiavi".
Da "Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case: poeti contro il razzismo, da Seneca a Primo Levi" a cura di Domenico Adriano e Doriana Racanella, Roma, L'Altritalia, 1993
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