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Il guardiano del cancello

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Non capivo il perché di quella strada situata tra le due colline della città fosse differente da tutte le altre, sempre deserta, pulita, ordinata, neppure una foglia fuori posto.
Le aiuole che la costeggiavano erano piene di fiori, tutti dello stesso colore e le poche villette,anche esse tutte uguali, sembravano uscite da un quadro d’autore. La cosa strana, era che, a parte me, non c’era nessun altro; nessuno, eccetto una persona: un guardiano.
Un guardiano con tanto di divisa e berretto che sostava imperturbabile dietro un cancello di ferro battuto dall’altro lato della strada.
Con aria schiva leggeva sempre un giornale e mi teneva d’occhio quando passavo.
Beh, un po’ come fanno i guardiani, ma la cosa più strana era che, dietro quel cancello, non c’era altro che un immenso prato fiorito. Quel giorno mi feci coraggio ed attraversai la strada. Non avevo mai osato farlo, forse inconsciamente avevo paura. Quell’uomo, era l’unica persona, forse, che potesse rispondere ai miei perché, ma egli m’incuteva angoscia. Aveva uno sguardo indagatore e poi era bizzarro, sempre dietro quel cancello a leggere o a far finta di leggere il giornale. Giunta alla sua altezza, per rompere il ghiaccio gli indirizzai un timido:
«Buon giorno»!
«Buon giorno». Rispose lui, con la testa china sul giornale e con la coda dell’occhio che mi sbirciava, sembrava quasi infastidito dalla mia presenza.
Imbarazzata e non sapendo come iniziare la conversazione, esclamai: « Ma… lei non si ammala mai»?
Di colpo alzò la testa e guardandomi, sorpreso, disse: « Perché, mai? S’interessa alla mia salute»?
«No, beh, sì, volevo dire che passando ogni giorno la vedo sempre al suo posto e…
mi sono chiesta…»
« Perché non mi ammalo»? Rispose con tono scherzoso.
Non sapevo perché mi fossi cacciata in una situazione così ridicola. Poi lui, d’un tono inquisitore e mantenendo una certa familiarità, aggiunse:
« Beh, vede, anche io mi sono chiesto la stessa cosa vedendola passare ogni giorno». Concludendo, scoppiò a ridere, tanto che mi contagiò, poi aggiunsi:
« Sì, vero è una strana domanda la mia, ma vede, io passo soltanto, lei invece è qui sempre, anche sotto la pioggia, a leggere il suo giornale». Al quale diedi una sbirciata, non aveva la testata, né i titoli e né le pagine numerate… Proseguii, dicendo: « È più facile ammalarsi, no»?
Lui rispose: «Bene, è tutto»?
«Tutto cosa»? Domandai.
«Non penso che sia venuta dall’altra parte della strada per occuparsi solo della mia salute? Se così fosse, la ringrazio, gentile da parte sua, ha qualcos’altro da chiedermi»?
Non esitai e dissi: «Sì. Come mai sono la sola a passare in questa strada»?
Era da tempo che questa domanda mi tormentava. E lui senza pensarci rispose:
«È la sola persona a passarvi perché questa è la sua strada, il suo destino, quelle case con i fiori e tutto il resto che si vede sull’altro lato della strada, rappresentano la sua vita ordinata, pulita, che non oltrepassa nessun limite. Oggi ha osato sconfinare, rompendo la monotonia della passeggiata abituale, cronometrata, perfetta, senza mai uscire dal tracciato, contenuta come i fiori nelle aiuole, seguendo sempre la linea bianca, il suo cammino, in questa strada tutta sua». Presa dalla curiosità esclamai:
«Ma, lei chi è»?
«Io? Sono il passato che ha già vissuto, sono il presente di questo momento, oltre questo cancello c’è il futuro da coltivare, il campo ed i fiori lo rappresentano, il cammino del suo destino ogni giorno lo leggo su questo giornale, spero sempre che lei apporti piccole varianti nella sua vita, come oggi. Se lei non avesse osato parlarmi, avrebbe continuato a vivere nella routine giornaliera, ignorando che c’è anche altro nella vita che bisogna scoprire. La curiosità che oggi l’ha spinta ad attraversare la strada per raggiungermi, le ha dato l’opportunità di capire che la vita ha bisogno di rinnovarsi, di aprire nuovi orizzonti, e per questo bisogna porsi delle domande e non avere paura di porle per trovare la risposta che si cerca.
Da quando lei è nata vivo dietro questo cancello, in attesa della sua visita. Sono qui per impedire ai semi di questi fiori dai mille colori, di contaminare le aiuole e i suoi giardini, e questo, solo per suo volere; anche se, secondo me, non c’è cosa più bella dell’innesto tra fiori di campo e di giardino per generare fiori unici che possano rallegrare, con i loro colori, le sue giornate monotone e grigie, per regalare sfumature alle tappe importanti della sua vita. Lei fino adesso ha ignorato tutto di questo lato della sua strada, vivendo senza mai domandarsi se oltre i limiti, che si è posta, potrebbe esserci altro».
Da quel giorno lasciai che il cancello si aprisse e che i fiori di campo si mischiassero con quelli delle aiuole per colorare le zolle grigie, incolte e senza fiori.



Anna Giordano[/size]

 Giacomo Colosio - 04/09/2012 14:04:00 [ leggi altri commenti di Giacomo Colosio » ]

Bel racconto, istruttivo. Piaciuto. Ciaociao

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