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Luigino e l���abete

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laria quella mattina era pi fredda del solito. Il Natale non era lontano, e i bambini che stavano per accingersi ad andare a scuola guardavano il cielo cinereo, come per scorgere se qualche fiocco di neve se ne staccasse e venisse gi.

Luigino era un bambino, forse il solo, a non volere la neve, e lasciando indietro i suoi compagni di scuola, s incammin per la scorciatoia che tagliava per il bosco per giungere a scuola in tempo, prima che la neve iniziasse a cadere. Gli alberi del bosco sembravano incantati da chiss quale sortilegio; quelli con i rami spogli, apparivano ancora pi scheletrici e il gelo li rivestiva di un leggero strato di ghiaccio. Guardavano Luigino dallalto, come se volessero chiedergli aiuto per farsi liberare da quei cristalli bianchi che irrigidivano i loro rami. Luigino si ferm un attimo a guardarli, sentiva quel richiamo e li capiva anche, poi si guard le scarpe rattoppate male, avevano trasformato i sui piedi, un pocome i rami gelati di quegli alberi. Avrebbe voluto fare qualcosa per loro, ma non sapendo cosa, pass vicino i tronchi e li accarezz, come per consolarli. Continuando il suo cammino, con i piedi intirizziti dal freddo, guard un abete che alto si teneva sul lato destro del sentiero, i rami erano forniti di foglie verdi che lo riparavano meglio dalle intemperie, e il suo scheletro non gli sembrava tanto che patisse il freddo.
Egli si sofferm a guardarlo. Ebbe unimpressione differente dalla prima. Labete, sembrava che fosse tutto contento di avere sui suoi rami il gelo. Erano rivestiti di tantissime foglioline aghiformi. Agli occhi di Luigino, appariva come un signore che vestiva un cappotto di pelliccia, un pocome i suoi compagni di scuola, loro, avevano le scarpe imbottite di pelliccia, i cappotti o i piumini che li coprivano e poteva anche cadere la neve, si sarebbero rotolati dentro e giocato senza soffrire il freddo.
Mentre Luigino pensava a tutto ci, sent sul suo capo una goccia dacqua gelida penetrare tra i suoi riccioli scuri, fino a giungere sul cuoio capelluto, che lo fece rabbrividire un attimo. Pass la mano sul capo per stemperare la goccia dacqua, quando la ritir, si accorse che nel palmo aveva una moneta doro. Luigino non credeva ai suoi occhi, non aveva mai visto tanto splendore.
Si domand da dove fosse caduta, ebbe quasi paura, si guard intorno cercando di trovare una risposta, ma non cera nessuno a parte labete che lo guardava dall'alto del suo tronco. Alz il capo e stava per abbassare gli occhi, quando scorse fra i rami un folletto che teneva in mano una pentola con lansa tutta in oro. Luigino lo guard strofinandosi gli occhi, non poteva essere vero, non credeva ai folletti, ma vederne uno che lo fissava con un grande sorriso stampato sul viso, lo convinse, non senza reticenza. Dovette sforzarsi per far uscire un suono dalla sua bocca, un suono di stupore che a malapena riusc ad articolare. Il folletto scese qualche ramo pi gi e fissandolo domand lui, se fosse contento della moneta doro, Luigino rispose in modo affermativo oscillando il capo avanti e indietro, perch non riusciva ancora a parlare. Il folletto, allora facendo una smorfia disse di volere udire la sua voce. Il poverino, si sforz talmente che riusc appena ad articolare un s, tanto silenzioso che la cosa fece stizzire il folletto, divent tutto rosso e grid con una voce smisurata in rapporto alla sua statura, che voleva sentire la sua voce. Luigino un po per la paura un po per non contrariarlo, prese tutte le sue forze e rispose con un grido pronunciando un si, prolungato. Il folletto contento gli lanci una seconda moneta che arriv dritta nella tasca della sua misera giacca, ma essendo bucata la moneta scivol a terra ruzzolando, emettendo un suono tintinnante.
Luigino corse dietro la moneta per raccattarla, ma la moneta sinfil in una fessura delle radici del grande abete che poco prima sovrastava Luigino. Le sue dita gelate sinfilarono nella fessura dellabete, il folletto ridacchiava su uno dei rami, quando, una voce cavernosa fece sussultare Luigino:
- Chi osa svegliare il mio riposo! Luigino alzando gli occhi vide labete che aveva una
bocca, si strofin gli occhi pensando di sognare. Non aveva mi visto parlare un albero. Impaurito, fece uscire dalla sua bocca un debole:
- Mi scuso signore abete, ma lei imprigiona tra le sue radici una moneta che mia.
- Tua? Ma se tu non possiedi nulla come vuoi possedere una moneta doro?
- S, lo so signore abete, io sono povero, ma la moneta mi caduta dalla tasca il signor folletto che sta su i suoi rami che me lha regalata, soltanto, la mia tasca bucata ed scivolata via.
- Il folletto un mio inquilino, abita da anni nel mio tronco e non mi ha mai pagato laffitto, e questa moneta doro sar un piccolo anticipo al suo debito.
- Ma signor abete lei non ne ha bisogno, lei un albero bello forte, sopporta il freddo e non ha bisogno certo di scarpe e n di mangiare; a casa ho sette fratelli e sorelle e questa moneta farebbe comodo ai miei genitori che non sanno come sfamarci.
- Non piagnucolare, piccolo insolente straccione, come osi dire quel che io devo fare, io sono un abete, ma ogni tanto anche io ho bisogno di qualche moneta doro.
- Ma per farci cosa?
- Questo non ti riguarda, bamboccio!
- Ma un albero non ha bisogno di monete doro.
- Eppure ti ripeto che s, non aggiungo altro ora puoi anche andare, la moneta resta mia e la terr stretta fra le mie radici, guai a chi si azzarda a volermela sottrarre, avr le dita della mano stroncate dalle mie radici, se solo oser provarci.
Luigino intimorito dall'abete indietreggi e dispiaciuto, lanci un lieve saluto, accompagnato da un sorriso appena percettibile, rivolto al folletto che stava sul ramo divertito per laccaduto. Egli sobbalz gi dal ramo, con la sua pentola scintillante e piena di monete davanti ai piedi di Luigino, il quale stava incamminandosi sul sentiero per raggiungere la scuola. Il folletto sghignazzando lanci un alt al ragazzo che subito si blocc. Guard negli occhi il piccolo omino che gli sbarrava la strada e si domand cosa volesse ancora da lui il folletto salt sulla pentola raccolse ancora una moneta alz la mano che la serrava e disse a Luigino:
- Se tu sarai capace di prenderla al volo, questa moneta sar tua.
Cos dicendo la lanci in alto, ma la moneta fu afferrata da uno dei rami dellabete, prima ancora che cadesse a terra, cos, Luigino si vide sottrarre dall'albero, la seconda moneta che gli era destinata. Le sue proteste furono vane, labete non volle ridargli la moneta e se la tenne per s. Sconsolato il povero ragazzo riprese il suo cammino, ma il folletto lo seguiva saltando da un punto all'altro del sentiero, fin quando, saltando cadde e con lui la pentola piena di monete che si dispersero e, lungo la strada, ruzzolarono tutte verso labete che scroll le sue radici per imprigionarle tutte. Luigino e il folletto corsero lungo il sentiero per tentare di raccattarne qualcuna, ma fu inutile, lingordo abete aveva imprigionato tutte le monete con le sue radici. Nel vedere i due ai suoi piedi che, inginocchiati, cercavano le monete, lo fece ridere, i suoi rami furono scossi dalla sua risata portentosa e alcuni ghiaccioli si staccarono e uno inchiod il piccolo folletto a terra trapassando la coda della sua bella livrea rossa impedendogli di muoversi. Luigino vide il piccolo folletto in difficolt si precipit per liberarlo, estrasse dalla terra il pugnale di ghiaccio e lo gett lontano, poi aiut il folletto a rimettersi in piedi, il quale lo ringrazi e salt sull'albero dicendo all'abete che le monete erano le sue, ma lalbero grond dicendo che anche il tronco era suo e lui ci abitava con tutta la sua famiglia e che non gli aveva mai fatto dono di nulla. Luigino ascoltava il battibecco fra i due e si ricord che doveva andare a scuola, la neve iniziava a cadere ed il freddo gli bloccava i movimenti dei piedi. Cos, salut il piccolo folletto che ringrazi per la moneta che gli aveva regalato, il folletto gli sorrise e disse che se lera meritata. Labete ascolt la conversazione e per dispetto, quando Luigino pass su una delle sue radici, gli fece lo sgambetto facendolo cadere, e nel mentre, apr la mano che serrava la moneta doro e questa rotol, anch'essa, fra le radici avide dellalbero. Luigino cerc di riprendersela e il folletto con tutta la sua rabbia pest il ramo su cui poggiava i suoi piccoli piedi, in segno di ribellione per la cattiveria dellalbero, ma labete non fece altro che ridere della loro sventura. Luigino si rialz e si allontan di corsa
Giunto davanti alla scuola col fiatone, entr svelto in classe; la campanella era gi suonata e quando prese posto nel suo banco, la maestra gli domand la ragione del suo ritardo. Il povero Luigino non potendo raccontare quel che gli era accaduto, disse che si era smarrito nel bosco. La cosa fece ridere i suoi compagni e fu spunto di unennesima derisione. Finita la lezione, Luigino riprese la strada per andare a casa e pens di passare ancora per il bosco, se non altro, per vedere se le monete doro erano ancora ai piedi dellalbero e anche per rendersi conto se tutto non fosse stato solo frutto della sua immaginazione . Camminava Luigino, e giunse al bosco, dove si addentr con cautela, quasi come se fosse un ladro che temesse di farsi scorgere, infatti, dopo pochi passi intravide labete che imponente occupava una vasta area del bosco; Luigino avanzava intimorito sulla strada che costeggiava le sue radici, lalbero appena lo vide scosse alcuni rami come se fosse nervoso ed aspett che lui passasse.
Del folletto per, neppure lombra. Luigino continu sulla strada e passando accanto alle radici gett un occhiata per vedere se le monete fossero ancora prigioniere di esse, purtroppo labete le teneva strette, allora, senza fermarsi continu la sua strada, ma giunto all'altezza del tronco dellalbero si sent chiamare: Ehi, tu! Se pensi dimpossessarti di queste monete ti sbagli, brontol labete. Luigino si mise a correre impaurito. Giunto a casa non sapeva se raccontare tutto al padre, lui era molto severo e se non lavesse creduto, avrebbe rischiato di guadagnarsi anche un castigo, cos, decise di raccontare la sua avventura alla madre, che di carattere dolce e remissivo, gli avrebbe dato sicuramente ascolto.
La mamma dopo avere ascoltato attentamente il racconto del figlio disse che magari raccontando tutto al padre avrebbero trovato insieme una soluzione al problema. Luigino anche se non del tutto daccordo, alla fine accett e corse insieme alla mamma nel capannone dove il pap tagliava i tronchi che abbatteva ogni giorno nel bosco. La madre raccont tutto al padre e, quando fin, lui la guard perplesso, poi guard suo figlio e aggiunse: Se tutto questa storia non vera, giuro che resterai senza minestra per tre giorni e tre sere. Luigino disse: Ti prego pap credimi vero.
Il padre prese la sega poi la mano di suo figlio e domand di condurlo al bosco dove labete dimorava. La sua intenzione era quella di tagliere lalbero e prendergli le monete che imprigionava con le sue radici. I due partirono in direzione del bosco, giunti in prossimit dellalbero, Luigino si ferm, indicando al padre labete. Il boscaiolo savvicin, tocc il tronco e fiutando la direzione del vento, prese posizione per tagliare lalbero. Luigino che era rimasto nascosto fino allora, avanz per aiutare il padre a segare labete, ma labete vedendolo reag dicendo:
- Ah! Sei venuto accompagnato da tuo padre, piccolo moccioso!
Il boscaiolo non credeva alle sue orecchie, non aveva mai sentito un albero parlare e pens di rispondere al posto del figlio che era rimasto muto, con la paura addosso che lalbero potesse far del male al suo pap. Il boscaiolo domand allabete perch fosse cos cattivo e avido, labete rispose:
- Perch sono stati gli uomini a rendermi cos con la loro cupidigia, uomini che mi hanno tolto pi volte laffetto dei miei figli nati ai miei piedi, e solo per far piacere ai piccoli mocciosi come tuo figlio, quando arriva il Natale. Cos, sapendo che gli uomini sono attaccati al denaro ne serbo tanto da pagarli perch lascino i miei nuovi germogli crescere in pace. Il pap di Luigino ascolt con attenzione le parole dellabete e prov il dolore che lAbete aveva sentito per i suoi alberelli, che i suoi amici boscaioli avevano tagliato. Si rese conto che anche lui aveva fatto la stessa cosa con altri alberi, purtroppo il suo lavoro era quello e non poteva cambiarlo; spieg all'abete che lui non gli aveva mai tagliato i figli. Labete rispose che i suoi amici lavevano fatto. Il boscaiolo domand cosa potesse fare per rimediare al male che aveva subito. Labete rispose che doveva scrivere un pannello e inchiodarlo su uno dei suoi rami, proibendo di tagliare i piccoli abeti che stavano ai suoi piedi. Il boscaiolo acconsent sperando che labete parlante gli desse le monete che tratteneva fra le sue radici, ma labete non volle dargli nulla dicendo che comunque gli servivano per gli altri boscaioli che non erano bravi come lui. Luigino indignato protest dicendo al padre che era solo un vecchio abete buono per riscaldare la casa e i suoi fratelli e sorelle. Lalbero incollerito inizi a scuotere i suoi rami e con una grossa voce disse:
- Ecco! Vedi? Avevo ragione io che non bisogna fidarsi di voi uomini! Siete tutti avidi.
Il boscaiolo lo interruppe e disse: - Ingordi noi non siamo, ero venuto qui per tagliarti caro abete ma la tua storia mi ha intenerito, anche io sono un padre e devo dare da mangiare ai miei figli e come te devo vegliare su di loro, ma come ben sai noi uomini non possiamo fare nulla senza il denaro, tu ricevi dalla terra il tuo nutrimento e non hai bisogno di riscaldarti in inverno, i miei bambini muoiono se non mangiano e non si riscaldano. Le monete che hai sotto le tue radici, bastano a sfamare tutte le famiglie dei boscaioli e se tu mi dai le monete, le divider con loro cos non avranno bisogno di tagliare gli alberi per vivere e ti prometto che sarai tu a vegliare per la spartizione delle monete doro, faremo in modo che questo bosco non venga pi toccato e che i tuoi germogli crescano per diventare abeti adulti come te. Labete aveva ascoltato con attenzione il boscaiolo e, se non avesse accettato si sarebbe trovato ridotto in tronchetti per il camino, cos il buon senso lo fece riflettere e senza dare limpressione dessere accondiscendente, storse la bocca e disse:
- Sia!
Il pap disse a Luigino di correre in paese a chiamare i suoi amici colleghi e di portarli al bosco senza spiegargli nulla. Luigino obbed e corse in paese come gli aveva ordinato il padre. Intanto rimasto solo con labete, il pap inizi a raccogliere le monete e le mise nella pentola che era rimasta, dopo la caduta del folletto, capovolta a terra. Lalbero poco a poco lasci tutte le monete che le sue radici serravano e chiese al boscaiolo di lasciargliene una per ricordo.
Il boscaiolo acconsent e labete la nascose sotto la sua radice pi grande. Luigino intanto era giunto insieme agli altri boscaioli, il padre seduto sulla pentola delle monete, inizi a spiegare ai suoi amici tutta la storia e domand alla fine chi fosse daccordo di non abbattere pi alberi in quel bosco. Tutti esposero le loro perplessit, ma alla fine, quando videro la prima moneta uscire dalla pentola, iniziarono ad accettare. I loro occhi scintillavano pi delle stesse monete, la conta in parti uguali era iniziata sotto lo sguardo attento dellabete che fino allora non aveva pi parlato, quando tutti ebbero le loro monete, labete toss. I boscaioli spaventati si fermarono e sbigottiti videro il tronco dellalbero aprire la bocca per dire loro di non dimenticare le promesse fatte. Anche se ancora spaventati dall'albero parlante, i boscaioli erano felici, quelle monete ricevute erano come manna dal cielo e non esitarono a rispondere che avrebbero mantenuto la promessa fatta. Luigino e il pap promisero inoltre all'abete che avrebbero vegliato a che nessuno rompesse il patto. Rientrarono a casa contenti.
Da quell'anno festeggiarono il Natale accontentandosi del presepe e cos fecero anche gli altri boscaioli.
Labete ancora nel bosco ed ha visto crescere i suoi figli tutti intorno a lui Il folletto che aveva nel frattempo recuperato la pentola vuota, inizi ad accumulare altre monete divenne linquilino pi amato dal bosco poich, per gli alberi, era una garanzia alla loro incolumit.

Se passate un giorno nel bosco del signore abete, potrete leggere il cartello che il pap di Luigino scrisse e appunt sul suo tronco:
NON TRONCATE LA VITA AI GIOVANI GERMOGLI DI QUESTO ABETE, SONO SUOI FIGLI

Ogni cosa stata creata per le stesse ragioni che luomo stato creato: Vivere per dare la vita.
Il valore della vita lo stesso anche per gli animali, le piante e le cose e, com' giusto che sia, deve essere rispettato; la ragione e la saggezza risiedono in ognuno di noi, basta solo farsi guidare dalla loro voce e dal cuore.

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