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La voce dei poeti

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La voce dei poeti,
urlo strozzato che dal petto sale,
che si perde nell'indifferenza generale,
voce accorata che d'amore parla,
che nel cuore scava delle genti,
che l'evidenza pone,
i difetti addita della natura umana,
suggerisce il buon senso
e concretizza azioni
affinché il bene comune sia realizzato.

Fiato sprecato, quello dei poeti,
rinchiusi in una stanza con una penna in mano
o davanti ad un PC con schermo piatto,
lasciano scorrere i pensieri,
soluzioni adeguate propongono e perseguono
il buon senso suggeriscono ai governi
a chi comanda, che spesso impoverisce,
che tutto ha rovinato, che ha fatto e disfatto.

Tempo sprecato quello dei poeti
a scriver versi che pochi leggeranno
ad affannarsi, sciuparsi e logorarsi,
che si fanno affogar dalle passioni,
nel sentimento restano ingolfati.
La guerra li sconvolge e li ossessiona,
invocano la pace ed urlano anche forte,
parlan d'amore ma nessun li ascolta,
tutti travolge lugubre la morte.

 

Salvatore Armando Santoro

(Donnas 18.12.2016 - 20,47)

 Franca Colozzo - 05/02/2018 11:54:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Errata corrige: "del mero utilizzo dello strumento informatico."

Scrivere in fretta e non rileggere prima, può ingenerare errori. Ma "Errare humanum est".

 Franca Colozzo - 05/02/2018 11:49:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Il ritorno auspicato di Santoro - con il suo primato (30.000 testo pubblicato sul sito, bel numero davvero!) - ci elargisce sempre saggi consigli ed amene parole dall’alto della sua esperienza.
In questa poesia, la voce dei poeti si perde, ed è vero, in rivoli cui solo pochi attingono. Solitario il poeta s’incammina lungo la sua strada di pensieri erranti, formulati davanti a uno schermo o con la penna in mano o durante veglie notturne, in cui essi prendono forma ("ombre striscianti lungo le pareti della camera da letto", come li ho definiti in una mia poesia).
Perché mai si dovrebbe volgere il proprio interesse alla Poesia oggi che tutto scorre in fretta attraverso i social?
Questi hanno ingenerato nell’uomo più ignoranza ancora, facendolo sentire importante solo perché in grado di scimmiottar se stesso con un telefonino in mano o una fredda tastiera. Ma le persone - direi quasi la totalità - ignorano la logica che sottende il computer, i linguaggi di programmazione e tutto quanto sta alla base del suo mero utilizzo dello strumento informatico.
Il vero sconforto nasce però in me quando, anche in mezzo ai cosiddetti poeti si intravedono quei moti d’animo tipici della grettezza umana. Volare in alto, per cantare il proprio solitario canto, dovrebbe allontanarci dalle bassezze della vita! Non trovi, Salvatore? Credo che tu sia d’accordo con me.

 Arcangelo Galante - 04/02/2018 14:50:00 [ leggi altri commenti di Arcangelo Galante » ]

Un testo introspettivamente sognante, molto significativo e veritiero. Lampanti descrizioni, accompagnate da un legittimo sfogo accorato dell’autore, sulla questione intavolata, completano il valore della pubblicazione. Emblematica è la chiusa che, personalmente, considero non solo come la sintesi del messaggio poetico, ma, specialmente, come il motore da cui si sviluppa il senso dei pensieri, egregiamente esposti, in forma letteraria. Riletta con sincero piacere e molto apprezzata. Bravo!

 Salvatore Armando Santoro - 04/02/2018 08:32:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Armando Santoro » ]

Questo è il 30.000° testo pubblicato il 4.2.2018 su "Larecherche"! Il primato è mio!

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