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Andando per i vicoli di Montalcinello

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Sento battere il ciottolato sotto le tue scarpe
mentre a passi svelti a casa ti avvii.
C'è silenzio in questi vicoli di Montalcinello,
anche l'ape tace ed il nettare riposa nel calice:
inutilmente la sua trappola giace.

 

Lei vestita di panni leggeri
scivola nel silenzio, schiva ai passanti che saluta.
Qualcuno le chiede dei nipoti
e lei s'illumina in un sorriso
ma forse soffre d'essere nonna.

 

Il tempo passa e i voli nuovi d'agosto
tormentano le mani
che accarezzano le rughe che impietose
opprimono il corpo.

Una macchia a volte,
una leggera escrescenza della pelle
ci invitano a guardare anche i tramonti:
sfiorano le case di Montalcinello, a sera,
prima che le stelle appiano in cielo.

 

Poi solo il concerto dei grilli l'accompagna.
Lei, a volte insoddisfatta, guarda la notte che arriva:
un altro giorno è passato,
un vagito nuovo ed una vocina nel giardino
(richiamo tiepido del tempo andato)
dove il fico è morto,
al di là del muretto dove un giorno sedetti,
ci danno ancora speranza e gioia di vivere.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 8.8.2017 – 13,29)

 

21 Agosto 2014 - Nel paese che diede origine ai natali di Caterina Trombetti.

 

 Salvatore Armando Santoro - 07/03/2018 14:19:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Armando Santoro » ]

A FRANCA COLOZZO - Sì, la composizione è del 2017 ma la foto è del 2014 e la poesia è stata scritta pensando a quel giorno.
Luzi non l’ho conosciuto.... per un pelo (perché Caterina l’ho conosciuta in agosto 2005, ed entro con entusiasmo nella Giuria del Bando Città di Montieri, e Luzi era già morto in febbraio) è devo dire che sono stato sfortunato perché se Luzi avesse letto le mie poesie sono sicuro che le avrebbe apprezzate molto di più di tanbti altri e forse la sua amicizia mi sarebbe servita per far conoscere le mie liriche in altri ambienti. Invece, così dovrò aspettare almeno 100-200 anni.... impossibile attesa!

 Franca Colozzo - 05/03/2018 10:05:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Caro Salvatore, mi fa piacere sapere che conoscevi Mario Luzi e Caterina, la sua allieva prediletta. Purtroppo dell’eredità del poeta Luzi non è rimasto altro che mercimonio.
Proprio l’associazione Luzi di Roma mi contattò tempo addietro per pubblicare il mio romanzo (500.000 caratteri circa) sulla Turchia, ovviamente con esborso di soldi da parte mia e la certezza di una scarsa o nulla distribuzione. Lo stesso dicasi per l’associazione che fa capo ad Elio Pecora, ma questa volta per le mie poesie. Quasi ogni anno, mi chiama una sua segretaria, adulandomi per le mie poesie che pubblico su un’applicazione internet ed invitandomi a pubblicarle in un’antologia, ovviamente a pagamento. Ogni anno, ciclicamente, si ripete la stessa storia: ora hanno trovato questo ripiego per far soldi e cioè di pubblicare le poesie dei fessi in un’antologia (tre copie che l’autore compra dopo aver scritto e inviato le sue poesie). Dimmi tu se non siamo scesi in basso! Io scrivo una poesia e poi me la ricompro! Questa per me è pura follia o narcisismo di chi ci casca! Per mia fortuna ancora non ho toccato il fondo del narcisismo patologico! A te, per fortuna, le poesie le hanno pubblicate gratis su un’antologia in Toscana, come ho letto. Sei l’eccezione nel panorama italiano dei furbetti dell’editoria! Hanno evidentemente pensato di campare in questo modo tra EAP o No EAP (dai miei Pensieri e Aforisma). Comunque, a parte il mio sfogo, Luzi è stato un grande poeta. Ti auguro una buona giornata. Un cordiale saluto.

 Salvatore Armando Santoro - 05/03/2018 01:03:00 [ leggi altri commenti di Salvatore Armando Santoro » ]

A FRANCA COLOZZO

Al mio fianco c’era proprio lei, Caterina, l’allieva prediletta di Mario Luzi, con la quale siamo legati da una bella e sincera amicizia ultradecennale. E’ lei che raccolse l’ultima poesia dell’ultimo grande poeta dell’ermetismo italiano, Mario Luzi, che spesso trascorreva i suoi giorni nella casa di Caterina a Montalcinello (vicino Siena), dove io ho redatto una mia poesia proprio dedicata a Luzi seduto alla scrivania dove il poeta, quando era in vita, appuntava le sue cose.
Il giorno prima della sua morte, avvenuta il 28.2.2005, ancora lucido anche se sofferente, ebbe la forza di dettare a Caterina la sua ultima poesia "Il termine la vetta" che è quasi un testamento spirituale che nel suo finale fa un po’ a pugni con la sua fede cattolica in quanto nella poesia parla di rinascita, che è un concetto prettamente buddista.

 Franca Colozzo - 03/03/2018 11:02:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Salvatore, mi par di passeggiare per quei vicoli con un andatura mesta e lenta che le vecchie case sembrano trasmettere. Il tempo appare come fermo nel ritmo rallentato dell’ora sull’orologio della torre campanaria. Così è la vita nei piccoli borghi italiani, a volte noiosa e ripetitiva o inafferrabile come il passare del tempo.
La triste nota della donna che vede sfiorire a poco a poco la sua giovinezza rimanda alle passate stagioni, agli amori sbocciati ora spenti, alle prime rughe e macchie sulla pelle. S’avverte in questa tua poesia la nostalgia del tempo che fu, frammista alle rimembranze tra gli intonaci screpolati ed il silenzio che ancora avvolge il borgo. Ma, alla fine, spunta sul muretto sgretolato e il vecchio fico morto un baluginio di speranza e di gioia di vivere.
Ho apprezzato questo tuo componimento che risale all’estate del 2017. Ti auguro una buona domenica.

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