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Lupo

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Il giorno che anch'io sarò morto
e l'anima andrà in giro vagando,
ritornerà tra i sassi dell'orto,

di fronte all'antica chiesetta
e tra i rovi, ai muri abbracciati,
troverà Lupo disteso ch'aspetta.

Salterà dalla fossa abbaiando,
scuotendo la terra di bocca,
dolcemente le mani azzannando.

Povero Lupo, di gioia è distrutto,
più non ricorda il fucil che l'uccise,
scodinzola sempre, dimentica tutto.

Fedele mi ha atteso tanti anni,
come quando tornavo da scuola,
d'un colpo ha rimosso gli affanni.

Nuovamente tra i rovi annusare,
rotolar con la schiena sull'erba
e le buche nel prato scavare;

sgambettare in mezzo alle foglie,
abbaiando scherzoso ai passanti,
ai vecchietti al sol sulle soglie;

sbatacchiare con forza il guinzaglio
ringhiando perch'io molli la presa,
che io lascio, quasi per sbaglio,

ché lui possa contento scappare;
ritornare con scatti improvvisi,
far le finte per farsi acchiappare.

Allungarsi, poi, sfinito sull'erba
con la lingua ansante tra i denti,
gli occhi dolci e la testa superba,

vigilando ch'io non abbia a sparire
come un tempo, e dover ritornare
sotto un mucchio di sassi a patire.

Salvatore Armando Santoro
(Lillianes 01/03/2003 15.08)

 

Nella foto: Anno 1952 - Piazza Duomo di Reggio Calabria - Il mio cane "Lupo"!

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