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Gaby

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E venni a Gaby a respirare l'albe,
bagnare i piedi nella tua frescura
Lys irruento, che trascini a valle
la montagna, che sbriciolando muore.

 

Nel tuo letto sto contando i massi
che l'acqua poi corrode lentamente
mentre un'aquila in cielo si trastulla
ed un falchetto un passerotto burla.

 

L'ostessa anch'io cercai all'osteria,
un calice di rosso mi ha servito
col Vate che cantò un dì i cipressi
con rosignoli costruì i suoi versi.

 

Son qui seduto e guardo nel passato
nessuno sa cosa mi frulli in mente
penso al poeta con foglio e matita
che tesse poesie con le sue dita.

 

E sto pensando qui nella piazzetta
tra le sculture immobili di legno

di pini e vette in cuore faccio incetta
e a scrivere dei versi un po' m'ingegno.

 

Salvatore Armando Santoro
(Donnas 19.6.2018 – 0,30)

 

L'immagine può contenere: cielo, albero, spazio all'aperto e natura
Nella mia foto: le sculture in legno di Gaby. Di fronte l'albergo dove nel 1895 alloggiò Carducci e scrisse la sua ode "L'ostessa di Gaby". Una targa sul muro del vecchio albergo ricorda questo passaggio.
 

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