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al testo di Annalisa Scialpi
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Nella casa troppo chiusa dal recinto che sfalda le briciole rimaste - mani in tasca a cercare le escrescenze embrionali della luna -
ecco, telegrafica, una corrispondenza che già avida l'anima si fionda come al luna park d'estate,
ma non è giostra, è vernice nuova che cade dagli alberi e nel silenzio precipita la musica, così forte che ti sembra un muro a secco
lì, sulla tua testa, con tutti i morti sdentati che fanno ressa da qualche parte, dentro te
e tu che dici da quanto tempo non vedevo la luna e dici che ci credi, ora, ci credi, come gli astrologi all'asteroide xyz, solo
che tu non sei un asteroide nessuno lo è e mentre il suono dei pianeti passa e la giostra è nelle stelle persino nelle foglie
tu pensi che non devi dirlo a nessuno - miracolo ed eresia - che hai scelto di morire ancora una volta. |
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