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al testo di Annalisa Scialpi
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La speranza è asciutta; la secca si mangia l'aria come io un tempo addentai la tua bocca di frutta acerba.
Il sole bivacca sulle scruasce, punta il faro sui morti. Cavalco un mare di lacrime e guido, penso, scrivo.
Quando il malessere era un chiodo tra le mie fronde verdi e il corredo da cucito già gettava sul marmo fili sconnessi,
senza un luogo per dirsi, per ricordare i fiori. Tutto era già pesto nel mortaio di giorni di cecità.
C'era il diluvio e pensavo bastasse un ombrello. |
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