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Scruasce

 

La speranza è asciutta;

la secca si mangia l'aria

come io un tempo addentai

la tua bocca di frutta acerba.

 

Il sole bivacca sulle scruasce,

punta il faro sui morti.

Cavalco un mare di lacrime

e guido, penso, scrivo.

 

Quando il malessere era un chiodo

tra le mie fronde verdi

e il corredo da cucito già

gettava sul marmo fili sconnessi,

 

senza un luogo per dirsi,

per ricordare i fiori.

Tutto era già pesto nel mortaio

di giorni di cecità.

 

C'era il diluvio e pensavo

bastasse un ombrello.

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