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Ti cercai

 

Io ti cercai nel giorno della luna storta,

nel giorno troppo pieno di sale,

che versava, ubriaco, il mare.

 

Ti cercai come uno strappo,

nel vento sulle colline,

ti cercai perchè non sapevo cosa cercare:

un'amnesia, una camicia azzurra,

un soffione,

un pensiero caduto su una casa bianca.

 

Nelle notti livide che guastavano il seme,

nei giorni sbeccati come i passeri nel nido

tra le lingue gialle delle verbene.

 

Nell'anfiteatro delle parole mai espresse,

nei tacchi affondati nel rosso liquido

dell'amore.

 

E ti cercai perchè non eri niente,

mura bianche, la finestrella di legno

nella grande casa vuota d'umidi e d'addii.

 

Ti cercai senza prenderti,

perchè la tenerezza spaccava il nervo;

credevo che bastasse essere un acino d'aria

tra le rose che cadevano, secche,

su un cuore di legno.

 

Ma ti cercai, nel mio grembo vuoto,

negli occhi verde acqua, nella fonte

che scoloriva il passo coi residui di neve.

Lungo il mare della vita,

sconfitto dall'abitudine, dalle marce senza araldi

stordita,

ti cercai.

 

E ti dissi: ti prego di do i miei avanzi, fanne

fuoco per la tua cenere.

 

Non capisti.

 

Era l'albume implacabile spalmato sulle tue notti

la nebbia anche in estate,

quel suono mai nemmeno suonato.

 

Silenzio.

Un movimento di tende improvvise e

mia madre ancora lì a parlare la sua lingua

incomprensibile di uccello.

 

Ed io

in qualche mensola, in uno spartito stracciato ai margini

del bosco. E tu l'ennesima congettura, il fardello,

il lago mai pieno, mai sazio, mai vuoto.

 

Il silenzio irreale dell'oro di un tramonto mai

visto mai pianto mai vissuto mai dimenticato...

E tu con le redini ingarbugliate di me, di te,

in questo fracasso di corpi

così rotti da sembrare tempeste.

 

Immaginai il grano,

il sole sopra le ninfee,

sulla tua gamba rotta, sul tuo cuore di alluminio.

Io più viva del vento, io che non mi servivi a niente,

se non a spezzare il sillogismo,

la nota troppo dritta,

per attorciarti in un intervallo, una dimenticanza.

 

In una pietra azzurra,

più azzurra della stanchezza,

come la bellezza che non la puoi dire:

la perdi, la ritrovi è là, come una moneta,

come una rinascita, come dimenticare

 

ricordare

 

chi siamo stati noi.

 Alessandra Ponticelli Conti - 18/07/2026 14:24:00 [ leggi altri commenti di Alessandra Ponticelli Conti » ]

Molto bella.
Complimenti!

 Sescrivo - 18/07/2026 01:17:00 [ leggi altri commenti di Sescrivo » ]

(Quell’anacoluto, cos implacabile)

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