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al testo di Annalisa Scialpi
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Esistemmo, io e te: come esistono quelli che s'incontrarono nell'isola degli spettri.
Esiste un momento in cui la musica rotola da corpi vuoti e rivela il suo turgore di sega?
Sperpero molte ore - è questo il problema - che dovrei conservare per le notti fredde come montagne.
Le spreco perchè sono stanca e sazia di digiuni e se tu lo sapessi mi porteresti la tua ciotola vuota, piena solo di lussuria.
Oh, quando ti vidi, tronfio gallo cedrone a far roteare piatti cinesi!
Come ho potuto? mi sono detta. Ma si sa che la corte ha i suoi buffoni, fatti per mangiare briciole.
Ti vidi come una confermazione delle estati bruciate, dei giorni abbuffati d'addii: giorni di pietra, marciti sulle solite scale che salgono e scendono; senza stanze.
E poi il dottorino tra i denti del balcone, la pianista di sopra persa in una nenia, che lasciava indenni gli spigoli del palazzi.
Ed io a pensarmi diversa, capace di scansare presepi di carta roccia marcita. Vedi, sei già scomparso nei giorni stesi, annaquati di acqueragie celesti.
Vedi, i chiodini sono sparsi e non c'è nessun quadrato, nessun cerchio da fare.
Il piede ancora s'arena in questo niente che salta dalla carta del pane.
Tutto questo accadde, mentre tu non c'eri. |
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