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al testo di Annalisa Scialpi
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Lo so che mi stai cercando e non dire che sfuggo che sono il solito clichè della femmina preda.
Sto prendendo un gelato a Campo de' Fiori, ti sto immaginando, e tuttavia non illuderti: non farò mai il tuo numero.
Voi maschi uccidete con una gomitata; caddi troppe volte dal nido.
Amami, che il braccio è rimasto appeso a quello di un bambino troppo ligio per essere un uomo, lasciandomi nuda nel mercato dell'illusione.
Tu amami, nelle tue lenzuola fredde, la sera, quando metti la sveglia e guardi la giacca appesa alla sedia - anche in estate.
Amami sapendo che non mi prenderai, perchè ho la coda degli uccelli e la follia dei gatti.
Quando senti il tempo scorrere e tu sei il bambino sulla scala che va giù, inesorabile, amami come un tentativo, l'ultimo, come un vecchio assetato dell'ultimo vaso.
Solo così potrai scucire qualche spina dalla torre dei miei sillogismi, liberando l'aorta dai vegliardi.
E pensa come il gabbiano implume spinto dal tetto del mondo.
Può darsi che ritorneremo lì, tra i nostri libri, a fare l'amore e che rinverdirà l'arazzo che lasciammo, ammuffito nella nostra casa.
Lo specchio rifletterà, senza più indugi, quello che so
che rotolò nel tabacco di una pipa ai confini del bosco.
Da allora amai solo il fiume freddo.
Se vuoi, tu, cercami da lì. |
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