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al testo di Annalisa Scialpi
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Lontana dal tempo dell'eresia, camminavo sul filo della musica nascosta come tra vertigini d'albe.
Cercavo il giorno fuori dalla voliera.
Fedele alle vergogne e ai segreti, restavo, ammusonita tra sbadigli di cemento, olimpi di sogni non miei.
Lasciavo sfilare gli avi sulle mie gracili spalle di bambina, attorti dalla fatica del vivere, da consacrate fedeltà a calici troppo amari.
Chiamavo - a torto - casa uno stagno di apnee e risa trattenute e forsennata, un giorno, mi lanciai in bicicletta sul pietrisco.
Era per quell'idea, ciclopica avidità per quel destino chiamato felicità.
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