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La visita

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LA VISITA

La maestra la richiama, come tutte le mattine.
-Dea, che cosa fai? Siediti qui alla cattedra, accanto a me.
La bambina non si scompone e continua a calpestare in lungo e in largo lo spazio antistante la porta dell’aula. Non obbedisce. Non va al suo posto e non vuole neppure sedersi alla cattedra.
La maestra la guarda, insiste, poi si rassegna a trascurarla, almeno per un po’. Deve fare lezione, occuparsi degli altri bambini a cui ha comunicato la notizia:
-Sapete, stamattina verrà a farci visita il nuovo parroco di C.
È contenta ed eccitata e, a giudicare dal suo coinvolgimento, questo nuovo parroco non sembra una persona qualunque.
Le ore della mattinata trascorrono lente. Per capire come funzionano le sottrazioni e le addizioni, i bambini hanno portato a scuola dei sacchetti contenenti piccoli oggetti diversi. C’è chi ha i semi di granoturco, chi le biglie, chi i gettoni rotondi di plastica punti della spesa. E tutti eseguono le operazioni secondo il metodo analogico suggerito dalla maestra.
Dea non si comporta come gli altri. Armeggia intorno alla maniglia della porta nella cui toppa c’è la chiave.
L’insegnante gira tra i banchi, chiede agli alunni di mostrarle il procedimento. Nel grembiule bianco, che avvolge la sua mole robusta, si confronta per un attimo con i corpicini dei piccoli, i grembiuli a quadretti, che siedono a due a due davanti ai banchi e ai calamai.
Poi, ritorna alla cattedra, apre il registro, segna qualcosa, guarda l’orologio.
Ecco, finalmente il toc toc alla porta.
- Avanti! - dice la maestra con enfasi.
- Avanti - ripetono i bambini in coro.
C’è un silenzio generale che accompagna l’attesa.
La maniglia della porta grigia si abbassa, ma l’anta non si muove. È stata chiusa a chiave.
La maestra fa un balzo dalla cattedra, corre alla porta, gira la chiave.
-Dea, che cosa hai fatto? - dice arrossita rivolgendosi alla bambina. È imbarazzata. Teme la brutta figura. È dalle otto che aspetta questo momento. Voleva accogliere nel modo giusto ed ecco che cosa succede con questa bambina che disturba e non obbedisce.
Il reverendo fa ingresso. È elegante nella tonaca ampia e nuova con la fila dei bottoni che partono dal colletto e giungono fino all’orlo sul fondo. Ha un bell’aspetto, gli occhiali da studioso e il sorriso espansivo di chi vuole andare incontro.
L’alunna continua a starsene lì, impalata di fronte alla porta, indifferente al richiamo dell’insegnante.
Il reverendo ha già compreso: si rivolge dolce alla bambina, la giustifica, non la fa sentire in errore.
Dea lo guarda. Sembra in ascolto, presente. Le piace il visitatore gentile che sprigiona qualcosa di forte e buono. È convinta, attratta.
E, per la prima volta, va a sedersi al suo posto.


Dedicato a don Pietro Mongardi.




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