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Perché non usiamo i marciapiedi?

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Di Pasquale D'Aiuto, Avvocato. Ventiquattro gennaio ventiventuno Perché la gente non usa i marciapiedi? Per quale ragione noi automobilisti dobbiamo costantemente fare i conti con una moltitudine di zombie in marcia sulla sede stradale? Ma noi – proprio noi, proprio io! – li adoperiamo, poi, i marciapiedi o rompiamo, pure noi, gli zebedei a quelli su quattro ruote?! Me lo chiedevo, per la milionesima volta, ieri mattina, mentre accompagnavo a scuola mio figlio (con le lenti appannate a causa della mascherina, ca va san dire, il che peggiora drasticamente tutta la scena). La risposta più ovvia e naturale è la seguente sommatoria di criticità: marciapiedi assurdamente stretti – probabilmente, pensati per le misure degli antichi romani, visti i tempi per progettare e costruire in Italia; sporchi – ma quanti cani ci sono, in giro? E quanti padroni moooolto peggio dei loro cani?! Ancora, occupati da vetture in sosta con due ruote in fuori-gioco – devono essere gli stessi che fanno mettere scuorno ai loro cani quando li portano in giro; oppure, banchine ingombre di spazzatura, foglie e pietrisco – di questi tempi, quante mascherine vediamo in terra? E, chi vuole, aggiunga pure. Ma poi, a dire il vero, in questo nostro meraviglioso e doloroso Sud, quanti altri banali comportamenti civili dimentichiamo, ogni giorno, a scapito del buon vivere comune? Tanti, tantissimi. E responsabili sono dapprima i controllori ignavi, che ignorano bellamente le violazioni più palesi – probabilmente, per non perdere voti preziosi . Ecco, pensando ancora ai marciapiedi: quanti di essi sono invasi illecitamente dai commercianti? Nei pressi di casa mia, ad esempio, ce ne sta uno che lo riempie di bancali di frutta e verdura in offerta. Stabilmente. Tu pedone, cambia strada, attraversa o… diventa alfiere, torre o cavallo! La cosa pubblica è trattata come uno straccio. E non come una cosa privata, poiché chi insozza il bene comune, molto spesso è un patito della pulizia, a casa propria. Ci deve essere un qualche retaggio storico, in questo comportamento contrario alle più elementari norme di buon senso. Probabilmente, la dominazione spagnola non ha aiutato: non a caso abbiamo avuto Masaniello e i così detti “lazzari” (dallo spagnolo “laceria” e, prima ancora, dal latino “lacerus”, termine associato alla miseria ma anche alla lebbra); non a caso, oggi, contiamo parecchi “lazzaroni”… Ecco, pensiamo alla raccolta differenziata: si tratta di una cosa sacrosanta, irrinunciabile. Eppure, non compiamo lo sforzo di organizzarci. Chi più, chi meno. Serve al Pianeta, quindi a noi, e tanto dovrebbe bastare. Poi, certo, ci sono anche casi davvero incredibili: questa estate, nella mia amata Calabria Jonica, in agosto, era un fiorire di discariche a cielo aperto, ove tutto stava con tutto, senza distinzioni; e nell’unico mese in cui i locali possono fare buoni incassi! Evenienza che mi ha lasciato pensare che, sovente, manchi non soltanto il rispetto per gli altri ma pure il più semplice buon senso: perché lasciare che i turisti scappino via?! E che dire delle spiagge piene di mozziconi di sigaretta, quando basterebbe portare con sé uno scatolino? Oppure dello spregio delle file, della mancata precedenza alle donne in attesa, delle urla in strada? Adesso, considerate tutti questi micro-episodi ovvi e pensate a come sarebbe bello se non accadessero: quanto migliorerebbe la nostra vita? Perché la vita è fatta di piccole cose, del quotidiano. La nostra stabilità si abbevera all’umile fonte delle piccole cose. E quindi: su, usate i marciapiedi.

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