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Il tramonto dell’anima

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Guido Brunetti

Il tramonto dell'anima

 

Introduzione

 

Il concetto di anima ha una lunga storia. Comincia dai tempi più antichi con i testi omerici, l'orfismo e soprattutto con la filosofia greca, prosegue con il cristianesimo per giungere al Novecento, quando la nozione di anima, mente e coscienza passa nella sfera di competenza delle nuove neuroscienze. L'anima scompare. Scompare anche lo spirito.

Le neuroscienze infatti attribuiscono alla mente e alla coscienza una natura biologica. C'è "identità" tra mente e cercello. Tutti i processi della psiche sono funzioni del cervello. Non esitono eventi mentali, ma solo cerebrali.

 

E' il tramonto dell'anima, che subisce un processo di progressivo impoverimento, principalmente con la nascita della psicologia e delle neuroscienze, nelle quali l'anima va incontro- come precisa Carlo Vannini nel suo libro "La morte dell'anima" (Casa Editrice Le Lettere)- "ad una morte, che non è quella spirirtuale, ma una vera e propria scomparsa". Sia le neuroscienze che la psicologia non hanno un concetto di anima e pertanto non sono in grado di spiegare l'anima né precisare contenuti, metodi e strumenti. Hanno un concetto di mente o psiche, che però risulta "incerto e ondeggiante", e comunque privo di significato spirituale.

 

L'origine del concetto di anima

 

L'origine del concetto di anima nasce dalla condizione del respiro, del soffio vitale. Il termine latino anima infatti ha la stessa origine del greco ànemos  (soffio, vento, alito) e rappresenta la vita di ogni essere vivente: animato, cioè animale.

 L'idea di anima in realtà nasce in Grecia. Pitagora è il primo autore ad affermare che l'anima non ha principio né fine e che è immortale in quanto eterna. I primi filosofi costruiscono intorno alla nozione di anima concetti fondamentali, come nùs, logos, pneuma. In questo senso, l' anima non è la psiche teorizzata dalle neuroscienze.

 

Platone, Aristotele, soicismo, Plotino

 

Invero, è Platone l'inventore dell'anima, considerata una sostanza spirituale ed eterna. L'uomo- egli dice- non si riduce a corpo, ma è soprattutto anima, principio "immortale, eterno e indistruttibile". L'anima è vista dal padre della filosofia occidentale come una biga alata composta da due cavalli: uno nero, che rappresenta gli istinti, e uno bianco che esprime le passioni più nobili. L'auriga è la ragione.

A dare un'anima all'essere umano e un'anima universale al mondo è Dio (demiugo). La vita dell'uomo e la vita del mondo sembrano perfettamente integrate poiché la sostanza dell'anima, cosmica e individuale, è la stessa cosa. Il mondo dell'uomo è duplice: sensibile e soprasensibile, il corpo e l'anima. L'anima, infine, è suddivisa da Platone in "concupiscibile, irascibile e razionale". E' una sostanza guidata dalla bellezza e da Eros, che è la passione per il bello. Il mondo sensibile è rappresentato dal mito della caverna, dove gli uomini sono incatenati e non vedono che ombre, ossia copie della realtà. Uscendo dalla caverna, l'uomo non è più frenato dalle passioni, ma si affida alla ragione, potendo in tal modo vedere le cose che sono "al di sopra", di vedere quelle realtà che sono nel cielo, nel mondo delle idee (Iperuranio).

 

 Per  Aristotele, l'anima è la forma di un corpo, unità spirituale tra Dio e l'uomo. Anche per lo stoicismo, l'anima è pensata come parte del divino. Dopo la morte, l'anima ritorna "nell'Uno-Tutto". Ancorato al pensiero di Platone c'è quello di Plotino, uno dei più grandi filosofi del mondo antico. Per questo autore, l'elemento più importante è "l' Uno". L'anima non è separata dall'Uno e perciò rimanda allo spirito, L'essenza dell'anima è l'interiorità. il Sé, l'autocoscienza.

 

Il cristianesimo

 

La Bibbia non possiede una nozione di anima, compare il corpo e il respiro, ma il respiro dell'uomo non è il concetto greco di pneuma. Nel Vangelo di Giovanni, viene espressa una concezione dell'uomo come spirito e di Dio ugualmente come spirito. Per Agostino, la via maestra della conoscenza dello spirito e di Dio è "l'introversione, l'interiorizzazione"(In interiore homine habitat veritas). Per Tommaso D'Aquino, il vertice dell'anima è l'intelligenza illuminata dalla sapienza. La "nùs" è un dono divino, una potenza spirituale in grado di "cogliere Dio".

 

Cartesio, Spinoza, Hegel

 

La sapienza antica, basata sulla conoscenza dell'anima e sulla conoscenza di Dio, continua a influenzare anche i grandi esponenti del razionalismo filosofico moderno, soprattutto con Cartesio, Spinoza ed Hegel.

Cartesio è stato l'iniziatore della filosofia moderna, un autore che ha concepito due regioni ontologiche: "res cogitans"( anima, spirito) e "res extensa" (materia, corpo). L'uomo- egli afferma- è "essenzialmente anima", che trova nel puro pensiero, nel "cogito ergo sum", il primo fondamento di verità.

La mente, per Spinoza, è una parte dell'infinito intelletto divino. Il bene supremo dello spirito è la conoscenza di Dio. Senza l'idea di Dio, nessuna cosa può essere nè essere pensata.

Anima e spirito sono anche al centro della concezione di Hegel, la quale si basa sulla conoscenza spirituale. La malattia dell'anima- aggiunge- è quella di restare confinata nella prigione dello psichismo e non diventare quella che è realmente: "l'universale spirito". Che è conoscenza di sé e conoscenza di Dio.

 

La morte dell'anima. Dallo spirito al neurone

 

Fino al Novecento, il concetto di anima, mente e coscienza rimane al di fuori della scienza, in quanto patrimonio esclusivo della filosofia, dell'etica e della religione. Tutto cambia a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, quando le neuroscienze s'impadroniscono della cognizione di mente e cervello. Anche molta parte della filosofia prende in modo deciso la via del corpo, lasciando cadere- evidenzai Vannini- lo spirito e l'anima. In precedenza, è la strada che nel Seicento e nel Settecento approda al positivismo fino a giungere al comportamentismo e alle scienze cognitive.. E' la via che porta alla perdita  del "logos", dell'anima e di Dio. "Abbiamo lasciato andare- scrive Nietzsche- l'anima. E insieme all' anima, abbiamo lasciato andare tutto quel mondo morale e religioso che per secoli ha sostenuto la civiltà occidentale. Abbandonata l'anima, è rimasto il corpo, dando vita al tempo della negazione della ragione, dei valori e della virtù, il tempo dell'esaltazione degli istinti e dell' irrazionale. La scienza è attenta alle facoltà psichiche, ovvero cerebrali, materiali. A una fenomenologia dello spirito si sostituisce un determinismo biologico sul modello  delle scienze fisiche e di quelle biologiche. E' la "riduzione" dell'anima al cervello, alla materia. E' la malattia dell'anima.

 

La crisi della psicoanalisi e della psicologia

 

Già, ai primi del Novecento si comincia a parlare di crisi della scienza dell'anima: Abbiamo non una psicologia, ma tante psicologie senza anima e senza spirito. Una "Torre di Babele" (Buhler), un sapere "pre-paradigmatico", ossia "non scientifico" (Watson). Alla psicologia insomma viene negata l'esistenza di uno statuto di scienza. Al riguardo, Nietzsche parla di "debolezza" della psicologia, poiché l'io della psicologia è un io sottomesso al determinismo, non è cioè lo spirito, una sostanza che guarda "oltre", alla ricerca di un sè più alto. Anche la psicoanalisi viene accusata di non avere un carattere scientifico e si sviluppa su un terreno irrazionale, in quanto nega l'essenza razionale e spirituale dell'uomo. (Grumbaum).

 

Una società di malati

 

L'inizio del terzo millennio dunque registra uno "spostamento" del concetto di anima e della cura delle anime dal campo filosofico, morale e religioso a quello delle scienze naturali. C'è un approccio positivistico-medico, psichiatrico e psicoterapeutico all'individuo e alla sua sofferenza. La malattia ha un'origine biologica nel cervello. La malattia dell'anima viene perciò curata come si curano il fegato o i polmoni. Tutto è affidato ai farmaci, i quali determinano "danni cerebrali irreversibili", e alle tante scuole di psicoterapia (sono state finora riconosciute   quattrocento scuole). La realtà profonda dell'anima, del "logos" e dello spirito resta in tal modo estranea all'essere umano. E' la fine dell'anima, è la morte dell'anima.

 

 Gaetano Lo Castro - 28/11/2020 22:27:00 [ leggi altri commenti di Gaetano Lo Castro » ]

“...è la morte dell’anima.”
E di conseguenza è la morte dell’essere umano. Che senza anima si disumanizza e diventa un bruto. Un bruto tecnologico, ma sempre un bruto.
“fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

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