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Arte, creatività e cervello

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Guido Brunetti

Arte, creatività e cervello

   A partire dagli ultimi anni del XX secolo, le neuroscienze sono caratterizzate da continui progressi, i quali sono destinati, a nostro parere, a "sconvolgere" non soltanto i metodi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma la nostra visione del mondo e le nostre millenarie concezioni, a partire dai sistemi filosofici.

   Questi sviluppi sono stati possibili soprattutto grazie all'uso di metodiche di "brain imaging", le quali hanno permesso lo studio non invasivo del cervello e della mente su basi nuove.

  

  La nuova scienza del cervello ha iniziato a investigare temi fondamentali, come l'intersoggettività, il sé, l' etica, le credenze, l'empatia, l'estetica e molti altri ambiti di ricerca. Oggi, le neuroscienze, ad esempio, possono fornire un notevole contributo alla ricerca dell' espressività umana e della sua esperienza estetica.

   Cervello, arte, creatività, bellezza, musica, poesia appaiono campi pieni di fascino anche se avvolti in un difficile e complesso intreccio di fenomeni ancora carichi di mistero.

  

  L'arte viene considerata dai neuroscienziati come una manifestazione del cervello  e della mente. E' solo analizzando la struttura e il funzionamento del cervello che noi  possiamo trovare alla fine risposte adeguate.

  

  In realtà, come nasce la creatività? Perché l'uomo crea l'arte? Sono   argomenti che i filosofi hanno cercato di affrontare fin dall'antichità. Le influenze di Freud, al riguardo, sono state "dilaganti" (Spitz) ed hanno prodotto evidenti conseguenze nel mondo della creatività.

   Il concetto dell'arte come espressione di stati psichici, ossia delle primitive pulsioni dell' Io ha favorito tra l'altro la nascita del simbolismo, dell'espressionismo e del surrealismo. L'attività artistica poi è associata a momenti di intensa emozione, a stati alterati di coscienza e alla sofferenza. L'artista ha la grande capacità di attingere alle sorgenti più profonde e ai segreti più nascosti dell'animo umano.

Di qui, il valore terapeutico che può avere sia per l'artista che per il pubblico un  prodotto creativo.

 

  Diversamente dai filosofi, oggi i neuroscienziati sono interessati a comprendere l'origine e la natura della creatività in maniera diretta ed empirica, secondo metodi scientifici.

   Sta di fatto che il crescente interesse in questo campo ha dato origine ad una nuova disciplina che Semir Zeki ha chiamato "Neuroestetica". Che è un nuovo settore di ricerca che tenta di coniugare lo studio dell'arte con le neuroscienze.

 

   L'arte, secondo alcuni autori, rappresenta un insieme di impulsi inconsci  in grado di farci vivere alcune tra le esperienze più profonde ed emotivamente sconvolgenti accessibili agli esseri umani (Dutton). Secondo questa visione, espressa attraverso varie ricerche, l'arte serve a comprendere il funzionamento del cervello, il piacere estetico e il bello.

  

  A partire dagli studi di Riegl e continuando con le ricerche di Ramachandran, Kris e Gombrich, oggi sappiamo che le immagini generate dall'artista vengono "ricreate" nel nostro cervello. Un'opera d'arte ci può infatti trasportare attraverso un "continuum" di emozioni diverse, le quali si estendono dal piacere erotico al dolore, dal terrore all'angoscia,  paura della morte alla dimensione del trascendente.

   Le scoperte poi di Damasio e di Panksepp mostrano   che alla base dell'arte ci sono le emozioni. Il ruolo svolto da alcuni sistemi senso-motori e dagli stati soggettivi riveste un importante significato nella realizzazione e nella comprensione dell'attività creativa. Gli esperimenti neurobiologici hanno cercato inoltre di individuare i "correlati neurali" dell' arte e del bello, mostrando che arte e bellezza sono "radicate" nel cervello. Noi percepiamo, sentiamo e avvertiamo l'esperienza estetica.

   L'arte diventa così un concetto "cerebrale ereditario", un'attività neurologica che nasce dalle aree primordiali e inferiori del cervello (Panksepp).

 

   La possibilità di entrare con il lavoro creativo è dovuta in particolare all'attività dei "neuroni specchio" e al fenomeno dell'empatia. I neuroni specchio sono una popolazione di neuroni, i quali si attivano sia quando una persona compie un'azione (afferrare un oggetto) sia nel momento in cui osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

 

  A sua volta, la nozione di empatia viene introdotta nella seconda metà dell' Ottocento in Germania. Secondo il filosofo Vischer, la fruizione estetica dell'immagine sottintende un "coinvolgimento empatico" che si configurerebbe in una serie di "reazioni fisiche nel corpo dell'osservatore". Il concetto di empatia è una "manifestazione emotiva" che concerne il nostro profondo rapporto con gli altri e con il mondo. E' un sentire "dentro" gli stati soggettivi e privati di un'altra persona, è comprendere le intenzioni altrui, la realtà, e dunque l'arte, il bello, la bellezza, la creatività.

 

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